Aveva ragione Triple H: Questa Royal Rumble è stata la più grande in assoluto. Almeno in termini numerici; Quasi 66 mila spettatori presenti ad Indianapolis (spesso spacciati per 70 mila, ma poco conta), e milioni di telespettatori in tutto il globo. Inoltre, una Royal Rumble densa di nomi importanti, almeno quella maschile, tutti a contendersi il Main Event di Wrestlemania: Damien Priest, Jey Uso, Sami Zayn, McIntyre, Punk, Roman e tanti altri. Una rosa di nomi blasonati così folta che qualcuno è rimasto fuori. Si pensi a Solo Sikoa, ad esempio, o ai membri del JD, oppure a Theory, Waller, R–Truth. Certo non lottatori in grado di imprimere una svolta, ma comunque gente che rimpolpava la contesa creando siparietti degni di interesse. Insomma, una RR “concreta”, intensa ed emozionante, grazie anche ad una ottima gestione delle entrate che ha saputo ravvivare l’interesse nei momenti di “stanca”, culminando in un finale a tre difficilmente prevedibile, e con la vittoria sorprendente di Jey Uso. In definitiva una edizione della Rissa Reale degna di nota che alza l’asticella ancor di più, rendendo davvero difficile superarne la qualità l’anno venturo.
Il match tra Cody ed Owens è stato capace di sublimare una rivalità che, sulla carta, non doveva essere molto coinvolgente. L’ennesimo tradimento di Owens (specializzato ormai in questo) ai danni di un ex amico, che ha portato ad una faida lunga, forse, più del dovuto, con le varie sfide abbastanza lontane una dall’altra. Tutto lasciava presagire un flop. E invece la scrittura della loro guerra, ed ovviamente i loro match, hanno saputo renderla non solo godibile, ma persino bella in alcuni spunti. Si passa così al match di coppia al meglio delle tre vittorie tra i Motor City Machine Guns e i campioni DIY. 15 minuti di intensissima sfida, in grado di non lasciar assopire il telespettatore (quantomeno italiano, visto che il match è partito attorno alle 2.30 di notte), e al contempo capace di far risaltare i motivi per cui i quattro atleti sono considerati ormai imprescindibili da ogni Compagnia di wrestling. La compagine di Smackdown alla Royal Rumble, quindi, è stata capace di tener fede alle aspettative. Ciononostante, onde evitare una smielata apologia dell’evento, urge sottolineare anche ciò che non è andato.
Su Jey Uso ho dei dubbi, anche se sento di essere una mosca bianca. Il samoano non mi ha mai convinto del tutto, né al microfono né sul ring. Sembra quasi soffrire le luci della ribalta; In effetti tutte le volte che si è trovato in contese di primissimo livello, che avrebbero dovuto consacrarlo, è sembrato spento e mai opportunamente convinto. Stessa cosa dicasi per i “promo”. Quando prende un microfono in mano si incespica e, tolto qualche marchio di fabbrica qua e là (e qualche lungo momento di silenzio), non fa mai proclami degni di nota o discorsi coinvolgenti. Questo suo “slang” non arriva a tutti (perlomeno a chi non è madrelingua), e l’uso eccessivo che ne fa dello stesso, per non dire che è l’unico modo in cui si esprime, credo non lo aiuti ad “arrivare” a tutti. Quando lo ascolto parlare in prossimità di una ricorrenza per lui importante, resto sempre con l’amaro in bocca, come di chi si aspetta di sentire determinate cose e invece ne sente dire la metà. E per di più in malo modo. Non faccio una critica lessicale a Jey, o sintattica. Non ne ho le qualità intellettive. Affermo solo che al microfono, come anche sul ring, sembra non essere mai convinto, e neppure convincente. È un ragazzo molto emotivo (abbiamo potuto appurarlo a Raw all’indomani della Rumble), per cui il quesito è ? Riuscirà a sobbarcarsi le responsabilità di essere l’uomo immagine della Compagnia in futuro ? E a soddisfarne tutte le elevate aspettative riposte in lui ? Mi auguro che la WWE mi abbia surclassato in sagacia (avendolo preferito a Sami Zayn, per me ideale vincitore di questa Rumble), e spero vivamente che Jey possa stupirmi, mostrando quella sicurezza al microfono e quella convinzione nei momenti cruciali che fino ad ora ha faticato ad ostentare. La posta in gioco in questa Road to Wrestlemania è troppo alta; Si devono superare, in termini imprenditoriali e come vuole Triple H, i numeri dell’anno scorso. Che di per sé sono alti e già difficilmente superabili.








