Il business del professional wrestling sa essere disgraziatamente “tagliente”.
Proprio come accade con tutti gli altri sport del globo, specie nel del calcio, ci si affeziona di determinati calciatori che poi tradiranno la maglia o verranno ingiustamente “messi alla porta” dalla società di appartenenza.
Tutto ciò non fa altro che provocare rabbia, rammarico, tristezza e tutto un mix di sapori negativi per il pubblico, i fan e i “tifosi” più caldi e accaniti legati al “marchio”.
E’ stata la stessa identica sensazione vissuta verso Gail Kim, licenziata la scorsa settimana dalla TNA con una semplice e diretta motivazione.
“Rinnovamenti e migliorie nel dietro le quinte per innalzare ulteriormente il livello del prodotto in ogni suo campo.”
Può sembrare una scusa o forse una causa veritiera, ma la realtà dei fatti non la si conoscerà mai, almeno fin quando non saranno i diretti interessati a esporsi in totale trasparenza (come fatto per esempio in tempi recenti da AJ Styles chiarendo in via definitiva i suoi perché sull’addio dalla TNA datato gennaio 2014).
La ferita però resta. Proprio come accade dopo un taglio, brucia e ci fa male, specie se profondo.
Gail Kim è stata l’anima della TNA per circa 17 anni. Si, una volta ha tradito il brand per tornare in WWE dove pensava di poter ambire a qualcosa di ancora più grande, salvo poi rendersi conto dell’opinione di Vince McMahon sulle donne asiatiche di bell’aspetto come lei.
Gail ha vinto titoli, innalzato giovani leve, ha guadagnato con merito una Hall of Fame, si è ritirata dalla scena lottata contribuendo poi a gestire la federazione insieme a Scott D’Amore, Don Callis e altri nel backstage. Gail ha sempre dato “anima e core” alla Total NonStop Action Wrestling.
Anthem commette un grave errore
Se, con il senno di poi, l’allontanamento di D’Amore di un anno fa risultò comprensibile a causa delle circostanze, qui la compagnia l’ha fatta “fuori dal vaso”.
Si sceglie di migliorare cercando di rendere il proprio business più appetibile, scelta lecita, ma certi nomi, specie quelli capaci di consolidare uno spogliatoio e innalzare il livello di un locker room (elemento di primaria importanza in questo tipo di settore) vanno salvaguardati a vita.
La Anthem Sports & Entertainment avrebbe quindi potuto mandare a casa chiunque, ma non Gail Kim e non con una semplice mail a pochi giorni dalla realizzazione di un nuovo set di tapings TV.
Mancanza di ideali
Provando a menzionare nuovamente un esempio di tipo calcistico, vi sono grandi società dove le sue leggende hanno la fortuna di coprirne un ruolo importante. Guardate per esempio Javier Zanetti con l’Inter…
Vice Presidente, ruolo figurativo e motivato sulla carta, ma utile in realtà per essere il reale collante tra spogliatoio e dirigenza. Un contributo fondamentale che arricchisce gli aspetti umani nel modo più corretto e profondo possibile.
Ecco, Gail per la TNA era tutto questo solo fino a pochi giorni fa e avrebbe potuto continuare ad esserla, ma la Anthem, ahimè, ha scelto di mettere da parte i sani ideali proprio come il Milan fece con la sua più grande bandiera, Paolo Maldini un anno e mezzo fa.
L’amore di Gail Kim per la TNA
Probabilmente la sette volte TNA Knockouts World Champion avrebbe continuato a svolgere quel determinato ruolo di producer per il resto dei suoi giorni.
Era devota alla TNA. L’ho conosciuta personalmente 6 anni fa (WrestleCon 2019) e proprio in quel momento ho avuto il piacere e l’onore di chiacchierare una mezzora buona con lei, faccia a faccia, pieno d’emozione e di quel classico tremolio che solo la tua lottatrice preferita di sempre può provocarti, e posso confermare con “mano sul fuoco” il suo profondo amore verso il brand e verso la sua mansione.

Qualora una WWE dovesse ingaggiarla, acquisirebbe di fatto una montagna d’oro capace di innalzare ulteriormente il livello non solo di una categoria, ma di un intero backstage.
Si, è un momento triste.
Si, stavolta cara TNA hai davvero sbagliato.
Quali ripercussioni avrà tutto ciò? Il caso Scott D’Amore alla fine ha dato ragione alla proprietà e, proprio come allora, non resta che attendere per scoprirlo.
Qualora vogliate restare sintonizzati con il sottoscritto, vi segnalo un nuovo episodio del Pro Wrestling Culture podcast.








