Scrivo questo pezzo inerente all’ultimo ppv di NXT con un colpevole ritardo, ne sono consapevole ma era necessario aspettare gli sviluppi nelle puntate settimanali
Incomincio ammettendo che emotivamente Battleground mi ha distrutto, bella la prova di Miles Borne ma la mia attenzione è andata più sull’incontro tra Tony D’Angelo e Channing “Stacks” Lorenzo, del quale però non voglio ancora parlarne, questa lotta intestina tra il vecchio Don e chi si dichiara impunemente tale è ancora agli inizi. Invece voglio soffermarmi su un momento nel PLE carico di un forte impatto emotivo passato in sordina, il cui protagonista è stato Brooks Jensen
Può darsi che il nome non dica nulla a chi non segue NXT e che quindi conosce solo i wrestler principali o quelli che fanno rumore perché provengono da fuori, Brooks è un wrestler 23enne di seconda generazione figlio di Bull Buchanan. Egli ha esordito a 2.0 in coppia con Josh Briggs in un tag team a forti tinte Redneck, quindi inevitabilmente anche Fallon Hanley è finita per aggregarsi al duo. I 3 non si sono limitati a qualche match di coppia o Mixed, hanno vissuto una sequela di storie che li hanno caratterizzati sotto molti punti di vista, è venuta fuori l’ambizione di Briggs, l’ingenuità di Jensen e la voglia di rivalsa della Hanley. Il gruppo inevitabilmente si è sciolto per proposta dello stesso Brooks che non voleva tarpare le ali a coloro che riteneva alla stregua di fratelli. Da allora, complice anche uno squash subito da Oba Femi, il giovane è entrato in una spirale di alcool e comportamenti indisciplinati che hanno esasperato Shawn Michaels ed Ava Raine, pronti a licenziarlo se non per l’intervento(l’ultimo favore) di Josh Briggs che ha mediato per dare al ventenne un’altra chance. Tuttavia ormai il danno era fatto, quei mesi passati ad ubriacarsi(mentre si recuperava qualche match di mezzo secolo fa) e ad attaccare chiunque aveva portato Brooks ad alienarsi forse anche da se stesso, fino a quando non ha trovato un salvatore in Shawn Spears.
L’ex Tye Dillinger lo ha manipolato esattamente come farebbe il capo di una setta, così per un anno Brooks Jensen si è inserito in un’altra famiglia surrogata composta anche da Niko Vance ed Izzi Dame, grazie ai quali fino all’ultimo ha vissuto nell’illusione di non essere solo. Seppur le sue parole dicessero il contrario Spears necessitava di Brooks solo per convogliare altri adepti, chi era più malleabile ed influenzabile del giovane ragazzo della Georgia? Shawn è diventato campione nordamericano grazie a Brooksy, il titolo che lo stesso Jensen voleva mentre Spears era ancora in AEW, eppure nessuna traccia di gelosia in lui ancora una volta, esattamente come quando JBL scelse Josh Briggs per intraprendere una carriera in singolo. In entrambi i casi era solo felice per l’amico, gli bastava eppure lui non bastava agli altri.
Il 25 maggio si è tenuto Battleground e Jensen ha realizzato il suo obiettivo da oltre 3 anni e mezzo che si esibisce nel brand, combattere in ppv. La contesa alla quale ha preso parte è stata un 3vs3, i membri del Culling da una parte e i campioni di coppia + Josh Briggs dall’altra. Quando guardavo il match mi aspettavo un angle che non è ancora successo, un faccia a faccia tra Brooks Jensen e Josh Briggs, un attimo in cui i 2 si scrutassero e il tempo si fermasse per riavvolgersi su se stesso ricordando loro perché erano così legati. Certo lo ha menzionato Vic Joseph al tavolo di commento il loro passato, ma non lo ha rimembrato Josh Briggs e alla fine Brooks Jensen rimasto da solo ha subito la finisher di tutti e 3 i face, perdendo l’incontro. Solo affinché Spears e Vance dopo facessero scattare una rissa che è terminata con Brooks Jensen circondato dai campioni di coppia Hank Walker & Tank Ledger, il rientrante Yoshiki Inamura armato di sedia e Josh Briggs che lo ha finito con un’altra JBLiana Clothesline.
Poi nell’ultima puntata di NXT Brooks ha subito l’ennesima pugnalata a forma di sedia, stavolta da Izzi Dame che lo ha accusato di non dare il 100% alla causa del Culling. Shawn Spears ha approvato e i 3 hanno lasciato il figlio di Bull Buchanan a terra, ancora una volta solo. Il fatto è che è una menzogna, Brooks Jensen ha dato tutto ciò che aveva in canna ogni singola volta, ma non è mai bastato a nessuno il suo massimo: non a Kiana James che lo ha tradito e abbandonato, non a JBL che lo ha scartato in favore di Josh Briggs esortando quest’ultimo a liberarsi del peso morto, non a Fallon Hanley che ha trovato partner più affini a se stessa, non a Oba Femi che non lo ha ritenuto un degno avversario per il titolo nordamericano e lo ha quasi ammazzato per punirlo, non a quelli del Culling che lo hanno usato solo come quello che si prendeva i bump peggiori. E Josh Briggs? un anno e mezzo fa era carico e voleva sfondare nella categoria in singolo, oggi è contento di essersi riunito con Inamura, il suo nuovo tag team partner trovato in Giappone. Quindi il suo problema non era che gli stava stretta la divisione di coppia bensì che non voleva Brooks Jensen come compagno?
Insomma alla fine della fiera Brooks Jensen non è mai abbastanza per nessuno, forse è arrivato il momento che impari ad esserlo almeno per se stesso. Le potenzialità le ha, è uno di quei wrestler che crescono tra storyline secondarie e feud di terz’ordine ma ciò non implica che non sia o non possa diventare un lottatore di prima fascia un giorno: ha un fisico in costante miglioramento, il look alla Hazard, sul ring se la cava, al microfono anche, eccelle nell’interpretazione del suo personaggio e considerando l’età e la determinazione il limite è il titolo NXT. Potrebbe essere una grande storia di rivincita la sua se dalle prossime settimane inizieranno la sua scalata dal baratro, nel quale ha continuato a scavare negli ultimi 17 mesi, oppure potrebbero tenerlo off screen e farlo tornare con una nuova verve, magari nel frattempo prestarlo a qualche altra federazione come la NOAH. Purtroppo non posso escludere neanche il licenziamento come conclusione del suo cammino, sarebbe ingiusto e uno spreco di ciò che la penna di Shawn Michaels ha scritto negli ultimi 3 anni e mezzo per il 23enne del Profondo Sud, in quanto Ben Buchanan resta ancora una tela bianca nonostante tutto ciò che ha vissuto e che vivrà. See you space cowboy…








