Braun Strowman e Big Show stavano allo stremo delle forze lunedì scorso a Raw. Il loro, match semplice basato sulla psicologia e sull’aspettativa di quel che sarebbe accaduto poi. Una preparazione certosina tra capovolgimenti di fronte e mosse mancate, col pubblico stranamente appassionato a quel che stava accadendo. Il pregio? Chiaramente quello di aver lanciato Strowman nel migliore dei modi nelle scorse settimane, imponendolo come l’unico ostacolo al regno inesistente di Brock Lesnar e l’unico animo distruttore del sempre più preservato Roman Reigns. Oggi Strowman è il wrestler che la WWE stava aspettando da tanto tempo, è il modello da imporre come monster heel per dimenticare Kane e Big Show, o chi per loro.

Strowman e Big Show, Big Show e Strowman. Si erano annusati più volte, era giunto il momento di scontrarsi per davvero. Main event d’altri tempi, spazzate via le divas – ché Charlotte e Sasha non ci sono più e allora si è perso ogni interessse – e i piccoletti (Balor, Rollins, Owens, Zayn), ecco due omoni grandi e grossi per dieci minuti o poco più di racconto. Per due volte vanno vicini al superplex, la gente urla eccitata fino ad avere l’orgasmo finale. Quello che disegnano i due sul quadrato è una Scarlett Johansson al massimo livello della sessualità. Crolla il ring, crolla l’arbitro John Cone in maniera piuttosto brusca e inaspettata (per lui), crollano i miti e le certezze del wrestling che fin qui abbiamo ammirato. Per la terza volta nella storia, il ring WWE cede al peso di Big Show (sempre presente). Con lui stavolta c’è un uomo che sta venendo su lentamente ma costantemente e infatti a fine match si rialza, tronfio di gloria. È la vittoria morale del prossimo campione del mondo, la vittoria del pubblico e soprattutto di due ragazzini inquadrati nella sorpresa di ciò che è appena accaduto, dei “oh my god” ripetuti con la mano davanti alla bocca e gli occhi sbarrati di incredulità. Non è una cosa nuova ma quando è resa bene, riesce ancora ad affascinare.

L’incredulità del fatto ha appassionato anche i media italiani. Superata la richiesta di matrimonio di John Cena a Nikki Bella, ecco che la maggioranza dei giornali si sono scatenati nel rilanciare il video dell’accaduto. Il Fatto Quotidiano, Repubblica, Dagospia, Il Post, il Corriere della Sera, SportFair, la Gazzetta dello Sport sono stati solo alcuni dei giornali impegnati a rilanciare la notizia. Notizia curiosità che fa abbondare i click e i sorrisi, commenti come “è tutto finto, sapevano già che sarebbe crollato” et similia. Tutto normale, come al solito. Non stupisce il riversarsi completo dell’italiano medio nel denigrare verbalmente qualcosa che non conosce. Sbagliano, come sbagliano a voler essere tutti esperti di economia, calcio, vaccini, compensi televisivi, musica, cinema, politica, e varie ed eventuali. Sbagliano e vanno presi così, nella loro ignoranza. Non si può cercare di far cambiare un pensiero a chi non ha alcuna intenzione di cambiarlo.

Poi capita che Striscia la Notizia riprenda il video: l’intento è il medesimo dei siti web dei giornali sopra indicati, ovvero quello di far sorridere la gente e lasciarla stranita per un po’. Capita, il borghesismo italiano è stato sempre contro questa forma d’arte e di sport che piglia un po’ dal teatro e po’ dalla lotta libera creando un prodotto unico nel suo genere. A cascar sull’asino (o sull’uccello, come alluse Mike Buongiorno alla povera signora Longari) è stato però l’attore comico Salvatore Ficarra, impegnato nella chiusa del servizio con un “E finalmente una cosa vera in un incontro di wrestling”. Apriti cielo: fulmini e saette si sono scagliate contro il presentatore, reo di aver dileggiato in malo modo il nostro amato sport. Insulti alla persona, alla sua carriera, al suo passato ed al suo presente. Insomma, si è cercato di sparare a salve ovunque contro l’attore, reo di aver recitato una battuta scritta dagli autori del programma che avevano tutta l’intenzione di strizzare l’occhiolino ai commentatori citati sopra, quelli letti sul Fatto, su Repubblica, sul Corriere e dovunque quel video sia stato pubblicato.

Quali le differenze tra “noi” e “loro”? Nessuna. Ci siamo insultati a vicenda credendo di essere i buoni e i cattivi a seconda degli schieramenti. Cosa è cambiato in questi giorni? Niente: noi pensiamo come loro siano ignoranti e continuiamo ad insultarli da lontano; loro pensano che noi siamo degli esaltati fuori di testa e hanno continuato ad insultarci da lontano. Il risultato è stato che, non spostandoci dalle nostre belle seggiole, abbiamo incrementato il distacco invece di ridurlo. Pensate all’occasione d’oro che quel video ha dato a tutti: a noi ha dato l’occasione per spiegare di che si tratta, come si è arrivati a quel punto e cosa comporta quel cedimento; a loro di dileggiare sì il wrestling ma anche di interessarvisi, di curiosare qualora sia mai successa una cosa simile nel passato, chi siano e cosa rappresentino quei due giganti, tanto grandi e tanto grossi da aver compiuto una azione simile. Un modo chiaro per darsi la mano, evitando però il web: questo mezzo è talmente potente da includere tanti, tutti, troppe persone. E permette loro di parlare e di convincersi che quei “noi” e “loro” siano l’unico modo di vivere.

Piuttosto la realtà è la situazione migliore per convincere, per fare proselitismo e spingere gli indecisi a votare per il nostro partito. Sono tanti, neanche tanto nascosti, sempre pronti a criticare ma anche a capire. Ci sono, sono intorno a noi, in mezzo a noi. Vogliono essere inclusi, vanno inclusi con un discorso a quattr’occhi, lento e completo. Dal vivo, le persone sono costrette ad ascoltare ed hanno meno strumenti per poter ribattere di quanto conceda il web. Ma dobbiamo esser noi i primi a non cadere nella tela intrecciata da chi vuol dimostrare l’attitudine da esaltati dei tifosi di wrestling. Possiamo farcela, dobbiamo farcela.

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature, col tempo ha voluto perdere la definizione di "Marco Travaglio del wrestling web".