Carissimi amanti dell’indy wrestling, ben ritrovati nella vostra rubrica preferita che riguarda tutto ciò che accade in giro per il mondo senza che riguardi la WWE e Impact Wrestling. Uno spazio a se stante che oggi vi riepilogherà alcuni degli eventi accaduti la scorsa settimana e che avrà un focus un po’ polemico nei confronti di alcuni dei protagonisti degli show americani ed europei.

MAJOR LEAGUE WRESTLING (MLW)
Nuovo evento per la MLW che quest’anno sembra davvero lanciata nel presentare al proprio pubblico il meglio del wrestling indipendente attuale. Ci eravamo lasciati coi tapings dove Low Ki era diventato il nuovo campione assoluto della compagnia battendo Shane Strickland, in quel di BattleRiot l’ex campione X Division della TNA si è confermato al top sconfiggendo John Hennigan non senza qualche difficoltà. Conferme e sorprese per quanto riguarda le altre cinture: i Lucha Brothers (Pentagon Jr e Fenix) hanno mantenuto contro Drago e Rey Horus mentre il titolo Middleweight è stato assegnato per la prima in un incontro tra MJF e Joey Ryan dove il primo è riuscito ad aggiungere un’altra grande affermazione alla sua bacheca. Da segnalare, nel main event, una battle royal decisamente caotica a 40 uomini vinta dal veterano Tom Lawlor: nel match si sono visti personaggi come Headshrinker Samu, Konnan, Lance Anoai, Blue Meanie, Ken Doane, Kevin Sullivan e i grandi protagonisti del wrestling indy attuale sia americano che messicano.

MLW World Heavyweight Champion: Low Ki
MLW World Tag Team Champions: The Lucha Brothers (Pentagon Jr. & Rey Fenix)
MLW World Middleweight Champion: MJF

PROGRESS WRESTLING
Due spettacoli infrasettimanali per la Progress, che in maniera sempre più costante sta allargando il bacino dei suoi spettacoli e a breve andrà ad avventurarsi sul suolo americano per alcuni show di altissimo livello. Il primo evento si è tenuto mercoledì 18 ed è stato più ad uso e consumo dei fan più fedeli alla compagnia, visto che sono stati impegnati wrestler giovani e di minor appeal rispetto ai soliti. Spiccano le vittorie degli Anti-Fun Police e degli M&M in ottica Thunderbastard Tag Team Series coi primi due punti conquistati, mentre la sfida tra fazioni ha creato un risultato di 1-1 con Millie McKenzie che ha avuto la meglio su Chakara mentre Charlie Morgan ha superato di slancio Candyfloss. Nella giornata di ieri invece si è tenuto il capitolo numero 74 con il tanto agognato cambio titolato: WALTER ha sconfitto Travis Banks e si è preso la cintura assoluta della compagnia. Per l’australiano è la fine di 10 mesi di regno condito da 17 difese. Ora verso Wembley sembra avvicinarsi l’ora di Tyler Bate, decisivo nello stoppare TK Cooper durante il main event. Lo stesso Cooper ha perduto contro Williams la sua opportunità al titolo Atlas, ma subito dopo Trent Seven si è presentato a reclamare una title shot. E se Jinny è ancora campionessa femminile, Toni Storm torna prima contendente; infine il feud tra Webster e Haskins si sta accendendo in maniera robusta, col primo ben assistito dal “fratello” Wild Boar nei The 198.

PROGRESS World Champion: WALTER
PROGRESS Tag Team Champions: Grizzled Young Veterans (James Drake & Zack Gibson)
PROGRESS Atlas Champion: Doug Williams
PROGRESS Women’s Champion: Jinny

PRO WRESTLING REDEFINED (AAW)
La compagnia dell’Illinois ha messo in scena uno degli eventi più attesi dell’anno, quel “United We Stand” che spesso dà qualche sorpresa niente male. La parte iniziale è stata dominata dagli oVe che hanno messo a soqquadro il primo match tra Clayton Gainz e Connor Braxton, e a seguire hanno permesso un nuovo no contest contro Brody King e Jimmy Jacobs per eccessiva violenza espressa da ambo le parti. A seguire Kimber Lee ha detenuto il titolo femminile ai danni di Su Yung mentre Myron Reed si è guadagnato una title shot al titolo Heritage superando AR Fox, Paco, Shane Strickland e Stephen Wolf. Street Fight vincente per MJF sull’ex partner Ace Romero mentre i WRSTLING ha battuto il trio formato dai campioni ACH e Besties, conquistando di colpo ben due future title shot – una riguardante il titolo assoluto e uno per i titoli di coppia.

AAW Heavyweight Champion: ACH
AAW Heritage Champion: Trevor Lee
AAW Tag Team Champions: The Besties In The World (Davey Vega & Mat Fitchett)
AAW Women’s Champion: Kimber Lee

RING OF HONOR (ROH)
Onore a tutti gli atleti della Ring Of Honor per lo show che venerdì scorso ha preceduto i tapings di sabato. Prima di tutto i campioni: conferme da Punishment Martinez (su Scorpio Sky) e Sumie Sakai (su Karen Q), Jay Lethal non era presente mentre i Briscoes sono stati impegnati in un no-title match nel main event dove hanno perduto con gli Young Bucks (previsti nel triple threat anche gli Addiction). Jon Gresham sta crescendo a poco a poco e la vittoria del Four Corners Survival sa di trampolino di lancio, ma gli occhi sono andati soprattutto alla sfida tra Nick Aldis e Flip Gordon valevole per il titolo NWA con il britannico che si è confermato campione e col suo sfidante che rimane ancora fuori dalla card di All In. Al termine del match ancora una volta un confronto tra Aldis e Cody, segno che l’incontro dell’1 settembre s’ha da fare.

