Qualcosa del buon vecchio e sano hardcore c’è stato ma Extreme Rules si è messo in luce soprattutto per gli interventi esterni di accompagnatori e manager che hanno condizionato gli esiti dei vari incontri proposti nella card, così come è stato evidente nei due match femminili con Mickie James a favore di Alexa Bliss, e con Ellsworth per aiutare Carmella. Eventi che si sono manifestati anche in altri match iniettando quel fattore incontrollabile che una mina vagante può dare, fino ad esplodere letteralmente nel main event. E per il resto…TOP 5.

5. CALCIO D’INIZIO!

Perdersi il preshow è un peccato, specialmente quando è facilmente reperibile tramite il canale ufficiale della WWE su Youtube, e in modo particolare se ci sono match di valore. Il duo Vega-Almas, per chi segue NXT, funziona a dovere e attualmente una coppia d’oro nel main roster manca. Andrade è talentuoso, lo si capiva sin dal primo istante ma aveva bisogno di una figura al suo fianco per renderlo un top guy, e questa persona si è rivelata essere Zelina. Una sorta di Paul Heyman al femminile concentrata in un corpo minuto ma che una volta entrata in scena dimostra di essere un pezzo da 90. Ha tutte le carte in regola per essere un manager perfetto, una bad girl sexy, stile Harley Quinn. Ad Extreme Rules abbiamo avuto solo un anteprima delle capacità del duo e ciò nonostante la qualità espressa è stata di alto livello, anche grazie ad un Sin Cara sin troppo sottovalutato che con una gestione ad hoc può dare il proprio contributo. Provate a riguardare il match soffermandovi sul lavoro di Zelina Vega all’esterno del ring…e fatemi sapere.
Il tables match tra il New Day e i Sanity è stato invece veloce, dinamico e un susseguirsi di azioni che ha reso il tag team match altamente godibile. I pluricampioni contro il nuovo che avanza, una formula che difficilmente stecca. Inoltre il trio arrivato a SD aggiunge alla categoria un team insolito e strutturalmente diverso dagli altri. Sappiamo bene di cosa possono essere capaci sia sul piano del wrestling lottato che dal punto di vista del puro intrattenimento, grazie ad una gimmick distorta ed efficace. Debutti che troveranno facilmente spazio a breve termine nelle card dei prossimi ppv, perché come il calcio ci insegna, è dai primi calci ad un pallone che si nota chi ha classe e chi no.

 

4. BRAWN STROWMAN vs KEVIN OWENS

 

Strano avere uno steel cage match inferiore ai 10 minuti ma questo ha dato modo di evitare situazioni statiche che nella maggior parte delle volte questa stipulazione speciale presenta. La storyline ha dato maggiore interesse al match in cui, peraltro, le sequenze parlate e l’interazione tra le due superstar sono servite per fare quel salto di qualità in più. Lo storytelling è di vitale importanza ed entrambi gli atleti hanno espresso le proprie qualità, con un Owens inarrestabile. Finalmente un Kevin pronto a lottare usando a suo favore l’astuzia e l’estro. Curiosi ed inattesi i richiami a SCSA e alla DX. Strabiliante il finale a doppia veduta con un Owens che ha raggiunto la vittoria solo grazie all’avversario che lo ha scaraventato in stile Mick Foley, mentre Strowman si è aggiudicato a sua volta la nomina di vincitore morale, uscito in piedi sulle proprie gambe e con un sorriso che vale più di mille parole. Lo slogan “get these hands” ha acquisito nuovi punti a suo favore in quanto finire in quelle manone porta a spiacevoli conseguenze. L’andamento dell’incontro ha rispettato quanto visto nelle settimane che ci ha portato verso il ppv, e se un KO non più feroce e senza paura così come lo avevamo conosciuto ad NXT, ha mandato in tilt lo stato mentale di qualcuno, è bene ricordare come il canadese stia progredendo adattandosi ad ogni evenienza e ricoprendo magistralmente ogni ruolo, così come quest’ultimo, nella fuga dal gigante per non finire nelle sue…poderose mani e risvegliarsi al tappeto dopo un volo di 6 metri. Un bel like, anzi, uno doppio.

