Quando il 16 novembre 2016 è stato lasciato libero dalla prigione in cui era detenuto, per molti fan quella data ha rappresentato uno spartiacque. Arrestato per furto in una banca, si è preso una condanna a 5 anni e dal 2010 al 2015 è rimasto dentro. Rilasciato in libertà vigilata, ha violato anche quella. Tanta era la voglia di stare fuori, di muoversi, di rivedere vecchi amici. Poi in quel giorno di novembre è cambiato tutto, è tornato tutto al passato ma solo per vedere il futuro. Definitivamente.

Nick “Fucking” Gage era se stesso già prima. Era già una icona di stile, amato e rispettato dal pubblico per aver spinto un ideale, quello della ECW, verso nuove direzioni. Ultraviolent è l’indirizzo giusto e nessuno meglio di lui ha saputo rappresentare l’integrità del genere e raggruppare attorno a sé e alla CZW quel nugolo di persone che voleva vedere in faccia l’estremizzazione della contemporaneità. Non senza rischiare qualcosa: nel 2009 è stato quasi salvato dalla morte dopo aver lottato un irrazionale match contro Thumbtack Jack. Consentire ai fan di vedere ciò che vogliono, alle volte, ha un prezzo da pagare e lui lo stava per scontare per sempre.

Quando nel 2017 è tornato nel wrestling che conta grazie alla GCW, il wrestling era cambiato. C’era la folata britannica, gli high flyer al top, i big man spariti, molto meno hardcore e molta più tecnica. Nick Gage non è un gran wrestler, conosce bene poche basi e per il resto del tempo sa utilizzare tutta la sua esperienza in azioni hardcore. È un Sandman 2.0, ma un po’ più bravo e preparato, e soprattutto meno ripetitivo. Certo, non sono mancati gli ultraviolent match. Ma se notate il suo percorso dal ritorno, non ha coinvolto solo wrestler di quel genere lì e solo match di quel genere lì. Ha sfidato Jon Gresham, Ar Fox, Tracy Williams, MJF, Rich Swann, Willie Mack, Jack Evans, Fire Ant, Swoggle, Marko Stunt e in ultimo Orange Cassidy. Ha avuto a che fare persino con Jordynne Grace.

È come se uscito di prigione, Gage avesse deciso di provare a vedere com’era cambiato il wrestling. Cosa fosse mutato in cinque anni e in che modo il suo stile poteva essere portato in una dimensione parallela da avversari che difficilmente sarebbero stati in grado di mantenere il suo standard hardcore. E così ha capito che non ha molta importanza dover rischiare la pelle ogni sera, ma magari si possono scoprire nuove vie per diventare sempre più grandi. Ecco perché dal suo ritorno i tifosi non hanno smesso di amarlo e idolatrarlo: ha aggiunto qualcosa di più ad un’epica già ben delineata.

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature.