Amici ed amiche di Zona Wrestling.net, un caro saluto dal vostro Dario Rondanini. Ammetto che è surreale scrivere di nuovo queste parole, dopo diversi anni dall’ultima volta che ho potuto scrivere e firmare un pezzo mio. Il wrestling ha sempre significato tantissimo per me e tutt’oggi rappresenta una componente fondamentale della mia vita, e chi mi conosce sa quanta fatica avevo fatto già durante la mia prima esperienza su un sito di wrestling a poter avere un mio spazio dove esprimere le mie opinioni.

Per chi mi conosce già da altri lidi, ben ritrovati a tutti. Per chi non mi conosce e mi legge ora sulle pagine di Zona per la prima volta, sappiate che è con grande piacere, ma anche un pizzico di ansietta, che accolgo questa nuova sfida nel wrestling web. Quell’ansia che ti porta a chiederti se sei ancora in grado di scrivere un pezzo con chiarezza, dal quale magari si possa trarre qualche spunto di riflessione interessante, e con cui non per forza si debba essere d’accordo.

Ho dibattuto con me stesso per diverso tempo per trovare un primo argomento con cui iniziare il mio percorso da editorialista su queste pagine. Per diversi giorni ho pensato a persone, eventi, avvenimenti da poter trattare, ma poi (anche grazie al contributo della persona che più di tutte mi ha voluto qui) sono andato indietro con la mente al mio primo (e più importante) editoriale, in cui si analizzava nel dettaglio il mondo e le puntata di Lucha Underground.

In onda dal Tempio di Boyle Heights, in California, Lucha Underground è stato per certi versi uno show rivoluzionario nel panorama del pro wrestling. Trasmesso da El Rey Network per 4 stagioni, dal 2014 al 2018 e con un produttore del calibro di Robert Rodriguez, Lucha Underground ha avuto l’idea geniale di mischiare wrestling e cinema, con quel mix di elementi soprannaturali e di sci-fi, che i producer hanno saputo unire ai concetti non semplicissimi e tipici del wrestling di psicologia e storytelling.

Ma attenti a non ingannarvi: questo editoriale non vuole essere una celebrazione pura e semplice di questa piccola perla televisiva, ma vuole essere una sorta di tributo ad alcuni dei nomi più noti ed illustri di quello show, e che adesso vediamo altrove, o che ahimè non vediamo più così facilmente. In questo modo, spero anche di fare cosa gradita a voi lettori che magari non avete avuto la possibilità di vivere l’epopea di Lucha Underground. Non andrò a ripercorrere gli avvenimenti della serie, anche perchè la memoria potrebbe essere fallace visti gli anni ormai trascorsi, ma cercherò di far comprendere quanto quel singolo personaggio sia stato importante per lo show. Come preambolo direi che è più che sufficiente, per cui andiamo ad esaminare qual è l’eredità che il Tempio di Boyle Heights ha lasciato a noi appassionati.

Fortemente incentrato sul concetto di clan e di tribù, con diversi rimandi alla cultura e all’iconografia azteca, lo show ci ha mostrato alcuni personaggi appunto appartenenti a uno specifico clan o tribù. Il primo nome che viene in mente pensando a ciò è sicuramente Prince Puma. Chi conosce la serie sa che Prince Puma altri non era che Ricochet. Ora che ho scritto questo nome, quelli che mi conoscono probabilmente avranno fatto una smorfia o un piccolo sorriso. Diciamo che non sono un grandissimo fan di questo wrestler per delle ragioni ben precise, ma come sempre sostengo, l’onestà intellettuale viene prima di tutto. Mettendo da parte le simpatie o antipatie personali, Prince Puma all’interno dell’universo di Lucha Underground funzionava in maniera divina, soprattutto perchè la federazione utilizzava principalmente i wrestler sotto contratto con la AAA o comunque alcuni specifici nomi del circuito indy americano e messicano.

