Siamo nel 2025 e ancora una volta a Raw abbiamo un wrestler della vecchia guardia che viene accolto come un eroe. Il pop ricevuto infatti da Goldberg è stato enorme, così come sono stati enormi i cori a suo favore. Ma perché così tanto amore nei suoi confronti?

La domanda è sorta spontanea a tanti. Anche perché non stiamo parlando di un wrestler che viene ricordato per particolari doti atletiche o verbali. Non abbiamo un promo storico o un match di alto livello che lo stampa nel nostro cervello indelebilmente. Ma volente o nolente, Goldberg ha rappresentato negli anni 90 una rottura rispetto al modello di wrestler in voga. È andato over naturalmente sin dal primo incontro, ha scalato molto velocemente qualsiasi gerarchia. E i dirigenti della WCW non hanno dovuto far nulla per ottenere questo risultato. Un risultato diverso rispetto ai giorni nostri, dove su diversi atleti serve un lavoro costante ed efficace per raggiungere i frutti nel lungo periodo.

Per provare a capirci di più ho coinvolto alcuni dei nomi più conosciuti di Zona Wrestling, che hanno provato a tracciare un pensiero su Goldberg.

Luca Grandi

Goldberg è ancora over. Nonostante tutto. O forse, proprio per questo. Le nuove generazioni lo criticano, lo sminuiscono, lo analizzano con lo zelo di un revisore fiscale davanti a un bilancio truccato — eppure non possono fare a meno di guardarlo. Lo contestano con meme, lo smontano su Twitter, ma quando parte quella maledetta entrata tra le scintille, stanno zitti. E guardano.

Perché Goldberg non è un wrestler nel senso moderno del termine. È un fenomeno atmosferico. Una reliquia vivente che sfugge a ogni logica contemporanea. Ai fan nati con l’NXT di qualità teatrale, i match da 6 stelle in Giappone e i “this is awesome” a 30 secondi dal gong, Goldberg sembra una parodia. Eppure, genera reazioni che molti atleti tecnicamente perfetti possono solo sognare.

I giovani non lo capiscono perché non c’è nulla da capire: non c’è psicologia del match, non c’è narrazione sottile, non ci sono transizioni fluide né selling raffinato. C’è solo un uomo che entra, ringhia, ti guarda come se volesse sfondare la parete del tempo e ti abbatte come un meteorite. Fine.

E allora perché funziona? Perché in un mondo di wrestling sempre più cerebrale, Goldberg è l’istinto puro. È il wrestling pre-razionale, quello che ti prende allo stomaco prima che tu possa decidere se abbia senso. È la prova definitiva che il carisma, a volte, batte la coerenza narrativa.

I giovani lo criticano, sì. Ma lo guardano. Perché, sotto sotto, anche loro sanno che il wrestling non è solo arte. È anche caos, impatto, archetipi primitivi. E in quel caos, Goldberg regna. Come un dinosauro sopravvissuto all’estinzione: anacronistico, fuori scala… ma impossibile da ignorare.

Giuseppe Calò

È una questione di imprinting. È stato sempre proposto in modo vincente, non ha mai avuto un trattamento normale, una parabola ascendente o discendente. In WCW è stato inarrestabile. In WWE è stato gestito in maniera simile, seppur con stint molto più brevi e rari. In ogni occasione in cui lo abbiamo visto è stato vincente, dominante. Vede Brock Lesnar e lo distrugge. Vede Bray Wyatt e lo distrugge. Ora che va verso l’ultimo suo match in carriera, la gente pensa che possa diventare campione del mondo, perché è stato abituato a questo. Non ha mai avuto un declino come tutte le leggende. Prendi Moruinho. Ha avuto il momento top e anche il declino, oggi allena in Turchia, anche se è una leggenda si è ridimensionato dopo alcune esperienze negative. Ecco, Goldberg lo abbiamo visto proposto come un top, sempre, non ha dovuto ridimensionarsi, non ha dovuto reinventarsi. Questo lo ha aiutato. Quando lo vedi pensi che potrebbe succedere qualsiasi cosa.

Giovy2JPitz

Il vantaggio di Goldberg è che non è mai stato imposto a grandi dosi. Anche quando ha sconfitto Lesnar o quando è stato imposto, è avvenuto per poco tempo. Quindi il fan non è saturo di lui. Cattura un pubblico nostalgico, quello della WCW, della streak. Cattura un pubblico giovane che lo ha vissuto a piccole dosi. E poi cattura un pubblico ancora più giovane che ha sentito parlare della sua leggenda e lo vede come un ministro del wrestling in pensione che, quando torna, torna per menar le mani.

Secondo me è il vantaggio che ha la WWE con Goldberg e Goldberg coi fan. Possiamo discutere su tante cose su di lui. Ma la WWE è una azienda privata che bada al profitto, ora ancora di più. E quindi se Goldberg genera profitto, sta bene che torni.

Matteo Iadarola

Goldberg va ancora over perché nei suoi tempi migliori era unico. Non c’era nessuno come lui con una theme music da film d’azione, che sembrava stesse arrivando a menare tutti. Fuochi d’artificio. Distruggeva gli avversari in pochi minuti, a volte pochi secondi. La gente adorava vederlo vincere così. Aveva una facilità unica.

Chi lo acclama oggi sono quelli nostalgici. Non certo della mia o della nostra età. Se leggiamo sul web, i commenti sono spesso negativi su di lui. Le giovani generazioni non ne sono particolarmente interessate. Ricordano solo gli ultimi match in WWE. In particolare l’ultimo in Arabia, con Undertaker, dove Undertaker ha rischiato seriamente di rimanere paralizzato. Nonostante tutto, però, è rimasto unico nel suo genere per una buona fetta di pubblico. E questo lo rende ancora over.

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Corey
Giornalista ed esperto di comunicazione, dal dicembre del 2007 è coordinatore e redattore di Zona Wrestling. Autore di rubriche di successo come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Il primo giornalista in Italia ad aver parlato diffusamente di TNA ed AEW su un sito italiano di wrestling, e ad aver creato un podcast dedicato alla AEW e alla WWE.