Un altro ppv di Impact Wrestling è andato agli archivi, consegnando vincitori e sconfitti. Slammiversary XVI ha confermato il buon trend della compagnia, soprattutto in una location ideale come quella canadese che raccoglie sempre grossi consensi. Ma cosa è accaduto in quel di Toronto? Andiamo a scoprirlo assieme.

* Fatal Four Way Match: Johnny Impact vs Petey Williams vs Taji Ishimori vs Fenix (8 / 10)

Bello vedere il match iniziare col pubblico che incita il nome “Impact Wrestling”, segno che la compagnia è benvoluta in una terra che non ha mai avuto una realtà abbastanza forte da poter finire il televisione o in pay-per-view dai tempi del Canadian Dungeon degli Hart. Il match è stato davvero bello, intenso, dove ciascun atleta si è guadagnato uno spazio ben preciso. Un incontro molto “indie” dove tutti vengono tifati per ciò che sanno fare e non per ciò che rappresentano. Chiaro che quello che spicca di più sia Fenix, chiaro che colui che crea più empatia sia Williams, chiaro che l’underdog da cui ti aspetti di tutto sia Ishimori e chiaro che il vincitore debba essere Impact. E non è solo la vicinanza di questo “cognome” al nome della compagnia a spingere in questa direzione, ma anche la sensazione che questo match volutamente da X Division possa consentire all’ex WWE di giocarsi una carta sensibile nella categoria, magari con un nuovo campione al suo cospetto. Il pubblico poi ci mette del suo, e si sa che gli opener migliori sono proprio questi.

* Tessa Blanchard vs Allie (6,5 / 10)

Si parte da cosa è mancato: nella prima parte non c’era il feeling tra le due. Sì tante mosse, sì tanta costruzione, ma le due non parevano molto convinte di quel che stavano proponendo. In particolare la Blanchard sembrava frenata, presa da qualche problema di memoria sulla posizione e sul timing da tenere sul ring e fuori dal ring. Poi la psicologia le ha salvate, ha permesso che entrambe caricassero le loro qualità a poco a poco, come un diesel che si accende. Finale improvviso, complicato ma plausibile dopo che Allie era andata ad un tantino dalla vittoria. Hanno offerto meno di quello che ci sarebbe aspettato da loro, ed è un peccato visto che si conoscono molto bene. Per la Blanchard il passo verso il regno titolato pare breve, per Allie ci sarà qualcos’altro da fare con la Yung, sicuramente.

* House of Hardcore Rules Match: Eddie Edwards vs Tommy Dreamer (6,5 / 10)

Un incontro che rispecchia la sua stipulazione non è facile da trovare. Questi sono i match della House of Hardcore, questi sono i finali, e forse – per quanto costruito – ci si sarebbe aspettato molto di più. Un hardcore meno vispo, come del vino mischiato con acqua, che sa troppo di acqua e poco di vino. Bene la psicologia anche qui, qualche colpo duro e l’arrivo del sangue. Il minutaggio basso non li ha aiutati, ma come match di contorno è andato tutto sommato bene. Molto fastidio nel finale quando il tavolo ha mancato di infiammarsi per consentire il pin alla sua maniera di Eddie. Nel post match la redenzione per l’ex American Wolf ed un potenziale passaggio di consegne con l’Innovator of Violence, il futuro è scritto per Edwards che potrebbe aver finalmente trovato un posto nel mondo con questa storyline.

* X Division Title Match: Matt Sydal (c) vs Brian Cage (7 / 10)

Se c’è una cosa che Lucha Underground ha insegnato è che non esistono categorie. Sono solo dei paletti dentro la nostra mente per insegnarci che per forza quello grande è molto forte e quello piccolo è molto debole. Cage è un finto grande, è al confine tra il peso leggero (per l’altezza) e il peso massimo (per il fisico). E ci sta benissimo nella X Division, in questo nuovo mondo dove anche quelli grossi sanno saltare, volare, alternare fasi veloci ad altre decisamente più lente ed accurate. Però se in questo frangente Cage si fosse trovato di fronte un avversario dall’appeal e dall’esperienza più corta, forse non ne rimarremmo così soddisfatti. Con Sydal, Impact ha fatto un miracolo. Bravissimo peso leggero, ma mai capace di sfruttare appieno un personaggio, mai capace di andare oltre le sue acrobazie. Ora è un personaggio fatto e finito che ha nel suo carniere anche le acrobazie ma non solo. Ed è così, complice anche un minutaggio da show settimanale, che questo match esce buono ma non trovo, giusto. Racconta che ora, visto quanto accaduto nel ppv, non sarà facile per il nuovo campione difendere la cintura con un nugolo di atleti che ha dalla propria tutte le carte per mettergli il fiato sul collo. Il primo? Johnny Impact, non uno qualsiasi.

* Knockouts Title Match: Su Yung (c) vs Madison Rayne (6 / 10)

La Yung ha quel tipico personaggio che andrebbe maledettamente bene in Giappone o in Gran Bretagna. Se gestito a dovere può dare molto di più delle sue stesse capacità lottatorie, ed è quello che è accaduto finora. Attitudine confermata anche nel ppv con un incontro a senso unico dove Madison ha provato qualsiasi tipo di mossa pur di vincere. Ma cos’è la Yung? Sembra davvero complicato battere il suo personaggio com’era complicato superare Undertaker a suo tempo. Lungi da me fare dei paragoni azzardati, ma è un piano sul quale Impact sta giocando la personificazione della campionessa. Posto che né Allie e né Madison sono in grado di superarla, posto che Tessa dovrà inventarsi qualcosa pur di arrivare al titolo, non sembrano esserci molte vie per un prossimo cambio titolato. E, per certi versi, va pure bene così: bisogna costruire qualche nuova face per riequilibrare la situazione.

