Leggevo qualche giorno fa come l’entusiasmo all’interno della AEW sia alle stelle. Insider parlano di una ritrovata tranquillità, coi wrestler maggiormente coinvolti nelle decisioni, e una generale sensazione che le cose stiano andando nella direzione giusta. A tal punto che le recenti defezioni (non piccole: Mariah May, Malakai Black, Fenix, Penta) sono state superate come un normale accadimento del mercato e non come uno smottamento che poteva mettere in subbuglio il locker room (come invece capitato nel passato).
Che le cose procedano, lo dimostrano anche gli show delle ultime settimane. La AEW sta sperimentando tantissimo, sta seguendo nuove strade e provando a convincere nuovi pubblici. Grand Slam Mexico, al netto di una qualità da house show, ha generato solo commenti positivi. Persino Fyter Fest e Summer Blockbuster, con le sue 4 ore, sembrano esser state recepite con piacere.
Qui ritorniamo, io credo, alla differenza tra vedere lo show live e vederlo dal divano. E gli speciali televisivi dimostrano tutti i pregi ma anche i tanti difetti. Che non mancano e sarebbe anche ingeneroso non tenerne conto.
I Pro
Sicuramente il pubblico nell’arena è più coinvolto dal primo all’ultimo minuto. Soprattutto perché c’è l’aria di qualcosa di “speciale”. E non di una puntata qualsiasi. Le persone sentono l’atmosfera, il calore, e agiscono di conseguenza. Il pubblico messicano è stato pazzesco. Ma anche nelle precedenti puntate c’è stata una euforia importante, segno che che siano 2 o siano 4 ore, poco importa. Sono tutti lì per godersi del sano wrestling.
Sperimentare sugli show speciali permette anche di ottenere dei dati. Sia, appunto, nel recepimento del pubblico. Sia nell’apprezzamento dell’idea. Sia sulla location: se funziona, conviene ritornarci. Oppure fare uno stop. Solo che, quale stop? Ogni puntata ormai viaggia sopra i 3k, e anche i ppv si vendono molto bene nonostante la forte concorrenza della WWE.
I Contro
Non esiste solo il pubblico live, ma anche quello da casa. Tante ore di wrestling sono belle, ma vanno sorrette dalla qualità. E tolta la prima ora, lo show è inevitabilmente caduto in un loop di situazioni da Collision digeribili in una puntata a parte, ma non in un contesto più completo e complesso.
In più, abbiamo assistito fin qui a puntate filler. Belle entusiasmanti, ma che non hanno fatto fare molti passi in avanti nelle costruzioni delle storie. E la via che abbiamo davanti è quella che porta a All In, ormai assunto a “Wrestlemania” della AEW. Al momento sono previsti solo 4 match: per il resto si sta tergiversando troppo e il rischio è quello di dover correre nel corso delle prossime due puntate. Quelle finali. Per riempire la card di tantissimi match carini, ma anche poco rilevanti. Non si sta costruendo tanto, nonostante il tanto tempo a disposizione o l’ausilio di forze esterne (i wrestler della CMLL).
Ecco perché le uniche cose che ricorderemo delle ultime tre puntate sono i promo di Hangman Page, i segmenti di Swerve e Ospreay, il virulento skit tra Okada e Omega, e Monè e Storm che si contendono un pezzo di carne. Un po’ troppo poco, mentre il resto delle storie zoppicano o non procedono proprio.
Infine
Ecco, ho provato a dare i miei pro e i miei contro. Nei commenti attendo i vostri. Aggiungo una cosa, abbastanza banale: la AEW è una azienda che si basa sul profitto. Come tutte. Dunque sé quelle puntate speciali sono davvero “speciali” anche economicamente, varrà la pena proseguire. Certamente gli si chiede un maggiore sforzo nella narrazione, visto che son gli unici capaci di scrivere storie di altissima qualità e complessità. Quando vogliono.








