Certo che fare un pezzo sugli award indy quest’anno non è semplice. Nella pratica, il 70% delle compagnie è scomparsa, un 10% è andata avanti finché ha potuto, un 20% si è adeguato ai tempi ed attende che il 2021 porti buone nuove. Sì, insomma, una catastrofe. Anche perché, dopo diversi anni, dovrò escludere la scena britannica e dovrò basarmi giocoforza solo su quelle 4/5 promotion che sono rimaste ancora in campo. Siete pronti? Iniziamo!

Miglior Wrestler: Jonathan Gresham

Che fosse bravo lo sapevamo. E sapevamo anche che fosse un wrestler decisamente sottovalutato rispetto alle reali potenzialità. Poi durante il 2020 è decisamente esploso. In team con Jay Lethal ha fatto la voce grossa, portandolo su un territorio tecnico non molto esplorato dall’ex campione del mondo. Poi quando è venuto il momento di rispolverare il titolo Pure, il suo profilo è apparso decisamente il migliore per ricordare i bei tempi. Miglior wrestler a mani basse.

Miglior Tag Team: The Foundation (Jay Lethal & Jonathan Gresham)

Anche a questo giro la scelta è stata semplice. Con la pandemia di mezzo, le promotion o hanno fatto pochi show o quelli che hanno fatto erano infarciti di singles match. Per un po’ hanno battagliato con Ace Austin e Madman Fulton, assoluti dominatori in AAW. Ma conta anche la qualità delle sfide, la capacità di essere incisivi in un conteso. E in questo Jay Lethal e Jonathan Gresham sono stati eccezionali, sia in singolo che come tag team. Per loro il 2021 diventerà più duro, ma hanno tutte le qualità per mantenersi al top della categoria.

Most Improved Star: Blake Christian

Ve l’ho presentato qualche mese fa e vi ho fatto notare come assieme ad Alex Zayne stessero un po’ facendo rinascere lo spotfest wrestling, dopo un periodo in cui l’hardcore wrestling aveva preso campo. In questo anno così strano, il rientro agli show della GCW ha aiutato questo ragazzo spettacolare che non ha fatto altro che mettere se stesso oltre l’ostacolo in match molto belli e come al solito scavezzacollo. Il doppio confronto con Lio Rush poi l’ha visto sempre protagonista e vincitore, segno che il wrestling che conta lo ritiene pronto per essere un main eventer.

Best Show: Joey Janela’s Spring Break

Pochi gli show di quest’anno e non tutti sono stati di buona fattura. Molti alti e bassi, ma l’unico che è riuscito a scivolare bene per diverse ore è stato ancora una volta il “Joey Janela’s Spring Break”. Messo in scena diversi mesi dopo la sua data originaria, con una card diversa da quella originaria, ha saputo divertire tantissimo il pubblico con alcuni confronti di gran bel interesse. Ad esempio rivedere assieme il Team Pazuzu (Bruce Dickinson, Santana, Ortiz) combattere ed elevare il livello dei NexGen (Alex Zayne, Blake Christian, Jordan Oliver) è stato un bel vedere. Divertenti il Clusterfuck e Morton vs Janela, di buon impatto Lio Rush vs ACH dopo la loro dipartita dalla WWE.

Best Match: Mexiblood (Bandido & Flamita) vs Briscoes Brothers (Mark & Jay)

Per farvi capire la bellezza di questo match, vi riporto l’analisi del nostro Dorian al ppv “Free Enterprise”: nonostante i Briscoes li vediamo in ROH da ormai anni, loro sanno tirare fuori delle prestazioni con i fiocchi. Flamita e Bandido dall’altra parte sono i perfetti avversari in questo match che probabilmente sarà il migliore della serata e che rimarrà nella memoria di molti per parecchio. 18 minuti spesi alla grande e fino all’ultimo la vittoria dei Briscoes non sembrava scontata. Complimenti a tutti e quattro.

Best Promotion: Ring Of Honor

Avrei potuto scegliere, per il terzo anno di fila, la GCW. Dopo tutto è stata la prima a riprendere, la prima trovare il pubblico a bordo ring, la prima a completare show di alto profilo. Ma a questo giro devo premiare la Ring Of Honor. Perché? Perché ne ha vissute tante: dagli scandali dello SpeakingOut allo stop per la pandemia, fino alla perdita di alcuni atleti di alto profilo come i Motor City Machine Guns, Marty Scurll, Bandido, Flamita, Rey Horus e Jeff Cobb. Hanno perso l’opportunità di fare lo show con le vecchie stelle. Ma si sono rimessi in sesto, hanno fatto quadrato e presentato un torneo per il titolo Pure decisamente giusto, sia nelle intenzioni che nel booking. Il gran finale con un bel Final Battle, che risuona come una reale rinascita dopo un periodo veramente difficile.

Simone Spada
Giornalista professionista ed esperto di comunicazione, dal dicembre del 2006 è redattore di Zona Wrestling. Negli anni è stato autore di rubriche di successo come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Il primo giornalista in Italia ad aver parlato diffusamente di TNA ed AEW su un sito italiano di wrestling.