La prima volta non si scorda mai e la prima edizione di Evolution verrà ricordata a lungo non solo per la novità in ambito WWE, ma per i match e le protagoniste che hanno scritto una pagina di storia importante. Una card di sostanza senza lacune, e il ring ha detto che non c’è stato alcun parametro sottotono. La presenza di NXT e della finalissima del Mae Young Classic ha portato una fiammata rovente, portando alla luce il lavoro di una selezione accurata di coloro che stanno dietro alla scrivania e del team del Peformance Center. TOP 5 Time!

5. RIOTT SQUAD vs SASHA BANKS, BAYLEY, NATALYA

Probabilmente ad una prima lettura della card ufficiale del ppv, era il match apparentemente con meno potenziale ma ad incontro terminato il giudizio non può far altro che cambiare in positivo. Il 3vs3 ha messo in luce il valore del team composto da Ruby, Liv e Sarah. Le tre ragazze si differenziano tra di loro, ognuna ha un proprio stile, che abbiamo avuto modo di vedere e analizzare durante l’evento clou. Qualità da tag team espresse e venute fuori passo dopo passo durante il match. Una collaborazione ben avanzata che ha portato il trio ad uno sviluppo nel loro insieme. Un raggruppamento di grinta, abilità, forza e scaltrezza da nono sottovalutare e che in ambito titoli di coppia potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa. Per la squadra opposta, il duo ben coadiuvato Banks/Bayley non ha tradito le attese e la collisione, seppur piccola, avvenuta durante il match ha acceso nei nostri pensieri quella scintilla, ipotesi del voltafaccia della Banks nei confronti della sua amichetta del cuore. Il finale con un totale ribaltamento delle parti, proprio quando il team face sembrava destinato a soccombere, ha dato uno sprint importante e considerevole. Un punto in più per la presenza di moves e combo totalmente convincenti.

4. BATTLE ROYAL

Di solito il suddetto tipo di match è articolato in varie fasi, tra cui quella iniziale dove il tutto contro tutti la fa da padrona riducendo al minimo la qualità generale, ma ad Evolution si è optato per qualcosa di diverso con le Iconics nella parte delle sacrificate, ma va dato loro il merito di una mic skill di sostanza, capace di intrattenere il pubblico presente e non. Le “vecchie glorie” hanno svolto, giustamente, un ruolo di contorno per poi lasciare spazio al roster ufficiale. L’uscita repentina di Zelina Vega dalla competizione può essere inquadrata come il momento clou, in quanto la manager di Andrade Almas poteva rientrare da un momento all’altro sorprendendo le atlete rimaste sul ring. Oltre alla fasi da puro entertainment, da segnalare l’eliminazione di Sonya da parte di Mandy Rose, a ricordare come nella Battle Royal non si guarda in faccia a nessuno, e il finale a quattro con ben tre atlete provenienti da NXT. Il revival Asuka vs Ember e la sfida tra Tamina e Nia hanno rispettato quanto visto nelle settimane antecedenti con un wrestling ben lottato, della suspance, della difficoltà nell’individuare chi potesse realmente trionfare e un tifo per la Moon da tenere in considerazione, in quanto sono momenti come questi che possono far scattare l’interruttore del booking team.

 

3. IO SHIRAI vs TONI STORM

Nel corso del Mae Young Classic abbiamo visto incontri maggiormente spettacolari, ma ciò non toglie che la finale disputata ad Evolution sia stata di alto gradimento. Le due atlete sono state protagoniste di una contesa equilibrata che ha mantenuto alta l’attenzione fino alle ultime fasi. Due tra le contendenti più tifate ed apprezzate del torneo che anche in questa occasione hanno dato sfoggio del proprio talento. Non avendo avuto a disposizione un minutaggio più largo, la sensazione è che Toni ed Io abbiano lottato con il freno a mano tirato, potendo in realtà dare molto di più. Lo spettacolo è stato comunque degno del ppv, indicando il valore medio delle partecipanti del torneo.

 

2. SHAYNA BASZLER vs KAIRI SANE

Inutile nascondere quanto il successo del format di NXT sia davvero affermato e che la sigla del brand sia diventato un marchio, uno stile di wrestling, un determinato modo di vivere e assaporare lo sport entertainment made WWE. Ed era giusto che l’essenza dello show del mercoledì sera potesse avere spazio nel primissimo ppv interamente dedicato al mondo femminile. Il match tra Shayna e Kairi è stato come un corsa tra due atleti che, nonostante molti km percorsi, lottano fino allo stremo per tagliare per primi il traguardo e vincere la maratona. I promo, le interviste e i face to face delle settimane precedenti che hanno portato all’inevitabile rematch, hanno scaturito un effetto vincente. Sebbene le due atlete siano diametralmente opposte e vengano da due mondi letteralmente differenti, l’alchimia è stata ugualmente di grande impatto visivo. Una sfida che ha trovato l’exploit finale grazie al coinvolgimento delle due restanti horsewomen (escludendo Ronda Rousey), che oltre a spalleggiare Shayna si sono confermate effettivamente wrestler della WWE. Un finale che ha visto dunque l’approdo in quel di NXT della stable (sebbene non al completo) che aveva fatto parlare di se sin dall’esordio di Ronda nel main roster, un ingresso alquanto ufficiale, ed una apertura a nuovi scenari dove Kairi dovrà trovare delle alleate (qualcuno ha detto Io Shirai?).

 

1. BECKY LYNCH vs CHARLOTTE FLAIR

Sapevamo perfettamente quello che saremo andati a vedere nel Last Woman Standing Match, dato lo sviluppo repentino del personaggio di Becky che ha caratterizzato in toto la faida con Charlotte, donando proprio a quest’ultima un avversario di tutt’altro stampo e smussando qualcosa nel lato della mic skill e del character. Il match di Evolution è stato ben gestito, ha usufruito dei classici oggetti contundenti per garantire un livello di qualità degno dell’evento e della stipulazione speciale, e ciò che ha realmente fatto la differenza è il modo con cui Becky e Charlotte hanno interagito, principalmente a parole ma anche a gesti, nelle piccole cose che hanno dato risalto all’intera faida e alla mutazione del loro legame. A differenza della figlia di Flair, alla ragazza irlandese mancava quello step finale, affinché potesse realmente fare la differenza. Il periodo da face è stato senz’altro positivo, ma il cammino di Becky era sempre su una linea fissa e ciò che mancava era un qualcosa che potesse dare una scossa, dare ritmo e creare onde sismiche. Tanto di cappello per l’esecuzione di determinate manovre che hanno dato la tonalità hardcore, così come quella nota struggente con una Charlotte inarrendevole contro una Becky inarrestabile e con un asso nella manica in più per avere la meglio. Che sia la fine o no della rivalità tra le due non importa, Evolution aveva bisogno di un match di questa fattura.