All’epoca della serie Ricochet era l’uomo perfetto per questo progetto, e il fatto che fosse stato chiamato ad interpretare uno dei personaggi più importanti di tutta la serie la dice lunga. Ultimo esponente del suo clan, ha regalato match memorabili ed ha avuto la possibilità di mostrare le sue qualità al grande pubblico. Su tutti mi sentirei di consigliare il match con Johnny Mundo (il caro John Morrison) oppure quelli con Penta e Mil Muertes (su cui torneremo).

Altra stable (in questo caso tribù) molto importante per alcuni tratti della serie fu la Rabbit Tribe, e se leggendo la parola “rabbit” vi è venuto in mente il Bianconiglio, avete fatto centro. Il leader della stable è infatti il White Rabbit, interpretato dall’ex WWE Karrion Kross. Poco tempo dopo l’esperienza in LU, Kross sarebbe andato in TNA ed avrebbe iniziato a fare il suo percorso che poi lo avrebbe portato ad essere il dominatore di NXT Black & Gold. Poco c’è da dire su questo wrestler, che è ormai un nome conosciuto, ma all’epoca già si intravedeva un po’ del buon lavoro che lo ha poi reso popolare in WWE, soprattutto nell’ultimo periodo con la gimmick in stile “Avvocato del Diavolo”. Ad affiancarlo in questa stable, giusto per dovere di cronaca, Mala Suerte, Saltador e il ben più noto Paul London.

Ovviamente, Lucha Underground aveva anche una componente femminile, che seppur non molto ricca di nomi, ha regalato personaggi di spicco con ruoli importanti. Restando tra le stable, dobbiamo obbligatoriamente citare quindi Kobra Moon, leader della Reptile Tribe. Moon era in realtà Thunder Rosa, che oggi vive un periodo di luci ed ombre in AEW, dopo aver contribuito a lanciare la divisione femminile della compagnia e già in LU aveva mostrato ottimo wrestling e un character work notevole. La caratteristica particolare di questa tribù era la “serpentificazione” dei suoi membri, come si vedrà nel caso di Jeremiah Crane (ossia Sami Callihan) morto nel corso della serie e poi diventato Jeremiah Snake dopo un rito di necromanzia da parte di Kobra Moon. Suoi partner nella stable erano Daga, Drago (che sì, interpretava effettivamente un drago antropomorfo), Pindar e Vibora (che alcuni ricorderanno essere l’attuale Luchasaurus in AEW), ucciso anche lui e sostituito proprio da Snake.

Andando ad esaurire il discorso clan, tribù e stable a breve, vorrei citare il trio forse più iconico di tutta la serie, soprattutto in quanto era un trio intergender. Sto parlando, ovviamente, di Angelico, Son of Havoc e Ivelisse. I tre sono stati forse i campioni trios più celebri di LU, ed erano incredibilmente funzionali e dinamici, con l’atletismo smisurato di Angelico, il look assolutamente unico di Son of Havoc (quanti applausi per l’ottimo Matt Cross che lo intepretava) e la badass Ivelisse (lei purtroppo ben conosciuta dai fan hardcore per essere quantomeno problematica in ogni federazione in cui sia stata). Ecco, un grandissimo pregio di Lucha Underground è stato quello di sdoganare completamente il concetto di wrestling intergender e rendere palese al grande pubblico che le donne erano perfettamente in grado di giocarsela alla pari con i lottatori uomini: un perfetto esempio di questo concetto, oltre al trio appena citato, è il match tra Penta e Chelsea Green, o Reklusa, com’era nota nello show.

Menzione particolare poi voglio fare per la Moth Tribe, composta da Marty “The Moth” Martinez e sua sorella Mariposa. I fan sicuramente ricorderanno di più Mariposa, ossia Cheerleader Melissa, protagonista di un bellissimo hardcore match contro Sexy Star. Marty “The Moth” è per me uno degli “unsung heroes” dello show, poichè è un lampante esempio di come il booking può elevare un personaggio sconosciuto o secondario fino a renderlo uno dei più genuinamente odiati e inquietanti personaggi di tutta la serie (chiedere alla bravissima ring announcer Melissa Santos, sua “vittima” preferita).

