Summerslam va agli archivi, regalandoci uno dei main event più stupefacenti dell’ultimo decennio. Più provocante dell’outfit di Stephanie McMahon, ecco a voi l’editoriale odierno.

Brock Lesnar è il nuovo Campione WWE. John Cena ha concesso, per il secondo anno di fila, un job pulito a Summerslam. Per essere precisi John Cena, volto della federazione, ha concesso uno squash match ai suoi danni. Brock Lesnar è la cosa più reale, efficace ed inarrestabile che la WWE potesse desiderare.

Il Mostro Albino doveva essere gestito in questa stessa maniera sin dal suo primissimo giorno di questo nuovo stint in WWE: un ex Campione di MMA con un carisma fisico assolutamente senza pari, non può non essere visto come un distruttore intoccabile, capace di fare l’impossibile. Qualsiasi film d’avventura di successo ha come antagonista un mostro, una forza oscura, un ricco mitomane, un villain capace di spaccare a metà l’impossibile, per dare quell’impressione di invincibilità così tremendamente necessaria per renderlo una minaccia credibile per l’eroe senza macchia e senza paura. Ebbene, Lesnar è stato accolto dalla WWE in quel di Extreme Rules con una sconfitta per mano di John Cena, un po’ per “punizione” ed un po’ per sottolineare la supremazia della WWE su qualsiasi altra compagnia legata al mondo del combattimento, ossia la UFC.

In seguito a questa sconfitta tanto inutile quanto illogica (lo dimostra il fatto che è quasi passata, ai posteri, come una sconfitta morale per Cena) Lesnar è stato coinvolto in un buon feud con Triple H, anche qui sporcato da un job decisamente evitabile, per poi voltare pian piano pagina. Lesnar perde la battaglia ma vince la guerra contro Triple H, sconfigge CM Punk in un “Best Vs Beast” match, annichilisce Mark Henry e The Big Show ed infine accarezza l’intangibile…solo per poi strozzarlo a mani nude. Lesnar sconfigge The Undertaker a Wrestlemania: F5, 1…2…3. Silenzio. Incredulità. Sbigottimento. Accettazione: si, l’uomo che ha terminato la striscia vincente più irripetibile della storia del wrestling è uno, ed il suo nome è Brock Lesnar. Finalmente, la WWE ha il suo Signore Oscuro.

Da qui la considerazione d’obbligo: cosa ci può essere di più? La risposta è una soltanto: assolutamente nulla. Tuttavia…c’è pur sempre il Titolo del Mondo. Quella cintura così bistrattata da risultare, a volte, un po’ come un accessorio, un qualcosa di contorno a faide ben più rilevanti, un pretesto per mettere Cena contro Orton, Bryan, Wyatt o chi per loro. Non è così che va percepita una cintura. Il Titolo del Mondo deve essere il nucleo attorno al quale gira l’intero show, deve essere il vello d’oro per gli argonauti, la numero uno per Paperopoli, la Coppa del Mondo per le Nazioni, la Principessa per Super Mario, la perdita della verginità per ultraventenni arrapati. Il Titolo del Mondo WWE non deve essere un pretesto, ma una causa.

Ed è assolutamente normale che la forza maligna più forte nel mondo WWE sia attratta dall’oggetto più importante, un po’ come Sauron e l’anello. John Cena, dal canto suo, era un Campione perfetto per questo contesto storico: l’unico in grado di poter creare un minimo di dubbio nell’esito finale del match poteva essere lui, l’unico “big match” rimasto per Lesnar, in una landa desolata, era senza ombra di dubbio Cena. Ma mai, e dico mai, mi sarei aspettato di assistere un match come il Main Event di Summerslam.

