L’Arabia Saudita ha consacrato coloro che saranno i titolari dei titoli WWE, e loro pretendenti, per quest’estate. A confermarsi campione WWE un John Cena che, per un breve istante, è sembrato avviarsi verso la redenzione, e che invece ha resistito alla fine nel suo proposito di “distruggere il wrestling”. Nel finale caotico del Main Event di Night of Champions, quando oramai c’era ressa sia sul ring che fuori, Cena era ad un passo dallo stringere una alleanza con il buono CM Punk, salvo poi tentare di sopraffarlo con un colpo basso che non ha riscosso l’effetto sperato. Ciononostante Cena è rimasto campione, battendo Punk e profilandosi come possibile avversario di Cody Rhodes (vincitore del King of the Ring 2025) in quel di SummerSlam. La loro sfida è in gestazione da Wrestlemania e il loro scontro è un doveroso finale di questo turn heel del leader della Chain Gang che, mi auguro, nelle fasi conclusive della sua carriera, possa tornare a vestire i panni del beniamino del pubblico, concludendo la sua esperienza in WWE da acclamato quale merita.
Il titolo statunitense invece è cambiato di mano, passando dalla rivelazione Jacob Fatu al leader della Bloodline (3.0 ?) Solo Sikoa. Un risvolto inatteso, e se vogliamo anche immotivato, dato l’ottimo lavoro che il figlio di Tonga Kid ha svolto negli ultimi mesi. Un regno, il suo, che lo avrebbe aiutato ad affermarsi con stabilità nel roster come figura di spicco e che invece, privato del quale, gli renderà la salita un pelino più accidentata. Capisco la necessità di rilanciare questa nuova versione della stable Samoana, formata ora da Solo Sikoa, JC Mateo, Tanga Loa e Hikuleo, ma la scelta di conferirgli il titolo americano mi è parsa del tutto ingiustificata, se non inutile allo scopo e deleteria per Fatu. Ma non abbiamo avuto solo possessori di cinture consacrati in quel di Riyadh, ma anche eletti eventuali futuri detentori, come Jade Cargill.
La donna statuaria per antonomasia in WWE ha battuto Asuka nella finale del Queen of the Ring a dispetto dei pronostici e del favore del pubblico arabo, quasi interamente schierato dalla parte della giapponese. Persino io avevo puntato tutto sull’Imperatrice del domani, rientrata da un paio di settimane dopo un infortunio lungo e fastidioso, e mostratasi comunque in grado, nonostante la prolungata assenza, di tenere testa al nuovo che avanza. Inoltre c’era la tanto attesa sfida nipponica tra Sky e Asuka in pentola che avrebbe emozionato molti, e che indirizzava la vittoria proprio appannaggio della giapponese. Invece a spuntarla è stata la Cargill che comunque ha dimostrato di essersi molto migliorata sul ring, acquisendo quella confidenza che all’inizio vacillava, e che ora si profila come prossima sfidante o di Sky, o più probabilmente di Tiffany. Scrivo “più probabilmente” perché molto più simili, e quindi molto più appetibile un loro scontro, loro due che la Cargill e Sky, di cui abbiamo già diverse volte apprezzato le sfide. Qualcosa quindi di originale sarebbe più gradito avendo, la WWE, i presupposti per farlo con un roster femminile molto più nutrito, e forse più emozionante, della controparte maschile.








