Ricordi il primo istante in cui hai visto uno show di wrestling? Io sì. Era un piccolo evento WWF che andava in onda in tv, e non c’era nessun dubbio su chi fossero i buoni e chi i cattivi. Era il 1990. Altri tempi, si direbbe. Però da quel punto in avanti, i valori narrativi espressi su un ring sono cambiati parecchio. Pensiamo solo alla rivoluzione che la ECW hanno donato al wrestling, mescolando i piani e dando alle future compagnie spunti di scrittura.
Questo preambolo per tornare al titolo del pezzo: i Death Riders non sono face. È il grande equivoco che sta nascendo fra i fan italiani, che faticano ancora a uscire dal dualismo classico face/heel. Eppure nel tempo siamo stati in grado di vedere alcuni dei nostri preferiti diventare tweener. Oppure abbiamo avuto la Hart Foundation face in un modo e heel in un altro nello stesso momento. E la DX? Per non parlare delle stable giapponesi, che hanno atteggiamenti diversi a seconda di chi hanno davanti (pur mantenendo un comportamento di base).
I Death Riders sono heel e continuano a esserlo. Non c’è alcun equivoco. Gli atteggiamenti sono sempre quelli. Cambia solo lo scenario: Moxley è un fighting wrestler che sa essere cattivo con chiunque; Marina, Garcia e Yuta non hanno mai cambiato il loro agire; Castagnoli e Pac sono delle bestie. E che dire dell’agente esterno Gabe Kidd? Si può dire che sia face?
Il dubbio è sorto con il feud con la Don Callis Family. Dove Mox e gli altri più cool del gruppo di Callis e dunque più tifati dal pubblico. Ma quanto accaduto a Dynamite ha ristabilito quelli che sono i veri valori della stable. Che non sono mai stati perduti. In pratica le due stable stanno facendo la gara a chi può essere più cattivo.
Non c’è dunque nessun dubbio su cosa siano i Death Riders. E occorre fare uno sforzo per uscire dai blocchi classici e abbracciare le sfumature. Che non sono altro che un riferimento alla realtà: si può essere cattivi anche coi cattivi.








