Amici ed amiche di Zonawrestling.net, un saluto a tutti voi dal vostro Dario Rondanini, di nuovo con voi per un altro dei nostri appuntamenti settimanali. Per una volta vorrei provare a lasciar perdere il pezzo di opinione, cercando di fare però una cosa a parer mio non meno difficile: raccontarvi la mia esperienza di domenica e lunedì a Torino, tra Clash in Italy e la puntata di RAW successiva. Come prima cosa, cercherò di spiegare il perchè voglio raccontarvelo. Nella mia personale visione, il wrestling deve essere prima di tutto emozione, e dopo la grande emozione che abbiamo vissuto in questi due giorni, mi sembrava opportuno e doveroso condividerla con i nostri affezionati lettori.

Troppe volte secondo me abbiamo guardato e guardiamo ancora il wrestling con lo spirito di chi sa che poi dovrà farci un articolo, un’analisi, una review, insomma un qualsiasi tipo di articolo di opinione, che come componente fondamentale deve essere sì soggettivo, ma comunque onesto intellettualmente. Ci sono dei momenti nella mia vita in cui questa visione mi soffoca, perchè mi impedisce di tornare a guardare un qualsiasi show di wrestling da fan, che si mette davanti alla tv e segue lo spettacolo senza tutte le sovrastrutture mentali che un editorialista a volte si costruisce. Ebbene, con mia somma gioia, Torino mi ha concesso questo grande onore, ossia tornare ad essere un puro e semplice fan, anche se forse solo per due giorni.

Sono andato a Torino insieme a mia moglie, che ho conosciuto proprio grazie al wrestling, e siccome lo psicodramma scorre possente nelle nostre vite, abbiamo vissuto il brivido che l’autobus da Milano partisse senza di noi. Io arrivavo da casa, mentre mia moglie dal lavoro, e i nostri sono stati gli ultimi biglietti che lo staff ha scansionato prima di partire. In una mattinata col brivido, scopro anche che il resto del nostro gruppo, sparso in giro per l’Italia (e non solo), arriverà in ordine sparso e in orari diversi. Il viaggio è comunque andato tranquillo, e la prima vera rimpatriata c’è stata in occasione del pranzo, occasione in cui ho potuto vedere per la prima volta di persona una delle persone (scusate il gioco di parole) a cui voglio più bene in tutto il wrestling web e che dopo due anni ha ricevuto finalmente la bomboniera del mio matrimonio.

Dopodichè, il viaggio verso l’arena, e il discorso fila. Per chi non c’è stato, vi prego di credermi quando vi dico che la fila per entrare era ENORME, arrivando dai cancelli dell’arena fino al parco poco lontano. Chi come me è stato anche a Bologna per SmackDown e per il live event che segnò il ritorno della WWE in Italia, sa che i palazzetti hanno un problema gigantesco nel gestire gli ingressi, ma stavolta ho sfruttato il tutto a mio vantaggio, capendo che la fila enorme che vedevo era solo per l’ingresso spalti, mentre per l’ingresso tribune ci si poteva mettere dovunque si volesse e contingentati a mo’ di pandemia, siamo pian piano entrati, e io sono stato accolto dalla foto dei wrestler che più di tutti volevo vedere:

Una volta dentro, il colpo d’occhio è stato notevole. Sullo stage di Clash in Italy ho letto diverse lamentele online, ma a me e chi era con me è piaciuto molto. Con l’occasione ho rivisto un mio caro amico che non vedevo da Bologna dello scorso anno e che non ho più la possibilità di vedere come prima per motivi lavorativi che ci hanno portato in due parti diverse d’Italia. Una volta dentro, mentre assistevo all’arena riempirsi progressivamente, ho potuto sondare il terreno per capire le opinioni del pubblico. Dato che io mi considero un Cody Crybaby fin dal giorno uno, devo dire che mi ha sorpreso un po’ il fatto che il pubblico fosse tanto a favore di Gunther, che parte comunque da una posizione avvantaggiata essendo in Europa. Qui però, il Cody Crybaby che è in me deve fare una piccola polemica: se si è dato prova del proprio sostegno a Gunther, perchè poi quelle stesse persone si sgolano a cantare la theme song di Cody Rhodes, come poi è stato in occasione dell’opener?

