Se ne parla e se ne parlerà. Il finale dell’ultimo match di Cena mi ha scioccato e quel sorriso che compare qualche secondo prima di cedere entra diritto nella storia della disciplina. Un momento iconico che mi ha riportato a quel bellissimo “I’m sorry, I love you” di Shawn Michales verso Flair prima di mettere fine alla carriera del Nature Boy (in WWE a conti fatti). Ma in questo editoriale non voglio soffermarmi molto su quel momento (ci sarà il tempo di parlarne nello ZonaWrestling Show di questa settimana), quanto delle conseguenze del gesto di Cena. Perché c’è un lottatore che ha ricevuto tantissimo, un’eredità che non va assolutamente sprecata. Quell’uomo è ovviamente Gunther.

Non ero contento che la scelta fosse ricaduta su di lui come ultimo avversario di Cena. Non perché lo stimassi poco come lottatore, che sul ring è un fenomeno, quanto per il fatto che lui era già un main eventer prima dell’incontro con Cena. Mi auguravo invece che a sconfiggere John fosse un avversario non ancora arrivato in vetta, che dopo un’affermazione simile avrebbe scalato tantissimo le gerarchie. In questo mio ragionamento, che non rinnego, non avevo calcolato come sarebbe arrivata la sconfitta di Cena, ovvero con la sottomissione.

Battere Cena oggi non è come farlo quindici anni fa, quando era davvero Superman. Basti pensare a come l’ha ridotto Lesnar in tempi recenti (e rimane uno dei più grossi errori della gestione di questo tour finale). Sconfiggerlo però costringendolo alla resa è però qualcosa di unico. Da quando era diventato main eventer mai era accaduto, era l’incarnazione dello slogan “never give up”. L’unico piccolo neo era stata una sconfitta con Rusev, dove però svenne piuttosto che cedere (anche se mascherarono il tutto con un ko tecnico nei report ufficiali).

Proprio per questo motivo se Gunther avesse vinto facendo svenire Cena la portata dell’evento non sarebbe stata così grande come è invece ora. Avete sentito la reazione del pubblico nell’ultimo Raw quando è partita la theme song dell’austriaco? Un boato pazzesco. Per i fan non ha solo rovinato l’addio di Cena, ma ne ha macchiato la carriera. È diventato senza dubbio il più odiato del roster, un po’ come quando Lesnar ruppe la streak dell’Undertaker a Wrestlemania. Da quell’impresa Brock divenne come una divinità, vincendo sempre e comunque e pure in modo netto per lungo tempo. Ora con Gunther non dobbiamo proprio ripercorrere lo stesso copione, ma certo merita un trattamento speciale.

L’uomo che ha sporcato la carriera di Cena non può mettere le spalle a terra. Deve vincere, sfottere, dare l’idea di qualcuno che puoi mettere in difficoltà, ma che alla fine avrà la meglio. Tra tanti mesi poi arriverà qualcuno che riuscirà nell’impresa, un face che diventerà l’eroe che ha saputo vendicare John e lo stesso pubblico per ciò che ha fatto a Saturday Night Main Event. Per questo mi brucia quella sconfitta di Gunther con Jey nella scorsa Wrestlemania, non tanto per l’aver perso, ma per aver ceduto. Anche lunedì scorso i fan gli urlavano “you tapped out”, una macchia di cui si poteva fare a meno visto quel poco che è durato il samoano come campione. L’austriaco devo ora rendersi più odioso possibile e collezionare vittorie, a un certo punto probabilmente tornerà pure campione del mondo. Perché lui ora è quel boss finale che in WWE manca da quando Reigns ha perso da Cody: la federazione aveva davvero bisogno di un heel forte e dominante come è diventato l’austriaco.

Sergedge – W

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