ROH World Champion: Jay Lethal
ROH World Tag Team Champions: The Briscoes (Jay Briscoe & Mark Briscoe)
ROH World Television Champion: Punishment Martinez
ROH World Six Man Tag Team Champions: The Kingdom
ROH Women Of Honor Champions: Sumie Sakai

** Indy Focus **

LE PROMOTION INDY DEVONO RIBELLARSI

Matt Riddle è vicino alla firma con la WWE. Keith Lee ha debuttato qualche settimana fa ad NXT. Sono solo due delle stelle delle indy che di recente hanno deciso di firmare con la compagnia di Stamford con l’auspicio di diventare qualcuno nel business formato wrestling. I vantaggi sono molteplici: una assicurazione medica certa, stipendio preciso ogni mese, viaggi pagati, possibilità di lottare in arene enormi o negli stadi, viaggiare per il mondo, divenir famosi. Insomma perché un wrestler, un qualunque wrestler dovrebbe rinunciare a questo sogno che diventa realtà?

Fondamentalmente la realtà è diversa da come viene descritta. Chiaro, molti ex delle indy sono nelle posizioni preminenti di tutti gli show WWE, in particolare quando passano da NXT. Però il concetto di All Star roster non ha mai funzionato, la stella delle indy finisce presto per essere uno qualunque là dentro e per accontentarsi dei privilegi economici. Ma una volta che vieni svuotato della tua essenza, cosa rimane? Siamo sicuri che uno così bordeline come Alesteir Black possa avere successo nel main roster, ad esempio? O cosa dire di Kassius Ohno, tornato con la speranza di avere finalmente un minimo push e ridotto a fare da comparsa per qualche match di discreto livello? Senza contare tutti quei ragazzi che si sono fatti abbagliare dall’NXT UK, che altro non sarà che l’ennesimo progetto WWE destinato ad avere vita incerta.

Oggi il mondo del wrestling è cambiato, lo ha spiegato bene Austin Aries. Si guadagna anche fuori dalla WWE, si guadagna bene e si guadagna tanto. Giri il mondo, sfidi chi vuoi, quando vuoi, ovunque tu voglia. Visiti i luoghi dove lotti, ti fai un nome o se lo sei già, allunghi la lista del tuo curriculum. Sei libero: se una settimana non ti va di lottare, non lotti. Se ti fai male, non hai dei medici che ti costringono a lottare. Se vuoi stare di più con la tua famiglia, lo fai. E non perdi nulla di quanto proposto dai McMahons perché le opportunità per divenire famosi ci sono ormai ovunque. Non lotterai negli stadi, è vero. Ma All In dimostra che 10 mila persone le può fare anche un progetto indy. E la ROH, e le promotion inglesi, e la NJPW raggiungono stabilmente oltre mille persone ad evento. Ed hai lo spazio che hai sempre sognato.

In questo momento però le stesse promotion devono ribellarsi. Non tanto con la WWE, quanto con gli atleti stessi. Non è un fatto di soldi, ma di un discorso motivazionale da fare. Le indy sono come un serpente a cui tagli la coda, e quella ricresce. Però negli ultimi sei anni si sono viste svuotare i roster dagli atleti più in vista, costrette a far maturare prima wrestler ancora da svezzare, trovando in alcuni casi fortuna e in altri sfortuna. Devono cercare di lavorare sulla testa dei propri ragazzi, far capire che la WWE non è l’America, e anche se lo fosse, non lo è per tutti. Che è come una bell’uomo che ci prova in tutti i modi, ti porta fuori a cena, ti fa regali e ti imbroda di complimenti giusto per portarti a letto. Poi sparisce, o se c’è rimane freddo, sui suoi passi. Magari si fidanza con te, ma intanto va letto con le altre che hanno magari maggiori muscoli, un fisico migliore, un appeal migliore. Basta ai vari Riddle e compagnia rimanere a casa da soli con la certezza che comunque uno stipendio arriva? Alla lunga, l’orgoglio convince d’andar via.

Ecco, le promotion indy devono ribellarsi e mostrare i vantaggi del proprio prodotto. Lavorare su se stessi, volersi ingrandire senza perdere di vista il proprio budget e la propria essenza. Devono smarcarsi dalla galassia WWE e stargli alla larga. Ci sono molti progetti che funzionano e che a poco a poco stanno mostrando dei benefici incredibili: in America la PWG è passata ad una location più grande e di più rilevante impatto; la NWA sta costruendo qualcosa che tra qualche anno ci farà impazzire e che già oggi regala cose molto belle; la Progress e la ICW (più la prima della seconda) stanno ottenendo benefici dal proprio percorso e non dall’affiliazione ai McMahons; la Ring Of Honor avrà un bel ritorno comunicativo sia tramite All In che attraverso la Jericho Cruise. Le alternative ci sono, e ci sono i wrestler che capiscono il momento attuale. E credo che una spinta a questa nuova fase la possano solo dare i due maggiori atleti dell’era 2000 in tutti i settori sono stati impiegati (indy e WWE): Bryan Danielson e CM Punk. Qualora dovessero tornare alle origini, sarà curioso vedere come girerà il trend sia all’interno della WWE che al suo esterno.

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature, col tempo ha voluto perdere la definizione di "Marco Travaglio del wrestling web".