Il vento in WWE sembra cambiato. Da diversi mesi la Compagnia pare interessata a rinvigorire il comparto “luchadores”, ossia i lottatori mascherati in piena tradizione messicana. Abbiamo potuto apprezzare l’approdo a Stanford di wrestler del calibro di Penta, alla sua prima esperienza in WWE dopo anni passati nelle Indy e in AEW, di suo fratello Rey Fenix, del rilancio di Axiom, persino del cambio gimmick di Chad Gable che, oramai alla frutta col suo vecchio personaggio, ha deciso di indossare una maschera per tentare questa nuova strada nelle vesti di “El Grande Americano”. Ad aggiungersi a questa nuova tendenza, la notizia di qualche settimana fa dell’acquisto della AAA (federazione di wrestling messicana) da parte del gruppo TKO, che da oggi batterà bandiera WWE. Si va verso una progressiva monopolizzazione della lucha libre da parte del colosso TKO, e più specificamente della WWE, che nel merito trae il maggiore beneficio riducendo la concorrenza al minimo, ed anzi, esportando il proprio marchio nel Sudamerica, terra per decenni blindata dalle major autoctone. E si sa, quando ci si espande sul mercato, non si può che ricavarne vantaggi.
La domanda che mi pongo è come verrà utilizzata questa partnership: Assisteremo ad una fusione dei due marchi ? Ci sarà solo una lontana collaborazione ? Oppure la AAA sarà usata come un altro territorio di sviluppo per la Compagnia principale che è la WWE ? È già stato annunciato un evento che vedrà le due entità “compartecipare”, con l’esibizione di lottatori dell’una e dell’altra, al fine, secondo me, di dare una più ampia visibilità ai messicani, magari assumendo direttamente quelli che riscuotono più successo. È notizia di qualche giorno che già alcuni prescelti siano stati assorbiti dalla WWE, quelli più promettenti, che a breve si esibiranno negli show principali. Questo sodalizio tra la AAA e la WWE non può che avere una duplice funzione: Quella di far conoscere la seconda al pubblico della prima, e quella di presentare ai fan della seconda i migliori prospetti del roster della prima. Un rapporto, anche qui, non di mutua assistenza, quanto piuttosto di opportunismo della WWE. Che poi, infondo, è ciò che c’è dietro l’accordo tra la WWE e la TNA, anche se alcuni “romantici” fanno fatica a convincersene.
Capisco l’entusiasmo dei dirigenti di queste federazioni “secondarie” alla notizia della partnership col gigante WWE, al quale peraltro solo uno stupido direbbe no. Ma se i benefici delle “minor” sono auspicabili (maggiore risonanza globale, più ampia visibilità dei wrestler di punta), quelli della WWE sono certi e incommensurabili. Si prenda ad esempio il debutto a WM di Joe Hendry. Anche se lui dice di no, uno “squash” a tutti gli effetti, con doppia RKO finale. Siamo certi che la TNA ne abbia guadagnato in credibilità, laddove il suo miglior esponente (teoricamente) non resiste più di qualche minuto sul ring con un lottatore, che seppur si chiama Randy Orton, è oramai sul suo viale del tramonto ? E i vantaggi della TNA sono eguagliati da quelli della WWE che, nello stesso momento, ha strizzato l’occhio ai fan della TNA, ha ristabilito fieramente la gerarchia tra le due ed ha presentato al suo pubblico un futuro nuovo assunto ? In definitiva, queste collaborazioni hanno ben poco di poetico (come si vorrebbe far credere). Non che noi fan dobbiamo auspicarci il contrario, sia chiaro. Dovremmo solo essere consapevoli che, presto o tardi, queste partnership presenteranno il loro “conto”. Quale che sia.









