Cari lettori dell’Indy City Beatdown, questa settimana copriamo lo slot della domenica sera a poche ore della Royal Rumble. Rivedremo cosa è accaduto la scorsa settimana ma soprattutto il focus quest’oggi è su Chuck Taylor!

AAW
Ed ecco che ricomincia a macinare anche la AAW con lo show “Art of Wrestling” che la scorsa settimana ha messo di fronte il solito nucleo di atleti forti e conosciuti. Intanto il nuovo gruppo formato da David Starr, Trevor Lee e Jeff Cobb ha sconfitto i Killer Kult (OvE in TNA/Impact), Myron Reed ha fatto un signor match con Teddy Hart proseguendo nella sua crescita e Rey Fenix ha mantenuto il titolo massimo contro Riddle. Attenzione all’affare dei titoli di coppia: i Besties in The World hanno detenuto le cinture ma Davey Vega ha sofferto un infortunio che pare possa pregiudicare la sua presenza nei prossimi mesi. DJ Z ha deciso di non rendere vacante l’Heritage Title nonostante un infortunio ed è stato sfidato da Trevor Lee e da AR Fox (con un braccio rotto): Jeff Cobb ha messo d’accordo il pubblico stendendo tutti i presenti.

AAW HEAVYWEIGHT CHAMPION: Rey Fenix
AAW HERITAGE CHAMPION: DJ Z
AAW TAG TEAM CHAMPIONS: Davey Vega & Mat Fitchett

AIW
Ultimo match e saluti per un wrestler che ha fatto bene nella promotion dell’Ohio. Raymond Rowe è stato il protagonista di “Death Rowe”, perdendo nel main event contro Keith Lee. Lo spazio migliore di questo show senza molte stelle è però andato ai ragazzi: i Dedication Personified (Daniel C. Rockingham and Brian Carson) sono i nuovi contendenti ai titoli di coppia dopo aver vinto un Four Way Match; Dominic Garrini ha sconfitto in un bel match Juice Robinson mentre nuova sconfitta per Shane Mercer, che da tempo riesce ad ottenere soddisfazioni.

AIW ABSOLUTE CHAMPION: Nick Gage
AIW INTENSE CHAMPION: Joey Janela
AIW TAG TEAM CHAMPIONS: PB Smooth & Swoggle

** Indy Focus **

IL MAESTRO DELLO STILE TRASH DELLA LUCHA LIBRE

“Il mio stile è una specie di mix tra la lucha libre e l’high flying americano. Cerco anche di metterci qualcosa di comico perché è facile e non mi piace solo prendere colpi. Si tratta di un miscuglio di cose terribili. Ancora oggi non capisco perché i booker mi chiamino”.

Credo che se un fan di wrestling vuole capire chi è e cosa fa Chuck Taylor, deve leggersi queste parole. In una sola definizione, pensa che il suo stile di lotta si possa riassumere in “trash lucha libre” dove è presente di tutto. Ecco perché viene chiamato spesso dai promoter: qualunque cosa ti serva nello show, lui sa farla. Sa essere heel, face, tweener, comedy, brawler, flyer. Sa essere tutto ciò di cui hai bisogno, e lo sa essere dal 2005, anno in cui ha iniziato a farsi notare grazie alla Iwa Mid-South e soprattutto in Chikara. L’anno dopo ha già messo in fila un gran bel feud con Ricochet, ha vinto titoli ed è diventato un assoluto protagonista delle due compagnie sopra citate. Dopo di che mette in fila il Team F.I.S.T assieme al migliore amico Johnny Gargano e ad Icarus, match e feud come se piovesse in Dragon Gate USA, Evolve, la stessa Chikara, PWG, CZW, AIW, IPW, Beyond, WIF e Dragon Gate giapponese. Ogni settimana aveva tre o quattro match da combattere, segno che davvero è un wrestler di cui non si può fare a meno.

Chuck Taylor è capace di instaurare una connessione naturale col pubblico. Gabe Saposlky, patron della EVOLVE, ha affermato che si tratta di un wrestler molto capace atleticamente e versatile, c’è sempre da divertirsi con lui sul ring. Questa sua capacità deriva dall’ossessione sviluppata per la crescita professionale: il primo anno e mezzo di allenamenti, aveva solo 15 anni, l’ha passato preferendo la palestra alla scuola. In particolare si allenava all’Old School Training Academy di Brandon Walker in Kentucky col supporto inesistente dei genitori, che anzi avrebbero voluto da altre parti che ad imparare le basi di questo sport. Il sabato si allenava meglio di chiunque altro, andando avanti dalle 14 alle 22 con poche soste. Taylor stesso dice che avrebbero potuto cacciarlo per l’esagerazione che ci metteva sul ring. Appena compiuti i 18 anni ha avuto la possibilità di viaggiare in altri stati e così iniziare a lottare.

Il suo nome è Dustin Howard, ma siccome nel lottare utilizzava delle Converse Chuck Taylor, ha pensato bene che quello dovesse essere il suo in-ring name. Quando nel 2015 ha annunciato il suo ritiro dal wrestling, molti si chiesero se stesse per passare in WWE sponda NXT oppure se davvero quegli ultimi mesi fossero gli unici in cui si potesse vederlo su un ring. E invece nel 2016, per mezzo di una storyline in Chikara, decise di cambiare personaggio, cambiare spesso nome finché non arrivò a quello definitivo: DUSTIN (scritto in maiuscolo). Uno stint piccolo ma importante in EVOLVE (vince il titolo di coppia con Drew Galloway) e paradossalmente si lancia verso il gotha del wrestling indipendente a 30 anni arrivando nel main event della PWG, lottando spesso e volentieri sia per la Ring Of Honor che per la New Japan grazie alla riunione dei Best Friends con Trent Baretta.

Partito come un fan di Road Dogg Jesse James, è arrivato al titolo massimo con una attitudine completamente diversa e utile a mescolarsi con lo sfidante degli sfidanti in Pro Wrestling Guerrilla: il campione Zack Sabre Jr. E così, dal nulla, Taylor diventa il campione assoluto, scalando una montagna fino a quel punto impossibile. Il suo primo regno non dura tanto e non ha difese, eppure Ricochet ci deve impiegare la bellezza di 30 minuti per detronizzarlo. Non semplice se davanti hai un atleta duttile, che fino a qualche anno prima infilava pollici laddove non batte il sole dei suoi avversari. Ma quel titolo se l’è ripreso due settimane fa, ha ottenuto la rivincita sperata ed ora si presenta in questo 2018 come l’uomo da battere. Impegnato in tre fronti, potrebbe davvero trovare il lasciapassare per giungere anch’egli dalle parti di Stamford.

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature, col tempo ha voluto perdere la definizione di "Marco Travaglio del wrestling web".