Sui muri dei Backstage di tutto il mondo, se togliete la tinta, troverete una sacco di sangue, saliva e sudore. Troverete firme, testamenti. Troverete la voglia persa da qualcuno, la motivazione lasciata li da qualcun un altro. Troverete la storia. E se poi guardate una foto scattata dall’autoscatto di Bill Apter nei primi anni 90, vi renderete conto che tutto ciò che si può trovare sopra il muro di un Backstage può essere unito, amalgamato, reso omogeneo e poi sputato su un Ring, calpestato sua volta e lasciato in qualche strada. Grumo che testimonia il fallimento dell’essere, dello status.

Jeff Miller è un musicista mancato. Frullato. E’ uno che ha volato da stato a stato, cercando di trovare la sua strada, quella persa inseguendo la musica e finita in un bar oscuro. Un bar che però, nella splendente Miami degli anni 90, gli fa un regalo: gli presenta Sivi Afi. Uno alto, grosso, masticatore di uomini, Taogaga, diceva di essere il nipote di Peter Maivia, nonno di Dwane Johnson, meglio noto come The Rock, nonché marito di Lia Maivia, la Promoter della Polinesian Pro Wrestling.

Dopo aver stretto amicizia ed essersi allenato alla corte dei samoani, Miller decide di buttarsi a capofitto nel mondo del Wrestling. Non è particolarmente bravo sul Ring, ma ha un carisma che può essere utile, è disponibile e soprattutto ha una Gimmick. Metal Maniac.

La sua grande disponibilità e il suo voler restituire i favori avuti nel corso del suo addestramento lo portano a stringere una buona amicizia con Jimmy Snuka e con Don Muraco, all’epoca santone della scena indipendente. Siccome una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso, Miller riesce ad ottenere, grazie ad i suoi stretti collaboratori, diversi Booking in giro per gli Stati Uniti, ma anche nell’America centrale, nelle isole e nel Regno Unito. E sarà proprio nel Regno Unito dove la sua voglia di diventare un Pro Wrestler farà i conto con la dura realtà.

In quegli anni, dove i social network erano ancora lontani un miglio, ciò che succedeva nel Backstage restava nel Backstage, e ciò che succedeva sul Ring, chiaramente, restava sul Ring. Se poi nel Backstage e sul Ring i nomi dei tuoi avversari/compagni sono Dave Taylor, Tom Billington, Fit Finley e Tony St Clair, può darsi che ci sia bisogno di mettere le mani avanti, ma non per pararti il c..o, bensì la faccia.

Ciò che lo stesso Metal Manic racconta, è che senza un motivo specifico, soprattutto durante le Battle Royal, ambiente protettivo per un gruppo di Wrestler sotto il punto di vista scenografico ma perfetto per coordinare un attacco Shoot, cominciarono a colpirlo da tutte le parti. Pugni in faccia, chop a ripetizione tanto da aprirgli il petto, colpi sotto le costole, cadute forzate un po’ troppo poco protette.. Insomma, ce l’avevano con lo straniero.

In più di un’occasione Maniac afferma di aver chiesto spiegazioni, soprattutto durante le azioni stesse, ma le uniche risposte, quasi sempre arrivate da The Dynamite Kid, erano “sta zitto ciccione”, dove ciccione poteva essere cambiato con figlio di put..a.

Va bene essere un Rookie. Va bene essere lontano da casa. Va bene tutto, ma c’è un limite. Il fatto di essere bullizzato soltanto perché non era inglese, perché non aveva fatto una gavetta come quella degli altri e perché, a quanto pare, veniva pagato di più, non andava a genio a Maniac. Una mattina si alzò, usci di casa e andò a comprare una mazza da baseball.

Per sua stessa confessione, preferiva non incontrare Billington e Finley insieme, voleva trovarne uno e conciarlo per le feste, cosi da fare capire l’antifona anche all’altro. Maniac però, a dispetto del suo nome, era un uomo mite, non voleva fare del male a nessuno e decise di cercare la via diplomatica. Questa via si chiamava Don Muraco. L’ex campione intercontinentale della WWF promise a Miller che avrebbe parlato con Dynamite Kid. E lo fece.

Maniac racconta che Muraco, conoscendo il temperamento dell’inglese, non fu brusco, ma cerco di chiedergli se poteva, per favore, forgiare Maniac per farlo tornare negli Stati Uniti come un Wrestler vero. Gli raccontò che aveva fatto molto per lui e per Snuka e gli promise di restituirgli il favore quando ne avesse avuto bisogno. Billington, per niente convinto, promise comunque a Muraco che avrebbe lasciato in pace il ragazzo e che glielo avrebbe rimandato dall’altra parte dell’oceano tutto intero.

Maniac, nonostante l’atteggiamento di Billington non fu mai troppo amichevole, ammise che da quella telefonata in poi tutto cambiò. Billington lo avvertì di non sbagliare e lui, come d’altronde aveva fatto prima, non sbagliò mai, ne mai mancò di rispetto. Finì il suo Stint in Inghilterra e tornò in Florida tutto intero.

Quell’esperienza, a suo dire, lo aiutò a crescere come uomo, ma non come Wrestler. Continuò a lavorare per qualche anno, fra ECW ed NWA. Continuò a prendere parte a qualche Show indipendente e cercò di continuare ad essere un Pro Wrestler. La sua carriera però fu sempre bloccata da quell’esperienza. Non riuscì mai la forza di far valere quel carisma che Snuka e Muraco gli riconoscevano e a stento arrivò ai 10 anni di Wrestling lottato a intermittenza.

Questo è uno dei lati oscuri della disciplina. Uno di quei lati che oggi, quelli che si credono fan tutti d’un pezzo, tradizionalisti e dicono “chi sono io per giudicare”, vorrebbero che non cambiasse mai. “Meglio 1 Dynamite Kid che 100 Metal Maniac”. Io dico no. Perché di quei 100 Metal Maniac, probabilmente 99 non sono riusciti a sfondare per colpa di un Dynamite Kid, e magari, il centesimo, è quello che ha Dynamite Kid gli ha fatto il c..o in qualche scantinato del quale nessuno parla soltanto perché Dynamite Kid è morto, e perché è stato una favola di Wrestler.

Viva i 99 Miller. Viva il centesimo che fa il culo ai cattivi. Viva il Wrestling senza aguzzini.

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GiovY2JPitz
Direttore di Zona Wrestling. Appassionato di vecchia data, una vita a rincorrere il Pro Wrestling, dal lontano 1990. Studioso della disciplina e della sua storia. Scrive su Zona Wrestling dal 2009, con articoli di ogni genere, storia, Preview, Review, Radio Show, attualità e all'occasione Report e News, dei quali ha fatto incetta nei primi anni su queste pagine. Segue da molti anni Major ed Indy americane e non.