Se avete temuto per la vita di Daniel Bryan solo dopo il suo infortunio, allora non lo conoscete bene. È uno a cui piace rischiare, e quando si parla di wrestling sarebbe pronto anche a morire sul ring pur di dare al pubblico qualcosa di cui ricordarsi.

Nel lontano 2007 il fu Bryan Danielson era un lottatore amatissimo dai fan, uno dei migliori performer della sua generazione, allenato da uno dei migliori di sempre, pronto a scoppiare da un giorno all’altro. In quel periodo giravano dei semisconosciuti come Gabe Sapolsky, il futuro fondatore dell’Evolve, che lavorava nel team creativo della Ring of Honor, una di quelle compagnie che si esibiscono nelle sale bingo, considerata diretta erede della ECW, Claudio Castagnoli, Samoa Joe, Austin Aries, tutta gente che oggi lavorerà al supermarket locale come cassiere. Proprio in ROH era diventato campione mondiale Takeshi Morishima, giapponese alto 1.90 m per 130 kg., cresciuto in AJPW e in NOAH, dove si è fatto conoscere per il suo stile di lotta molto duro. Aveva l’abitudine di andarci molto forte con gli avversari più grossi, come un Samoa Joe, perché avrebbe saputo incassare meglio un colpo più duro in confronto ad un cruiserweight, ma soprattutto voleva evitare di infortunare chi si trovava contro, come ogni lottatore dopotutto. Gabe Sapolsky decide che il main event di Manatthan Mayhem II sarà proprio un match titolato tra Danielson e Morishima, e la testa di Bryan pensa subito che non vuole essere trattato con i guanti, ma vuole risvegliare il mostro che Morishima era in Giappone, ma sapeva che non avrebbe mai accettato di utilizzare quei colpi contro uno della sua stazza, quindi l’unico modo era infastidirlo. Un’idea folle. Prima del match prova a spiegargli la sua idea, ma l’avversario annuisce senza aver realmente capito e va avanti.

Il match inizia, i due si stringono la mano, e iniziano a studiarsi. Subito Danielson rifila un calcio sulle gambe dell’avversario, che sembra quasi non averlo sentito. Ne parte un secondo, stesso risultato. Riesce a chiuderlo all’angolo e inizia a colpirlo freneticamente a suon di calci sulle gambe. Morishima inizia a non capire, perché fa così? Ogni volta che lo ha a tiro lo colpisce con un calcio, sempre più forte, è folle da dire, ma vuole essere malmenato. Se tiri troppo la corda, rischi di spezzarla. Morishima risponde, e inizia a colpirlo violentemente sulla testa, che sembra quasi un punchball. I colpi diventano sempre più forti, ha risvegliato la bestia, diventano così forti e continui che uno, inavvertitamente, finisce per colpire l’occhio sinistro di Bryan, che inizia a vedere tutto sfocato. Il match continua comunque, riescono a finirlo, e Morishima si scusa subito con l’American Dragon, non voleva assolutamente procurargli un danno all’occhio. Giusto il tempo di rassicurarlo, perché lui ha voluto che tutto andasse così, che il dottore lo manda d’urgenza in ospedale. Una volta arrivato scopre di essersi fratturato l’osso orbitale, ma anche di essersi distaccato la retina. Questo lo fermò dal lottare? No. Si mise una benda sull’occhio e questo lo rese ancora più affascinante.
Che si chiami Daniel Bryan o Bryan Danielson, non importa. Quel che importa veramente è quanto questa persona ami il wrestling, visto tutto ciò che è disposto a passare solo per lasciare un ricordo in chi guarda.

Leonardo
20 anni, Roma, appassionato di wrestling da lontano boom del 2006. Seguo parecchie Indy e più ne conosco, meno tempo libero ho, Promotion preferita PWG/Progress. Wrestler preferiti: Roderick Strong, Chris Hero/Kassius Ohno.