* Street Fight 5151 Tag Team Title Match: LAX (c) vs The OGz (8 / 10)

Forse uno dei match più attesi del ppv, ha confermato cosa tutti si aspettavano. Ed attenzione a quel che è accaduto: i ruoli non ci sono stati. Chi sono gli heel? E chi i face? La linea di demarcazione è più sottile di quel che si pensi e il feud non è certo terminato qui. Se ci aspettavamo la vittoria dei “vecchi”, non prendiamola a male: i LAX (in tenuta stile Bullet Club samoano) hanno dimostrato una volta per tutte di essere un crack ad Impact, di essere uno dei tag team favoriti a fine anno come miglior coppia del 2018, di essere in grado di dialogare con delle colonne del wrestling TNA giocandosela alla pari, spingendosi anche al di là di qualunque concezione. Decisivo, a sorpresa, Konnan: le puntine da disegno sono sempre un ottimo pretesto finale se utilizzate con la giusta cautela e la giusta velocità. Nel post match, il capo dei LAX vede materializzarsi una scena che ha vissuto spesso negli anni ’90, quel marchio di fabbrica dell’NWO di usare le bombolette spray sulle cinture e di punire oltre modo i propri avversari. Non è finita qui, chissà cosa ci riserverà il futuro.

* Hair vs Mask Match: Pentagon Jr vs Sami Callihan (9 / 10)

Per anni si è detto che la TNA (e quindi anche Impact) avesse smarrito la via. Cosa doveva essere, se non una alternativa alla WWE? E come si diventa alternativa? In un senso solo: migrando certe componenti dell’indy wrestling in un contesto di massa, più edulcorato e in parte moderato, dove le stesse potessero essere accolte con sorpresa. E allora dopo un ppv come Extreme Rules che di extreme rules non ha avuto niente, Pentagon e Callihan dimostrano non solo di aver ottenuto ma anche di affinato il link creato nelle indipendenti, ed in particolare nella AAW dove Sami e Jimmy Jacobs sono sia wrestler che produttori, esattamente come avviene ad Impact. La sfida tra Messico e Stati Uniti in campo neutro è stato un massacro con poche armi, una vera e propria bolgia di violenza e cattiveria dispensata da entrambi i contendenti. E anche qui si nota un lavoro importante sulla storia, dove l’overbooking non è invasivo, ma solo una parte di un contesto ben più ampio di così. Vince Pentagon perché così doveva andare, ma mai come in questo caso il vero protagonista è stato quel bastardo di Sami Callihan, un heel che ricorderemo anche nei prossimi 15 anni quando penseremo alle gesta di Impact Wrestling. La compagnia canadese aveva bisogno di un atleta così, senza troppi fronzoli, che sa di Terry Funk e Cactus Jack, di ECW dei bei tempi pur rimanendo fortemente indipendente per valori e capacità. Potenziale match dell’anno? Probabile, sicuramente entra di diritto nella top 3 al momento.

* Impact Wrestling World Heavyweight Title Match: Austin Aries (c) vs Moose (7,5 / 10)

Come fai a proporre un main event per il titolo mondiale dopo due match come quelli appena vissuti? Come fai a tenere alta l’attenzione del pubblico con un incontro che potenzialmente potrebbe essere buono per il midcard della Ring Of Honor? Ecco, o il booking team era in serata di grazia o semplicemente c’è una fiducia tale nelle potenzialità degli atleti che ogni cosa può e deve uscire bene. E questa sfida è uscita davvero bene, mantiene l’interesse dal primo all’ultimo minuto, anche in questo caso con un overbooking non invasivo e ben funzionale alla storia che i due volevano raccontare. Vince Aries, e per certi versi è un bene che sia così. Moose ha colto la simpatia del pubblico, ha buone capacità ma non ha l’immagine adatta per ricoprire il volto della compagnia. Hanno mostrato che quando c’è qualità è quasi impossibile che un match non venga come deve, a meno di mani ubriache che mettono mano con finali da coma etilico (vedasi il già citato Extreme Rules).

Commento Finale:

Quando Don Callis arrivò ad Impact disse di aver preparato un piano quinquennale di crescita. Impact è nata sulla ceneri della TNA e andava pulito in ogni suo rivolo, in modo da presentare qualcosa che si potesse assimilare come una alternativa ad uno strapotere. Con un nuovo entusiasmo: non per mettersi in competizione con la WWE, ma per costruirsi un proprio posto nel mondo del wrestling al di fuori delle mura della compagnia di Stamford. La NJPW e la ROH hanno dimostrato che c’è spazio là fuori ed è un bene che Impact stia quasi tornando alle origini della TNA per riacquistare un po’ di purezza e iniziare un nuovo percorso.

Slammiversary è un passo avanti ulteriore rispetto agli scorsi special event, e soprattutto segna le altezze: un ppv deve essere molto meglio di una puntata settimanale, e ciò è avvenuto. Gli ultimi tre match della card sono stati straordinari, il resto non ha mai avuto cadute di tono mantenendo una certa linearità nel racconto delle storie e dei match, che è in fondo la cosa più importante e più attesa dai fan. Toronto ha risposto ben presente, il posto è stato funzionale e dimostrato che c’è molta luce nel futuro della compagnia.

Voto ppv: (7,5 / 10)

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature, col tempo ha voluto perdere la definizione di "Marco Travaglio del wrestling web".