Lascio questa immagine di un’arena in riempimento per intervallare il discorso e provare a fare un piccolo ragionamento con tutti voi. Di solito in Italia si predilige il calcio in quanto sport nazionale, e si potrebbe dire che in occasione di una partita importante in uno stadio, ci si riconosce tutti dal fatto che si indossa la stessa maglia, o di una o dell’altra squadra. A mio modesto parere, in questo senso il wrestling ha una riconoscibilità forte come e più degli altri sport. Provate a pensare alla situazione: siete in una città in cui non siete mai stati e state cercando il luogo dove si tiene l’evento. Che elemento usate per barcamenarvi e trovare la strada? Vi guardate intorno e immediatamente riconoscete i fan di wrestling; tutti hanno un elemento che li rende riconoscibili: chi gli occhiali di Jey Uso, chi qualche replica di un titolo e chi una maglietta. Anche senza essersi mai visti né presentati, ci si riconosce in quanto fan dello stesso sport e ci si rende conto di quanto il wrestling abbia questa abilità innata di riuscire a unire le persone, indipendentemente dalla provenienza e da chi sia il proprio beniamino.

Non vorrei essere noioso, perciò nei commenti sullo show non mi dilungherò molto, anche perchè se siete qui, significa che in un certo modo siete riusciti a recuperare il tutto. Non sarei io, però, se non trovassi sempre occasione per un invito alla riflessione. Dopo il match (con mia sorpresa buono) tra Rhea Ripley e Jade Cargill, con il pubblico che come prevedibile stravedeva per Rhea, mi è venuto spontaneo chiedermi quanto il tifo del pubblico fosse per Rhea Ripley wrestler, o per Rhea Ripley donna. Ci ho pensato sia perchè nel mio settore vi era una grande prevalenza maschile, sia perchè ho notato un pattern molto simile sia con Liv Morgan che con Sol Ruca, con la non trascurabile variabile che Liv non ha preso parte al PLE. Terrei l’argomento in caldo perchè possono nascerne dei dibattiti molto interessanti.

Mi dispiace non avere la possibilità di condividere il materiale, ma credetemi se vi dico che l’arena è letteralmente ESPLOSA all’entrata di Brock Lesnar. In questo frangente io ci ho visto molto altro che del semplice tifo. Ci ho visto la reale e genuina felicità di una fanbase nel vedere un atleta di quel calibro dal vivo. Per me si è trattato del momento più bello di tutto il weekend, tale era l’incredulità del momento che stavo vivendo. Brock Lesnar dal vivo: una opportunità che non avrò mai più e che però mi è bastata per tutta la vita. Grandissimo moto di orgoglio è stato vedere un individuo come Lesnar, notoriamente affetto da ansia sociale, gasarsi per l’accoglienza riservatagli dal nostro pubblico al punto da andare a tempo con noi che cantavamo la sua entrata, cosa che ci ha fatto guadagnare un botto di punti nella classifica dei migliori “pubblici” di wrestling in Europa, con buona pace dei nostri colleghi francesi.

Fermo restando che il pubblico era palesemente dalla parte di Lesnar, anche Oba Femi ha avuto una grande accoglienza e una bellissima ovazione, che anche in questo caso mi fa sorgere una riflessione, soprattutto dopo Raw, in cui Oba ha lottato e vinto nel King of The Ring. Il motivo del grande tifo verso Oba in Italia, potrebbe essere ricollegato a quella dinamica sociale secondo cui l’uomo si riconosce in un modello maschile forte, che rappresenti quello che in molti vorrebbero essere, come è appunto Oba Femi? Un po’ come se Oba trasmettesse attraverso le sue innate caratteristiche, quella sensazione di sicurezza e di voglia di emulazione da parte del pubblico maschile. Abbiate pazienza, sono una persona che pensa decisamente troppo. Sul match cosa posso dire se non che lo abbiamo adorato praticamente tutti, segno che il wrestling dal vivo fa cambiare completamente le percezioni a chi riesce ad assistervi, mentre chi magari lo segue da casa e non è presente in tempo reale ha una percezione che spesso è completamente diversa.

L’assoluto protagonista e mattatore della serata di Clash però è stato senza dubbio Roman Reigns, che ha avuto delle ovazioni mostruose sia al PLE che a Raw. Anche qui, mi dispiace di non poter pubblicare materiale (tra cui un video in cui vengo palesemente scaricato da mia moglie in favore di Roman) e anche in questo caso mi è venuta una punta d’orgoglio sapendo che, cantando tutti insieme la theme song, Reigns si è palesemente sentito così bene che, almeno a Raw, ha temporeggiato il più possibile nell’iniziare il promo in apertura di puntata. Buona reazione dei presenti anche per Jacob Fatu, verso cui io nutro un amore viscerale fin dai tempi della MLW, che si è sentito per buona parte del match.

