So per certo che leggendo il titolo di questo articolo, tu sia poco convinto. Jon Moxley in questi 10 mesi ha vissuto uno stint altalenante: la storia dei Death Riders è partita in un modo, si è sviluppata in un altro, e ora sta vivendo una nuova fase. Non sempre è andata bene. Anzi, quasi mai, a leggere tanti commenti in giro per il web e anche su questo sito. C’è un ma, abbastanza importante. Provo a spiegarvelo.
Partiamo da un contesto. Complici i tanti problemi fisici, di salute e personali di questi anni, Moxley è cambiato tanto. Non ha più la stessa mobilità, fatica negli scambi, rallenta i ritmi. Nei promo ci prova, ma sembra aver perso la capacità narrativa di un tempo. Non so se per colpa sua o del booking team, ma è evidente che non “performi” più come siamo stati abituati a vederlo nel passato. Segno probabilmente dei tempi che passano, ma si tratta pur sempre di un uomo di 39 anni. Significa che al più ha almeno altri 10 anni per spingere ancora sul piede dell’acceleratore. Che lo possa fare davvero, è un altro paio di maniche.
C’è chi gli ha consigliato di cambiare aria, andare via da lì. Come se fosse la AEW il vero problema. Probabilmente sarà anche una parte del problema. Ma non credo cambierebbe qualcosa. Le condizioni sono quelle. Se anche andasse in WWE, cosa potrebbero fargli fare? In quale contesto potrebbe lavorare meglio di così? Sicuramente non sarebbe un campione o un main eventer. E probabilmente lo rivedremo in un contesto “Shield” del quale nessuno dei tre protagonisti della stable ha bisogno. Non al momento, almeno.
Eppure se andiamo a rivedere la tanto vituperata storia dei Death Riders e il tanto criticato regno di Moxley, scevri da ogni pregiudizio, ci accorgeremmo del buon lavoro che fatto (e con lui la compagnia) per consegnare la cintura a Adam Page. Jon ha consegnato non solo un mezzo materiale ma anche narrativo. Il pubblico voleva questo cambio, ha tifato con tutto se stesso perché avvenisse. E lui ha regalato forse il miglior match dell’ultimo anno e mezzo soprattutto con la psicologia che un Texas Death poteva averci dentro.
Il lavoro non si è concluso. È chiaro che arriveremo alla sfida con Darby Allin per chiudere un cerchio. Ma anche alla disgregazione dei Death Riders, con Moxley spedito fuori dal gruppo che si ribellerà ad una leadership ormai perdente. Lì potrebbe inserirsi Eddie Kingston, l’amico/nemico di sempre, pronto ad aiutarlo in una nuova fase della sua carriera.
Così facendo, Mox continuerà a dimostrare di servire pienamente alla causa della AEW. Supportandola nella crescita, e sostenendo quelli che sono gli originals nel processo di consapevolezza del dover dirigere la compagnia verso il futuro.








