Mercoledì 15 aprile Darby Allin ha conquistato per la prima volta in carriera una cintura da campione del mondo. Lo ha fatto a 7 anni dal debutto in AEW, dopo esser stato definito e aver rappresentato fin qui uno dei quattro pilastri della compagnia, nella puntata di Dynamite andata in onda in diretta da Everett. Sugli spalti c’erano poco più di 3 mila spettatori che hanno accolto con piacere questo risultato inaspettato. Questo risultato ha messo fine ai tre mesi e mezzo di regno di MJF, facendo parlare parecchio il web. Soprattutto per le modalità e per la scelta di effettuarla nella settimana che ci ha portati al weekend di Wrestlemania.
La scelta è apparsa molto divisiva: c’è chi l’ha parecchio apprezzata e chi no. Questo articolo vuole approfondire sia le motivazioni che hanno portato al cambio titolato che ripercorrere tutti i passaggi mostrati in tv.
Primo Tempo
A inizio episodio viene mostrata Renée Paquette intercettare MJF dopo il ppv Dynasty. Il campione è così su di giri che dice una frase che tornerà utile successivamente: ha deciso di spegnere i social per qualche giorno e godersi la vittoria su Omega, una delle più importanti della sua carriera. Per questo motivo, quando viene chiamato il match titolato, non ne è a conoscenza e fa di tutto per evitarlo. Allin è un fiume in piena, sa che quella serata può essere la sua serata. Non si è mai sentito così pronto: è da tre mesi che punta la cintura ed è evidente come abbia dovuto superare degli ostacoli grandi come la scalata dell’Everest per arrivarci. Ultimo il successo su Andrade che a fine incontro gli tributa un giusto riconoscimento.
Tony Khan decide che questo incontro s’ha da fare. Prende per buone le motivazioni anti-match di Maxwell (problemi alla schiena, poca informazione) e gli dà tempo fino al main event per prepararsi. Allin invece – dopo la sbornia iniziale – inizia a farsi assalire dai dubbi. La più classica delle sindromi dell’impostore. L’underdog ha bisogno di qualcuno che sottolinei la sua capacità di venir fuori dalle avversità. Sting rappresenta il tassello mancante: “it’s not showtime… it’s your time” sa tanto di quei film dove l’eroe riceve dal o dalla co-protagonista quel moto d’orgoglio che mantiene alta l’asticella dell’ambizione. Per il resto, non ha bisogno d’altro: conosce benissimo il suo avversario.
Di MJF conosce la forza, l’astuzia, i trucchi. Ma soprattutto le fragilità. Su questo piano il campione perde la bussola: dopo aver battuto Omega, essere uscito dalla One Winged Angel, decide deliberatamente di sottovalutare l’incontro. Cosa c’è di più grande dell’esser usciti indenni prima dal Texas Death con Hangman Page e poi dall’assalto di uno dei migliori wrestler del mondo? Il Re decide di denudarsi, il Devil ritorna indietro di 8 mesi. Fu proprio Page, in preparazione del loro incontro a Forbidden Door 2025, a mettere in luce tutta l’incapacità di Maxwell di sapersi focalizzare sugli obiettivi. Senza sottovalutazioni e senza sotterfugi. Col promo pre-Worlds End, la giovane stella della AEW pareva aver capito l’antifona.
Ma le persone non cambiano mai davvero. MJF si libera del Diamond Ring e prova a vincerla esattamente come accadde nel 2021. Sottovaluta, manca di lucidità, è spogliato delle sue caratteristiche migliori. Nel tempo Allin è cambiato. Non è più il wrestler ingenuo di 5 anni fa, conosce bene il suo avversario e sa che portandolo sulla lunga distanza potrebbe solo perderci. Ha bisogno di capitalizzare e di farlo al più presto, senza lasciargli scampo. Per questo si passa dal low blow alla Scorpion Death Drop, dai 4 Coffin Drop al side headlock takeover per il pin vincente. Maxwell non può mai uscire da questa valanga per 2 motivi: non se l’aspettava e lo lascia senza fiato. Sono emerse tutte le insicurezze e la sua mancata lettura tattica dell’incontro. Così rimane vittima della sua stessa macchinazione e della egomania. Ha dimostrato di non essere davvero “better than you… and you know it“.
Secondo tempo
Chi ha qualche anno in più e conosce il wrestling da almeno quarant’anni ricorda molto bene come fossero le puntate televisive di wrestling degli anni ’90. Un mondo, un immaginario, dal quale Tony Khan e tanti dei writer AEW sono influenzati. Spesso, nel passato, le puntate erano così. Nella sua struttura, pur coi rimandi agli scorsi mesi di entrambi i wrestler (se non, anni), la storia tra Allin e MJF nasce, si sviluppa e ha un payoff all’interno dello stesso episodio. Un booking del genere non può avere una gestazione lunga: deve essere veloce, impattante, in un crescendo. Come in un film, quando l’eroe compie la battaglia finale. Più è lunga e più si perde il senso della sua rivalsa. Più è breve e intensa, e più accelera la voglia di vendetta che il fan vorrebbe per lui.
Il risultato finale?
Allin dimostra di aver superato le sue paure. Come quando ha deciso di scalare l’Everest e compiere una impresa ardua. Questa è la sua impresa, il suo Everest. Non diventa campione perché “Championship material”. Lo diventa perché è maturato, ha compreso, ha portato a compimento i suoi sacrifici. Non è il wrestler migliore del mondo, non ha neppure il fisico adatto da pesi massimi. Però il suo successo è un messaggio ad una nicchia ben precisa di persone nel mondo: a chi non si sente all’altezza, a chi non crede abbastanza in se stesso, a chi spesso risulta invisibile o a chi viene emarginato. Il messaggio dice che con il lavoro, l’empatia, la forza dell’unione con gli altri si possono ottenere risultati importanti. Anche insperati.
MJF è il grande sconfitto. Non ha imparato la lezione. Per la terza volta in carriera è stato sorpreso e battuto in pochi minuti. Ha dimostrato di essere debole mentalmente quando non si prepara bene o quando non entra sul ring con la mentalità giusta. Questa caratterizzazione tornerà ancora una volta utile nel futuro: quanti potranno sfruttare questa sua incapacità a rimanere focalizzato in ogni momento della sua carriera? Soprattutto con una cintura indosso. Anche la scorsa volta perse il titolo per aver sottovalutato il pericolo da parte di chi lo conosceva piuttosto bene.
Tempi supplementari
La vittoria di Darby Allin è stata scritta e preparata a puntino negli ultimi mesi. Lo fa notare Wrestletalk, andando a ripescare alcuni dei momenti topici della sua scalata all’Everest.
- Darby Allin ottiene la sua rivincita contro Jon Moxley, dimostrandogli di aver imparato a nuotare nel mare di squali che il roster era diventato
- Si presenta all’appello verso la cintura diventando l’unico wrestler imbattuto nel 2026 nelle sfide singole
- Darby Allin batte Gabe Kidd in un Coffin match e annuncia la volontà di puntare al titolo
- Maxwell fa un accordo con la Don Callis Family per togliere di mezzo Allin
- Darby lancia la sfida a MJF il 18 marzo, l’1 e l’8 aprile
- L’ultimo episodio di Dynamite è scritto interamente attorno ad Allin.
Questo dimostra come a livello di narrativa, la AEW abbia fatto in modo di arrivare al risvolto dell’episodio nel modo più lineare possibile. Non in maniera semplice, certamente in maniera ragionata.