 

3. ROMAN REIGNS vs BOBBY LASHLEY

 

Non c’è bisogno di nascondersi dietro un dito per capire che c’era curiosità per vedere cosa sarebbero stati capaci di fare Lashley e Reigns in un one-on-one. Il risultato visivo è stato concreto e con un potenziale non totalmente espresso (scelta oculata a lunga veduta). La durata contenuta del match ha agito a favore degli atleti e lo scontro tra i due principali candidati al ruolo dello sfidante di Brock Lesnar per l’Universal Title, ha regalato uno spettacolo né troppo esplosivo e né troppo ad andatura lenta. Una via di mezzo che ha convinto e in cui Lashley e Reigns viaggiavano di pari passo, senza un sostanziale vantaggio dell’uno sull’altro. Una contendership ben equilibrata che ha messo in luce le principali qualità dei due wrestler, potenza fisica e un moveset da grande impatto. Il successo di Lashley è stato solo un primo tassello per ciò che andremo successivamente a vedere ma la sfida di Extreme Rules è nata e finita domenica, un match che nei prossimi anni potrà essere recuperato dall’archivio come un 1vs1 inedito, una battaglia tra due simili top main eventer che per anni si sono trovati su due binari differenti ma che nel 2018 si sono ritrovati come gli unici due passeggeri del treno che portava verso Summerslam.

 

2. AJ STYLES vs RUSEV

L’attuale WWE Champion detiene il titolo da più di 250 giorni e, a differenza di Lesnar, si è costantemente presentato per difendere la propria cintura regalandoci match spettacolari grazie al talento cristallino che lo contraddistingue. Un campione non solo per ciò che esibisce nel ring, ma anche per la capacità di trainare lo sfidante meno talentuoso e garantire la completa riuscita dell’incontro. AJ si è comportato come un flusso catalizzatore, portando a se il wrestler bulgaro ed evitando che il WWE Championship match non fosse una semplice difesa transitoria e di poco interesse, come accade spesso in vista di un evento della portata come Summerslam. E’ essenziale avere dei momenti in cui lo sfidante può avere una possibilità di vittoria e di fatti Rusev è sempre stato incisivo, per poi dare un ulteriore sprint nel finale con dei continui botta e risposta. Il bulgaro ha inoltre potuto fare affidamento sui propri supporter, aumentati a dismisura grazie al RusevDay. Anche in questo caso il fattore della mina vagante è risultato determinante e sarà interessante vedere se la partnership tra Aiden English e Rusev potrà avere dei nuovi risvolti proprio a causa della non scelta accurata durante l’intervento nel match. Concludendo: un incontro titolato di spessore, un campione sempre in prima linea, uno sfidante decisamente credibile ed un finale controverso…la cena è servita.

 

1. 30 MINUTI DI FOLLIA

Potete chiamarla incoscienza o assurdità ma di certo l’atteggiamento di qualche folle presente nell’arena disturbando ripetutamente i wrestler sul ring, il pubblico del posto e quella da casa, è stato senz’altro poco intelligente. Per fortuna i veri protagonisti, Rollins, Ziggler, McIntyre e il booking team, sono stati più logici, restituendoci un iron man match insolito e caratterizzato da continue sorprese. Come se non bastasse il 2a0 arrivato nel giro di pochi minuti, il coinvolgimento di Drew e i punti susseguiti hanno segnato in positivo il main event del ppv, inserendo nello stesso istante tutti i particolari menzionati, all’interno di uno scatolone, in modo tale che una volta aperto il contenuto si sprigionasse su nostri volti attraverso un effetto sbalorditivo. Se il talento di Rollins e Ziggler è usufruibile come garanzia di quello che sarebbe potuto accadere nel match, il fattore dell’agente esterno ha aggiunto una nuova nota all’incontro per il titolo IC. A differenza di Aiden English, l’ex campione di NXT e attuale spalla di Ziggler ha praticamente servito su un piatto d’argento la vittoria a Dolph. Un ruolo che premia l’atleta scozzese rimandando al mittente le voci che vedevano la sua presenza al fianco del campione come un ruolo di secondo piano. Il finale optato per concludere il ppv ha accontentato tutti potendo notare come Ziggler sia ancora il campione IC, come Seth sia stato praticamente sconfitto in un handicap-match e come McIntyre è stato immediatamente incanalato nella parte più alta della gerarchia, dove i big boys regnano. Menzione in particolare per il tweet di Rollins all’indomani del ppv…l’immagine parla da se (vedere sopra).