Parlando di RAW, invece, si sono subito viste alcune piccole differenze rispetto a Clash che però erano visibili principalmente a chi era presente in arena: innanzitutto i classici teli neri che la WWE ha tante volte usato soprattutto nei suoi periodi più difficili per coprire alcuni determinati settori dell’arena, favorendo ulteriormente quelli che invece si trovavano nel settore dell’hard cam, al netto degli upgrade dei posti che comunque qualcuno ha ricevuto. L’altra differenza che mi ha molto sorpreso è stata la possibilità di sentire volare il drone con cui la compagnia faceva riprese dall’alto, mentre a Clash non si sentiva volare una mosca letteralmente.

A prescindere dalla situazione dei teli, conosciamo tutti le enormi difficoltà che il pubblico italiano ha dovuto affrontare per potersi permettere di assistere a queste serate storiche, principalmente sul piano logistico ed economico, e con mio grande piacere ho notato che per entrambe le serate il pubblico ha risposto molto bene. Questo a mio modo di vedere lascia un messaggio molto forte, ossia che la voglia di WWE in questo paese è tanta, e la passione permette ai fan di superare le barriere più dure, in primis quella economica, aiutata comunque dalle scontistiche che ogni tanto apparivano sui siti di rivendita.

Menzioni d’onore anche per Seth Rollins, Rey Mysterio e Giulia, che hanno ricevuto le più forti ovazioni dal pubblico per quanto riguarda Raw (se si esclude il solito Roman Reigns). Soprattutto per Giulia il tifo è stato molto forte, al punto che nel mio settore diversi si sono molto infastiditi alla sua sconfitta (testuali parole sono state: “Far pinnare Giulia in Italia è una follia!”). Con Rey Mysterio, poi, si è tornati indietro all’infanzia ed è stato meraviglioso, con tutti che sono schizzati in piedi alle prime note della theme song, sebbene potessimo aspettarcelo dopo la settimana precedente. Tanto trasporto c’era anche per le registrazioni di Main Event, prima dell’inizio di Raw, dove gli LWO e i Los Americanos si sono sfidati ed hanno ricevuto dei cori e delle “attenzioni”, per quanto mi dispiaccia usare questo termine, come forse non hanno mai ricevuto nelle loro carriere. Discorso diverso per l’altro incontro delle registrazioni, Ivy Nile vs Lyra Valkyria, con quest’ultima accompagnata da Bayley, che ci ha letteralmente tenuti nel palmo della mano, data la sua esperienza e il suo rapporto con il pubblico di tutte le arene.

Al main event tra Seth Rollins e Bron Breakker (qui complimenti a chi ha inventato il coro “Who let the dogs out?” per Breakker) il pubblico si è ricreduto in quanto non ci si aspettava un incontro di tale livello, soprattutto dopo i piccoli passi falsi di Backlash. Rollins sempre più amato da tutta Italia che non si risparmia e offre una prestazione impeccabile così come Breakker (che ci ha fatto credere allo shoot quando ha colpito Heyman cin la spear). A fine show avremmo dovuto andare anche alla Sweet Chin Disco, ma purtroppo siamo stati costretti a rifiutare dato che la stanchezza (e i dolori ad essa collegati) mi impedivano di godermi la serata come questa avrebbe meritato. A chiudere il quadro delle attività “extra” da poter fare, prima di Raw abbiamo pensato bene di fare un giro nello store di Clash in Italy, e nonostante abbiamo effettuato degli acquisti, mi ritengo abbastanza deluso dalla quantità di merchandising presente.

Nella speranza di non essere stato noioso, vorrei chiudere questo breve racconto della nostra esperienza lasciandovi una foto di tutto il gruppo, che simboleggia come non mai l’importanza del wrestling e il grande valore che esso ha come strumento di unione tra le persone, oltre che il “semplice” fatto di conoscersi e seguire il media tutti insieme. Qualora vi andasse, sarei ben felice di leggere i vostri commenti sulle vostre esperienze torinesi in questo weekend magico per il movimento del wrestling in Italia. Un caro saluto a tutti voi da Dario Rondanini che vi dà appuntamento alla prossima occasione!

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