Nelle ultime due settimane, un rumor e una dichiarazione hanno tracciato la linea di quella che dovrà essere la strategia di miglioramento della AEW nei confronti del proprio roster. Una strategia che dice una cosa chiara: la compagnia non ha (più) bisogno di guardare con insistenza al mercato dei free agent.
I motivi sono due: al momento il roster ha una conformazione ben specifica, con un alto grado di talento e di rendimento, a tal punto da non richiedere ulteriori aggiunte; non ci sono in giro free agent da far spellare le mani. Dalle indy non sta uscendo nulla di nuovo, o di interessante, o appetibile per un tipo di wrestling che si rivolge alla tv. Il livello, in questo senso, o si è abbassato o si è bloccato. Non a caso le promotion di oggi non attirano più le fantasie e l’interesse dei fan come accadeva fino a 5 anni fa.
Il rumor dice che la WWE intende acquisire le prestazioni di Danhausen e dei Private Party, una volta scaduto il loro contratto. La compagnia di Stamford, sia per la mancanza di talenti indy e sia per l’impossibilità di sfruttare appieno adesso i ragazzi di L&F o di Evolve, guarda a Jacksonville sempre con maggiore insistenza. È un bene per la AEW, che può sfoltire il roster e liberarsi di quelle pedine che ritiene non più affini al proprio modo di intendere il wrestling. Sta qui la maturità della dirigenza: aver capito che il tempo della solidarietà e della generosità deve lasciare spazio a scelte serie e anche complesse, ma utili nell’interesse generale.
Al rumor si lega la dichiarazione è (vera o presunta) di Tony Khan ad alcuni giornalisti americani. Ovvero che la AEW, prima di effettuare nuovi innesti, ragionerà se ne varrà la pena oppure no. Non basandosi sul piacere di aver qualcuno/a in squadra, solo per il nome. E anche questo è sintomo di maturità.
Abbiamo più volte criticato Khan per la voracità con cui si è lanciato soprattutto verso gli ex WWE o coloro che gravitavano intorno alla WWE. I recenti casi di Mariah May, Malakai Black, Miro e diversi altri che in più di una occasione avevano fatto intendere di aver accettato la AEW in mancanza d’altro o come trampolino per ritornare a Stamford sono un precedente che sicuramente ha fatto riflettere. Senza dimenticare la querelle con Ricky Starks e i Lucha Brothers.
I nuovi arrivi verranno pesati sulla reale volontà di abbracciare il progetto AEW. Certo non sarà semplice. Ma l’esperienza avrà il suo peso. Anche perché in questo momento la compagnia ha raggiunto una sua nicchia e sta lavorando a piccoli passi per crescere, senza dover forzare il processo e la progressione. Passato l’entusiasmo iniziale, è la fase di maturazione che supera la tempesta. I numeri ottenuti nel primo semestre del 2025 confermano che è quella giusta.
Insomma, ne deve valere davvero la pena pensare di mettere sotto contratto un o una ex WWE, ad esempio. Qualcuno o qualcuna che possa fare essere funzionale, senza avere la pretesa di essere pushato/a a tutti i costi verso un titolo o una storyline di peso. Un conto sarebbe una Bayley che vuole raggiungere Mercedes e un conto sarebbe una Natalya che cerca una soluzione alternativa. Un conto è un Drew McIntyre che vuole rimettersi in gioco, un conto è un Brock Lesnar che sì, smuoverebbe tanto, ma sai già che il suo proposito può essere quello di tornare altrove.
La fretta è una cattiva consigliera. Nel voler gestire una azienda bisogna essere prima di tutto concreti e pragmatici. Ecco perché la AEW non può e non deve aver bisogno di piazzarsi nel mercato nel tentativo di prendere chiunque si liberi. Serve un minimo di organizzazione e strategia. Altrimenti oggi avremmo avuto nel roster Cedric Alexander, Mustafa Ali e altri: ma cosa avrebbero potuto fare di diverso o di nuovo rispetto ad altri già presenti nel roster?








