Metti una sera a cena con uno dei nomi più rinomati del wrestling italiano. Uno che magari oggi non dirà nulla, ma che qualche anno fa influenzava il modo di vedere il wrestling sul suolo italico.

Roberto Amato è fuori dal giro da un po’, è tornato come commentatore della Wrestling No Limits lo scorso dicembre ma nulla più. Con il personaggio de Il Drago è stato per due volte campione Interregionale e tre volte di coppia. Con Manuel Majoli ha stabilito il record per il maggior numero di difese con successo del Titolo Italiano di Coppia (8). In WIVA ha avuto una storia fatta di successi e problemi di vario genere. Oggi parliamo con lui della sua storia e anche delle critiche che gli vengon spesso proferite.

1) Chi è Roberto Amato e quando si avvicina al wrestling?
Ho sempre amato il wrestling, in tutte le sue forme, lo amo tuttora. Quando ho saputo che c’era gente come me che aveva deciso di portarlo in Italia mi sono unito a loro, per cercare di creare la prima vera Indy italiana. Il risultato finale è stata la nascita dell’ICW, con un iniziale contributo da parte della IWS di Sergio Noel, solo dopo aver incontrato un professionista preparato decisi, per esempio, di non limitarmi a scrivere gli show ma di mettermi in gioco anche come atleta.

2) Perché hai scelto di impersonare prima “Super Dragon” e poi “Il Drago”? Cosa portavi sul ring?
Ho sempre amato i mascherati più di tutti, molte stelle del passato erano mascherate, forse perché la maschera ti consente di essere te stesso o un personaggio diverso o entrambe le cose assieme. Super Dragon era un concetto molto grezzo e dopo qualche mese/anno scoprii che un wrestler americano usava quel nome. L’avevo preceduto di qualche mese ma ci tenevo a essere unico nel panorama mondiale. L’evoluzione in Drago, come maschera, costume e modo di fare mi ha permesso di andare nella direzione a me più congeniale, diventando a tutti gli effetti il Genio del Male del wrestling italiano, agli occhi del pubblico pagante, a volte anche agli occhi di alcuni addetti ai lavori che evidentemente non erano in grado di separare il personaggio dalla persona.

3) In ICW hai avuto uno stint notevole ed hai potuto lavorare come booker. Qual è la differenza tra i due ruoli? Qual era lo stile che utilzzavi nella scrittura? Quali le influenze?
Il lottatore pensa a se stesso, il booker pensa all’intero show. Sinceramente credo che le cose migliori le abbia fatte dal punto di vista creativo, detto questo la soddisfazione quando il pubblico esplode al vederti sconfitto è fortissima, è una delle cose più belle per un vero heel ed è una scarica d’adrenalina difficilmente superabile. Il mio modo di concepire uno spettacolo è cambiato molto attraverso gli anni, man mano che incontravo persone più esperte di me da cui apprendere i segreti del mestiere. Alcune mie idee non sono mai cambiate, altre si sono evolute molto nel corso degli anni, se entri nel business per imporre le tue idee che avevi come fan rischi di fare una brutta fine, se invece sei pronto a metterti in discussione in ogni situazione, evolvendoti continuamente ma senza dimenticare mai del tutto il punto di vista di quando eri tifoso allora sì che potrai davvero diventare qualcuno. In ogni caso partivo sempre dai worker a mia disposizione, è inutile scrivere una storia incentrata su un mostro spaccatutto se poi devi utilizzare un atleta piccolo e leggero.

4) Per chi non lo sapesse, hai fatto parte della WIVA (se non sbaglio come co fondatore). Che immagine e pensiero hai di quella esperienza? Perché è finita?
Sono stato molto tempo fermo dopo l’ICW, un’esperienza lunga e con tante soddisfazioni ma che aveva anche esaurito le mie energie nervose al punto da farmi voler tirare il fiato. Al momento del mio ritorno volevo fare qualcosa di diverso, in un territorio nuovo, l’Emilia Romagna, per cui nutro grande affetto per ragioni personali. Sono tuttora orgoglioso del nome WIVA e dei suoi slogan, la sua nomenclatura, di cui mi sono occupato personalmente. Credo sia un nome commerciabilissimo. Con la WIVA mi sono tolto tante soddisfazioni, lo show televisivo settimanale in tutta Italia, lavorare di nuovo con Pietro La Roccia e Andres Diamond, ritrovare Ape Atomica (altro nome che inventai molti anni fa per sostituire il poco fruibile Golden Hornet). Insieme a Barry, di cui parlerò tra qualche riga, abbiamo creato personaggi nuovi, li abbiamo visti evolversi, tante cose. Quando poi le divergenze con altri membri del direttivo furono insanabili io e i miei collaboratori più stretti ce ne siamo andati, col senno di poi la decisione più giusta per tutti. Sono tornato a occuparmi totalmente della mia vita personale e familiare, sono contento di aver scelto così.

