Ricordi il primo istante in cui hai visto uno show di wrestling? Io sì. Era un piccolo evento WWF che andava in onda in tv, e non c’era nessun dubbio su chi fossero i buoni e chi i cattivi. Era il 1990. Altri tempi, si direbbe. Però da quel punto in avanti, i valori narrativi espressi su un ring sono cambiati parecchio. Pensiamo solo alla rivoluzione che la ECW hanno donato al wrestling, mescolando i piani e dando alle future compagnie spunti di scrittura.

Questo preambolo per tornare al titolo del pezzo: i Death Riders non sono face. È il grande equivoco che sta nascendo fra i fan italiani, che faticano ancora a uscire dal dualismo classico face/heel. Eppure nel tempo siamo stati in grado di vedere alcuni dei nostri preferiti diventare tweener. Oppure abbiamo avuto la Hart Foundation face in un modo e heel in un altro nello stesso momento. E la DX? Per non parlare delle stable giapponesi, che hanno atteggiamenti diversi a seconda di chi hanno davanti (pur mantenendo un comportamento di base).

I Death Riders sono heel e continuano a esserlo. Non c’è alcun equivoco. Gli atteggiamenti sono sempre quelli. Cambia solo lo scenario: Moxley è un fighting wrestler che sa essere cattivo con chiunque; Marina, Garcia e Yuta non hanno mai cambiato il loro agire; Castagnoli e Pac sono delle bestie. E che dire dell’agente esterno Gabe Kidd? Si può dire che sia face?

Il dubbio è sorto con il feud con la Don Callis Family. Dove Mox e gli altri più cool del gruppo di Callis e dunque più tifati dal pubblico. Ma quanto accaduto a Dynamite ha ristabilito quelli che sono i veri valori della stable. Che non sono mai stati perduti. In pratica le due stable stanno facendo la gara a chi può essere più cattivo.

Non c’è dunque nessun dubbio su cosa siano i Death Riders. E occorre fare uno sforzo per uscire dai blocchi classici e abbracciare le sfumature. Che non sono altro che un riferimento alla realtà: si può essere cattivi anche coi cattivi.

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Corey
Giornalista ed esperto di comunicazione, dal dicembre del 2007 è coordinatore e redattore di Zona Wrestling. Autore di rubriche di successo come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Il primo giornalista in Italia ad aver parlato diffusamente di TNA ed AEW su un sito italiano di wrestling, e ad aver creato un podcast dedicato alla AEW e alla WWE.