É da quando è arrivato ad NXT che Bron Breakker viene spacciato per il futuro della WWE. Sovente viene accostato ad un giovane Goldberg, quando non si evidenziano ineludibili somiglianze con il Brock Lesnar degli anni d’oro. Anzi, certe volte ci si supera: Bron per molti è il perfetto connubio tra i due, ma col volume alzato. Una sorta di ibrido dei due dall’aura quasi divina. Un investimento certo, una super nova che aspetta solo il momento giusto per esplodere ed assicurare lustro al prossimo futuro della Compagnia. Nel frattempo sono passati diversi anni e Bron Breakker è sempre lì, in una posizione sicuramente migliore rispetto ai suoi inizi, ed è anche ovvio, ma non ha ancora raggiunto il suo tanto agognato empireo. E le domande sul “Quando” si stanno lentamente trasformando in “Se” questo accadrà mai. E il quesito che si fa strada nella mente, almeno nella mia, è granitica: Che non sia stata solo una illusione ?
Va data una doverosa premessa quando si accostano le carriere degli atleti di oggi a quelle del passato, cioè, ogni wrestler ha una sua storia di successi e una sua doverosa collocazione temporale. Spesso le due cose sono intrinsecamente unite. Goldberg, ad esempio, arriva in WCW nella seconda metà degli anni ‘90, quando i match, anche quelli più pubblicizzati, duravano a stento 15 minuti. Goldberg non è mai stato un lottatore da iron man match, dunque le sue lacune, in quel periodo storico esatto, non erano così evidenti. E se oggi tali “deficienze” gli avrebbero ostacolato l’ascesa, allora così non fu, e Bill ebbe il tempo necessario per affermarsi come punta di diamante dell’epoca (fama di cui gode ancora oggi). Brock Lesnar, agli inizi degli anni 2000, rappresentando un unicum in termini di prestanza fisica, ed essendo un giovane dalle altissime credenziali sportive, si insinuò in un momento storico in cui il titolo di campione WWE passava di veterano in veterano (Hulk Hogan, Taker, Triple H già al 5 regno, Stone Cold o The Rock già al regno numero 7).
Quasi Lesnar approdò in WWE era la ventata d’aria fresca di cui tutti avevano disperato bisogno. Poi, The Beast fece il resto. Le condizioni generali, il contesto in cui questi due mostri sacri si sono trovati al loro debutto, erano sicuramente diverse da quelle in cui si cala Bron Breakker. Il wrestling di oggi è alla sua massima espressione, ricco e complesso come è diventato, dove l’essere essenziale, semplice, non troppo articolato, forse funziona di più (si veda Gunther). Ma non è questo ciò che, secondo me, limita il figlio di Rick Steiner; Quello che mi piace poco di Breakker, e che credo sia un suo freno, è il suo presentarsi come tutto muscoli e poco cervello. Il modo che ha di esaltarsi è a dir poco bambinesco, perde per stupide distrazioni e il citazionismo ricorrente che fa di suo zio (la famosa Steiner’s math) non lo fa certo brillare per intelligenza. Brock e Goldberg non erano certo presentati come laureati ad Oxford, ma erano “tutelati”, cercando sempre di preservarne la credibilità. Purtroppo nell’economia complessiva del personaggio, e nella generale percezione che il pubblico ha di lui, Breakker è aggressivo, forte, esplosivo, ma mai del tutto temibile. Quell’aura distruttiva e pericolosa che Goldberg e Lesnar avevano a lui manca, risultando più che un loro degno erede, una copia scialba dei due più illustri predecessori.