Sammartino, Hogan, Austin, Rock e John Cena. La WWWF/WWF/WWE ha avuto 5 volti in altrettanti decenni, e nessuno dei rimanenti quattro ha fatto, o avrebbe mai fatto, quello che Cena ha fatto a Summerslam. Cena, la star di primissima grandezza invincibile contro tutto e tutti non è stato sconfitto: è stato annichilito. Il match è stato gestito come un angle di primissimo spessore: F5 dopo pochissimi secondi ed una fase di sprawling abbastanza immediata, ben 16 suplex decisamente stiff assestati sul povero Cena, un’Attitude Adjustment tirata fuori dal nulla che è valsa un conto di due ed una delle mimiche facciali migliori di sempre per Lesnar, scimmiottante lo sconfitto Undertaker, ed infine l’ultima, devastante F5 che ha chiuso il match definitivamente. Il match che maggiormente si avvicina a questa tipologia di “squash di lusso” è Batista Vs HBK a One Night Stand 2008 in uno stretcher match, tuttavia la posizione occupata oggi da Cena è ben diversa rispetto a quella di Michaels 6 anni fa. Lesnar dunque si laurea Campione, e ciò è cosa buona e giusta.

Lo è perché Lesnar è una delle pochissime cose “vere” della WWE. Il suo essere crudo e spietato lo mette su un pianeta a se stante, e stiamo pur certi che se verrà mantenuto così forte nel corso di questi mesi, chiunque avrà l’onore di poterlo sconfiggere per il Titolo beneficerà in modo direttissimo non solo del job concesso in quell’occasione, ma anche degli enormi sacrifici di Cena ed Undertaker. Spero soltanto che la persona che riuscirà a sconfiggere Lesnar sia quella giusta, perché sarebbe non un peccato, ma un vero delitto sprecare un’occasione così ghiotta per creare la nuova star del domani…e per ora, sinceramente, l’unico babyface in rampa di lancio sembrerebbe essere Roman Reigns, ma sul suo reale spessore da main eventer puro sono ancora estremamente dubbioso. Ma questo è un altro discorso.

L’obiezione più semplice, ed a tratti semplicistica che si potrebbe muovere a questa ardita scelta di booking è: “Lesnar è un part-timer, come gli si può dare la Cintura?”. Non capisco, sinceramente, quale sia il problema. Per quanto riguarda i match Titolati, non credo che vi siano grossi motivi ostativi nell’offrire a Lesnar un contratto con più date, garantendo la sua presenza almeno nei PPV, mentre per quanto riguarda gli show settimanali non credo che un jobber match in più o in meno possa costituire una differenza sostanziale. Negli house show John Cena è di per se un’attrazione, a prescindere dal fatto che possa indossare la Cintura o meno (è capitato più volte, in passato, che fosse lui ad occupare il ME e non il detentore del Titolo) e per mantenere vive le storyline a Raw Lesnar può contare innanzitutto sul team video migliore del mondo, ed in subordine sul più grande parlatore della storia del business.

Se Lesnar è su un altro pianeta dal punto di vista di carisma fisico, Heyman dal punto di vista microfonico è un vero extraterrestre. Quando si parla di performer WWE bravi al microfono, Heyman non può assolutamente essere messo nell’equazione, in quanto è almeno tre se non quattro gradini sopra qualsiasi altro parlatore al momento, wrestler e non. La sottile finezza psicologica dei suoi promo, il tono in cui vengono proposti al pubblico, la loro musicalità, il modo in cui le parole si mescolano alle espressioni facciali di Lesnar e soprattutto la sua impareggiabile capacità di prendere per mano il pubblico, smart e non, e portarlo esattamente nel punto in cui la sua punchline andrà a suggellare l’intero discorso: tutti questi elementi sono sinonimo di eccellenza pura, un’eccellenza capace di far accelerare drasticamente i  10 o 15 minuti di mic time rendendoli sempre troppo pochi. Se non ci fosse Paul Heyman l’obiezione potrebbe anche essere fondata, tuttavia questo manager è parte integrante del performer in senso lato, dunque ben venga un Campione come Lesnar, in grado di dare estremo valore alla propria presenza televisiva e di rimando alla Cintura da lui indossata.

Kudos a Lesnar ed Heyman dunque, ma soprattutto a John Cena. L’enormità dello squash concesso è qualcosa di innegabile e spero proprio che a NOC, nel rematch, il tutto non venga cancellato da uno spirito di rivalsa che renderebbe nullo tutto ciò che di buono è stato fatto sino ad ora.

Eat. Sleep. Suplex. Repeat.

Danilo

 

Danilo
Atarassico, eclettico, nuotatore tendenzialmente pigro, amante dei fagioli con le cipolle, delle serie tv, dei manga e delle botte di Natale. Lavora anche, ma solo nel tempo libero.