5) A memoria, c’è un aneddoto in ring ed extra ring che ricordi col sorriso? Idem per un aneddoto che invece ricordi con amarezza?
I ricordi amari preferisco archiviarli, usarli per migliorarmi ma senza fissarmi su di essi. I ricordi più divertenti sono cose che o non si possono dire o che farebbero ridere solo chi c’era in quel momento. Di certo però sorrido ripensando ad alcune trasferte, fra qui quelle sarde, l’autografo per un bambino di nome Gesuino (un nome che in Lombardia non ha nessuno e fa abbastanza ridere) e quella volta a Sassari, quando i miei promo avevano colpito talmente il segno che tra la grande e rumorosissima folla (più di duemila persone, ben oltre la capienza consentita del Centro Commerciale, un casino che ci indusse a ribattezzare quella sera “Starrcade”) pare ci fosse più di un autoctono con cintura in mano, determinati a salire sul ring per farmela pagare. Per fortuna intervenne la security locale, a mia insaputa, e io Kaio potemmo dedicarci a un main event che venne ripreso il giorno dopo da tutte le testate locali.

6) Di che si tratta quando si parla della Wrestling No Limit? Farà altri show? Come ti sei trovato nel primo evento?
Ci sono due tipi di show, nel wrestling italiano. Quelli autopromossi e quelli venduti a promoter, per una cifra pattuita a priori. La Wrestling No Limits si limita attualmente a venderli, il prossimo evento ci sarà la prossima volta che un promoter si farà avanti. Io ho fatto solo da annunciatore, dietro le quinte non ho fatto nulla, anche se la gente tende a pensare che se compaio in uno spettacolo automaticamente risieda anche nella stanza dei bottoni. L’evento è stato organizzato dai ragazzi della popolare Ex-Dogana di Roma, da Andres Diamond, che è servito da contatto data la sua popolarità nel mondo delle discoteche mentre del booking se ne è occupato il mio grande amico Barry Charalambous, semplicemente il dirigente più competente che risieda attualmente in Europa. Qualcuno lo ricorderà come Syrus Derby agli albori dell’ICW, altri come Charming Don Charles in SAS, la sua promotion inglese di qualche anno fa. Barry è stato l’allenatore di Spud, come quest’ultimo spesso ricorda e di tantissimi altri atleti inglesi, tra cui atleti visti i recenti ad Almenno e dintorni, è abilissimo nel montaggio video ed è un vulcano dal punto di vista creativo.

7) Ad oggi il tuo nome non è molto lodato quando si parla delle tue esperienze passate. Secondo te cosa dà fastidio del tuo carattere o della tua esperienza col wrestling?
Ho sempre avuto opinioni nette e le ho sempre espresse. Questo non sempre viene apprezzato e mi rendo conto che se credo veramente in qualcosa posso essere piuttosto testardo. Ma l’ho sempre fatto per quello che credevo fosse il bene dello spettacolo e della mia lega, qualunque essa fosse. Credo si possa essere tutti d’accordo nel dire che non ci sia nulla di più frustrante del vedere un giovane e inesperto lottatore rovinare, anche solo parzialmente una serata perché troppo impegnato a mandare over se stesso e le sue mosse. Senza peraltro magari riuscirci. Nel wrestling si vince e si perde tutti assieme e se lo spettacolo funziona se ne giovano tutti, se ci sono grossi problemi non c’è nulla che ti salverà individualmente, anche se sul momento può non sembrare così. Chi non ha mai indispettito nessuno, in questo mondo, o non ha mai avuto alcun ruolo decisionale o non è sempre sincero e preferisce anteporre il quieto vivere alla riuscita dell’evento.

