Dieci giorni sono passati da Double Or Nothing. Un successo, certo, dall’inizio alla fine. Non ha accontentato tutti, ma ha certamente deluso coloro che si attendevano un flop, una caduta di stile, un inciampo per poter dire che non possono competere con la WWE. Come se davvero ci fosse bisogno di una competizione. Questa disciplina che noi seguiamo è bella perché è varia: la All Elite ha proposto Pro Wrestling ai fan del genere; la WWE propone Wrestling Entertainment ai fan di tale genere. E va bene così.

Però poi si guarda sul ring e se c’è un match che rimarrà memorabile è certamente tra Cody e Dustin. C’era nell’aria il profumo di una sfida particolare, sentivano il confronto da almeno dieci anni. L’hanno messo finalmente in piedi e Dave Meltzer l’ha ritenuto valido delle cinque stelle. Su facebook però, un nostro lettore faceva notare come i due hanno fatto un compitino, 4 pugni e tanto sangue. Dunque cercherò di spiegare più approfonditamente il perché di quelle 5 stelle e del perché per il 99% dei fan risulti come uno dei papabili match dell’anno attraverso cinque highlights.

UN TRONO DA DISTRUGGERE

Cody Rhodes entra sullo stage e distrugge un trono molto simile a quello che ha caratterizzato la carriera di Triple H. È una provocazione? Chiaro. Ha fatto male? No. Se devi far parlare di te, se devi dare un segnale a tutto il business, devi fare qualcosa di eclatante. Chi vai a colpire? Non Vince, avrebbero dovuto creare una parodia che sarebbe stata fine a se stessa. Becchi colui che in qualche modo ha cercato (con risultati altalenanti) di avvicinare la WWE al tuo mondo, di creare e standardizzare un ibrido che non appartiene alla sua storia e di annacquarlo. Meglio dunque mettere le cose in chiaro, il proposito è distruggere il trono prima che faccia danni.

MIND GAMES

Tutta l’attenzione si basa sugli sguardi, sul tocco delle mani. Jim Ross parla di mind games, e non lo fa stupidamente. Cody e Dustin si stanno cucinando il pubblico, che gli viene dietro con cori di supporto. Mi ha ricordato tantissimo The Rock vs Hulk Hogan di Wrestlemania 18 dove i due non avevano avuto bisogno di volare da una parte all’altra da subito, ma avevano preparato a poco a poco ogni mossa con una psicologia elettrizzante. I fratelli Rhodes hanno fatto lo stesso, e qui si vede tanta esperienza old school nella loro formazione, quella in grado di catturare sia i vecchi che i nuovi fan. Mettono dentro sia la base del proprio repertorio (prese, pugni, qualche volo, la powerslam) sia quella del wrestling (lancio verso i paletti e le corde, prese di sottomissione, rovesciamenti di fronte). È giusto un assaggio, manca il piatto forte.

SANGUE, TANTO SANGUE. FORSE TROPPO?

Cody toglie il cuscino del paletto, Dustin ci sbatte addosso e si apre. Forse più del dovuto. Sanguina tantissimo, ma questo è un semplice deja vù di quanto accadde tra Cody e Aldis ad All In. Se un anno fa il taglio non fu dei migliori, a questo giro è venuto fin troppo bene. Il più grande dei Rhodes sembra essere uscito dal macello, sanguina tantissimo ed è dovuto chiaramente dallo sforzo del match. Anche in questo caso si torna agli anni 70/80 quando i wrestler sanguinavano come dei pazzi, rendendo in qualche modo unici i loro match. Dustin regge, con Cody prosegue il lavoro ripescando un po’ di repertorio altrui (Figure Four, Diving Double Axe Handle, Atomic Drop, Superplex) e tiene il senso del match.

GLI ULTIMI CINQUE MINUTI

Non so quanti di voi abbiano fatto teatro. Se c’è una cosa che ti insegnano, in qualunque compagnia, è che se sei a corto di fiato e di idee devi saper giocare sul pathos. Lo spettacolo sta finendo, il pubblico lo sente. Si aspetta il gran finale. Il cardio scarseggia, si prendono il tempo necessario, i fan vedono quanto sta accadendo e ci vanno dietro. Non sono stupidi, entrano direttamente nell’epica del match, nel suo racconto. Si scambiano la Crossroads, più volte. Qualcuno si lamenta dei near falls, ma nella storia che stanno raccontando sono entrambi allo stremo. Dunque: a) la mossa eseguita non ha la sua efficacia; b) devono affidarsi all’ultima stilla di orgoglio per rimanere in gara. Alla fine vince Cody, com’era prevedibile.

LE LACRIME PORTANO ASCOLTI

Il promo post match era atteso. Era atteso anche l’abbraccio tra i due. È tutto perfetto, come nei migliori film. Cody piange, chiama il suo vecchio fratellone, lo vuole ancora al suo fianco. Probabilmente non gli fa un favore: chiudere la carriera con questo match sarebbe stato un bene. Ma è chiaro che il pubblico vorrebbe un altro match, vorrebbe rivederli ancora assieme. E come nelle favole, o come nei vecchi show di wrestling, i due avversari si troveranno l’uno accanto all’altro, ancora assieme, a battagliare per qualche altro obiettivo. Con la sola differenza, essenziale, che i due sono legati da un rapporto di stretta parentela.

Ecco perché Meltzer ha dato le cinque stelle e perché si tratti di un incontro che rimane nella mente di tutti. La sua eccezionalità sta nell’essere fuori dal tempo, di un’altra era che non molti conoscono (un po’ per pigrizia, un po’ per disinteresse). Chi ha l’apertura mentale necessaria per accogliere questo genere di incontri, applaude come è giusto che sia. Chi non ce l’ha, penserà con coscienza che si sia trattato solo di quattro pugni e tanto sangue. A ciascuno il suo pensiero.

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature.