NXT, come tutti sappiamo, è stata ed è ancora oggi a tutti gli effetti una prova generale per Paul Levesque, che in un futuro non troppo remoto potrebbe, e dovrebbe, prendere le redini delle day-2-day operations dall’illustre suocero, Vince McMahon. Le differenze che questa nuova gestione potrebbe portare sul prodotto saranno sensibili? Osservando quello che succede ad NXT ed il suo successo, potremmo ipotizzare che questa ondata di freschezza possa investire anche il main roster?

 

Partiamo dal presupposto che tra NXT e la WWE vi è un certo scollamento creativo, la cosa sembra evidente. Tale scollamento, tradotto piú volte nell’incapacitá di alcuni performer di esprimersi al meglio delle proprie potenzialitá, puo´essere dovuto a numerosi fattori: il cambio di ambiente, gli show live, la vita on the road. Tuttavia, la costante che ho avuto modo di percepire resta una, ossia la mancanza di pazienza nel man roster rispetto al territorio di sviluppo.

L’arte dell’attesa è da sempre troppo poco apprezzata, in vari contesti generali ma anche in quello che andiamo a trattare su queste pagine, ossia il pro wrestling. L’attesa per l’uscita di un film, di un fumetto, di un appuntamento galante, di una cena a scrocco è quasi sempre godibile ed inebriante quanto il momento stesso: ragionando in termini maggiormente utilitaristici, ció che lega una federazione ai propri fan potrebbe essere visto come una sorta di “contratto emozionale”. Mi spiego meglio.

In cambio di ore di attenzione, coinvolgimento emotivo, lealtá e costanza allo spettatore viene fornito un pay off, un culmine, uno scioglimento finale di una storia che puó essere breve o lunghissima, a seconda dei casi e del periodo dell’anno. Senza questo coinvolgimento emozionale, il wrestling sarebbe oggettivamente ripetitivo, stucchevole ed improponibile vista la sua sovraesposizione. In teoria, piu´ importante è il palcoscenico e maggiore dovrebbe essere l’attesa, pensiamo agli anni passati in cui per costruire un match in vista di Wrestlemania vi erano talvolta sei mesi di costruzione…qualcosa di impensabile, purtroppo.

Da quattro o cinque anni, il trend è cambiato anche in vista del piu´importante show dell’anno: massimo sei settimane di costruzione, piani cambiati in corsa, scarso “investimento” da parte dello spettatore e nello spettatore stesso, in quanto Wrestlemania si vende da se. In questo modo, il culmine di cui sopra che sino a qualche anno fa era il momento maggiormente atteso diviene qualcosa di marginale, skippabile, poco importante. E questa frettolositá creativa sinceramente la vedo come un’offesa verso la parte del pubblico di cui facciamo parte noi che leggiamo ZW, ascoltiamo Meltzer e consumiamo decine di ore settimanali di wrestling: l’idea finale che passa è che al fan di wrestling medio non interessa la costruzione, ma semplicemente il risultato finale. Concetto erratissimo, come NXT ha ampiamente dimostrato.

Pensiamo ad esempio al prossimo Takeover, che vedrá contrapposti nel main event Andrade Cien Almas e Johnny Gargano. La possibilitá concreta che Tommaso Ciampa intervenga costando il Titolo al suo ex tag team partner è qualcosa di potenzialmente meraviglioso: una storyline diluita da un lungo infortunio, che potrebbe tuttavia dar vita ad un match culminante proprio al Takeover prima di WM. E giova ricordare, elemento assolutamente non casuale, che Gargano ha giá perso contro Almas proprio a causa della distrazione causata da una maglia degli DYI lanciata da Zelina Vegas. Quanto sono belle queste piccolezze, e come mai è cosí difficile capire quanto siano apprezzate ancora oggi?

L’ultima testimonianza di carattere recentissimo l’abbiamo avuta con la reunion dello Shield, che tra acciacchi, infortuni e mancanza di una direzione creativa è stata qualcosa di assolutamente meno glorioso di quanto avrebbe dovuto essere, e la formazione del Balor Club, nata assolutamente dal nulla, con un turn nemmeno accennato, e con una backstory latitante. Queste cose mi mandano veramente fuori di testa, in quanto uno sforzo creativo anche minimo (un paio di attacchi a Bálor da parte del Miztourage ad esempio) avrebbe potuto regalarci un momento epico che, di fatto, non c’è stato e non ci sará mai.

Vince McMahon, come tutti saprete, ha ritirato una cospicua somma (100 milioni di paperdollari), vendendo parte delle sue azioni WWE e registrando nuovi trademarks legati a quel successone che fu la XFL. Un movimento di questo tipo ovviamente è il preludio di un allontanamento, almeno parziale, dalla gestione (attualmente TOTALE, 24/7) delle day-2-day operations della sua primogenita: il che non sarebbe necessariamente un male, in quanto da qualche tempo a questa parte la sensazione sia che il Chairman sia piu´distaccato del dovuto dai bisogni del proprio pubblico. Intendiamoci, resta sempre un genio a livello assoluto, ma con ogni probabilitá la sua cocciutaggine e la sua etá stanno divenendo un prodotto dall’alchimia pericolosa.

Il 2018 potrebbe quindi riserbare sorprese in tal senso, con un potenziale riflesso anche piuttosto consistente sul prodotto WWE che potrebbe diventare un NXT in larga scala, con un ritorno al passato che potrebbe essere non solo migliorativo, ma anche rinfrescante.

Ansioso di sentire la vostra!

 

 

Danilo
Atarassico, eclettico, nuotatore tendenzialmente pigro, amante dei fagioli con le cipolle, delle serie tv, dei manga e delle botte di Natale. Lavora anche, ma solo nel tempo libero.