8) Si dice: Il Drago ha lasciato il wrestling lottato quando ha capito che in Italia si iniziava a far sul serio e non a giocare
Ai tempi del ritiro avevo infortuni da risolvere, spalla e menisco (lesionato in un match in Spagna contro Andres), l’idea era di tornare, prima o poi. Ma la spalla non tornava a posto, la vita fuori dal ring non era così male e avevo netta l’impressione di non starmi perdendo molto, almeno nel 2009. Tra l’altro nel mio ultimo anno, il 2008, il livello dei 10 migliori in Italia era più alto di adesso, un problema che occorre venga risolto al più presto da chi di dovere. Se ora si sta facendo più sul serio di allora io non me ne sono accorto, in ogni caso quando le leghe italiane torneranno in luoghi del calibro del Pala Ignis, del Foro Italico e dello stadio Adriatico di Pescara fatemi un fischio. Oppure ditemi su che canale sintonizzarmi.

9) Si dice anche che la tua propensione sia sempre stata quella di plasmare la mente degli atleti e di aver quindi tarpato le ali a ragazzi come Shock o Diamond. Cosa rispondi?
Pietro è campione Kox, Andres ha debuttato in RWA, commenta su SKY, continua a fare il DJ, mi sembra stiano entrambi bene. Sono inoltre due dei migliori lottatori del paese, grazie anche a quanto appreso in WIVA da Barry durante la loro brutale faida. Da quando han la lasciato la ICW lo scenario nazionale si è evoluto e ora la gente è molto più libera di lottare in vari posti, questo credo sia un bene per tutti. Difficile capire in che modo le loro ali possano esser state tarpate

9) Che ne pensi del panorama attuale italiano? Quali le cose buone e quali quelle meno buone?
La scena è attualmente a un bivio. Tante piccole promotion (e federation) stanno spuntando come funghi, potrebbe essere l’inizio di qualcosa di grande fra di noi, qualcosa che potrebbe produrre talenti di livello Europeo in chiave futura. O potrebbe produrre tante altre sterili guerre al ribasso, le guerre possono anche essere produttive ma se diventano gare a chi è più bravo, non passatempi da social network. Occorre mettere il passato da parte, come succede in America quando la WWE riappiana anche le antipatie più velenose, crescere come persone, essere tutti più pronti a metterci in discussione e a coesistere, per permettere a tutti di evolversi. Serve che prevalgano le eccellenze e sotto sotto che si facciano tutti più furbi, se qualcuno fa le cose diversamente da me non è detto che abbia per forza ragione io, le aziende si rubano i segreti e si copiano quando qualcosa funziona, nel wrestling italiano invece si cerca spesso di reinventare la ruota e mettere in discussione qualunque cosa sia stata fatta in passato da chi è venuto prima. C’è tanto di buono nelle nuove sigle, tanto entusiasmo e voglia di migliorare le cose. Ma ci sono anche troppe cose fatte perché viste all’estero, senza capire perché erano state fatte così, quali fossero le specificità del luogo e tempo in cui sono avvenute e se davvero si erano poi rivelate redditizie

10) Stai lavorando a nuovi progetti nel business?
No al momento non ho programmi, non partecipo in alcun modo a nulla, sono totalmente e felicemente fuori dalla scena. In futuro chi lo sa, non si sa mai cosa riserverà il futuro, al momento sono impegnatissimo a godermi la paternità del mio bellissimo bimbo, Riccardo, nato 4 mesi fa. Faccio già abbastanza fatica a dormire abbastanza ore, di questi tempi, figurarsi svegliarsi la mattina del Sabato all’alba per farmi ore e ore di viaggi in giro per l’Italia.
Per concludere, vorrei ringraziarti per l’intervista e per le domande che mi hai posto, pertinenti e non scontate. Vorrei salutare tutti coloro i quali si sono divertiti a condividere lo spogliatoio con me e che mi ricordano in modo positivo. Vorrei perfino salutare chi NON è stato felice di avermi fra le scatole, sono stati comunque anni belli e divertenti e voi ne fate parte. Saluto i lettori del vostro sito e voglio ringraziare chiunque sia venuto anche solo a uno degli spettacoli che mi ha visto presente, grazie per gli insulti, che non sono mai mancati (vi fossero rimasti in gola allora sì che sarebbe stato un problema) è stato bello fare casino tutti assieme, l’importante è che non vi dimentichiate mai che quando cala il sipario, e i giochi sono fatti, solo il Genio se la ride e ride come i matti!

Grazie a Roberto per la disponibilità e a voi per la lettura!

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature, col tempo ha voluto perdere la definizione di "Marco Travaglio del wrestling web".