Come ultima stable degna di nota, non posso assolutamente esimermi dal citare la Black Lotus Triade. Il nome orientaleggiante non è a caso: a farne parte sono alcune tra le migliori lottatrici giapponesi (o joshi) di sempre: Mayu Iwatani, Kairi Sane e IYO SKY. Anche qui il tema dell’intergender torna prepotente, infatti una delle scene più iconiche e più citate nelle varie interviste è proprio il match 3vs1 lottato dalle tre wrestler contro Penta, uno dei momenti più alti di tutta Lucha Underground. Ironicamente, però, il volto più importante della stable non è nessuna di loro, bensì Black Lotus appunto, interpretata dalla meteora WWE Angela Fong (chi se la ricorda in FCW?)

Passato il capitolo delle squadre, è doveroso nominare altri personaggi singoli che si sono distinti nello show e che ancora oggi vediamo nel panorama major: il primo nome quindi non può che essere quello di “El Jefe”, Dario Cueto. Interpretato dall’attore spagnolo Luis Fernandez-Gil, è il classico caso in cui il personaggio diventa più popolare dell’attore che gli presta il volto. Proprietario e promoter dello show nell’universo narrativo della serie, si barcamena nella gestione della compagnia mentre viene braccato dalla polizia. Tanto importante è stato il suo ruolo che, dopo il finale aperto della stagione finale (che finale non doveva essere inizialmente), Fernandez-Gil è stato poi portato on screen dalla rilanciata MLW per riprendere il personaggio interpretato in Lucha Underground, anche se con un nuovo nome. Proprio la Major League Wrestling è infatti il successore spirituale di LU, con eventi come Azteca Lucha che ne ricordano l’atmosfera e coinvolgono i wrestler delle federazioni messicane, CMLL su tutte. Gli appassionati della serie ricorderanno la chiave che Cueto aveva al collo, che custodiva un grande segreto di famiglia…

Tale segreto risponde al nome di Matanza, il fratello di Dario Cueto che è una creatura mascherata che è solo vagamente umana, e addirittura mangia i suoi nemici in scene molto ben girate. Dietro il personaggio di Matanza c’è Jeff Cobb, tanto apprezzato in NJPW e utilizzato molto al di sotto delle sue potenzialità oggigiorno in WWE. Matanza è un esempio lampante di come un personaggio possa essere reso imbattibile e al tempo stesso per nulla noioso, rischio che sappiamo essere molto alto nel mondo del wrestling. Strumento nelle mani del fratello per poter ottenere i suoi obiettivi, Matanza verrà poi finalmente sconfitto definitivamente nell’ultima stagione.

Per il trittico finale di personaggi, vorrei innanzitutto citare King Cuerno. Un personaggio che oggi conosciamo benissimo, infatti Cuerno è il buon Santos Escobar, adesso ritrovato in AAA. A differenza degli altri, Cuerno è forse una grossa occasione sprecata, che non ha lasciato un grande retaggio. Le potenzialità per fare bene c’erano tutte: un look accattivante, il cacciatore definitivo, che però non è andato molto oltre. Una bellissima presentazione, ma grande delusione dal punto di vista dei risultati. Se volessimo trovare un esempio di wrestler che avrebbe meritato molto di più ma che alla fine ha ottenuto poco o nulla, è proprio lui.
Altro personaggio fondamentale è Killshot, in alcuni momenti da me considerato l’MVP della serie. Anche per lui una backstory accattivante di un cecchino (da qui il nome) infallibile e brutale, mascherato per via del suo passato oscuro. Dietro la maschera di Killshot c’era Swerve Strickland, che oggi conosciamo come uno dei migliori wrestler della AEW.

A Lucha Underground va il merito, anche in questo caso, di averlo fatto scoprire al grande pubblico, mettendone in risalto il grande carisma e le ottime doti in-ring. A questo proposito, mi piace pensare che Lucha Underground ci abbia forse regalato uno dei migliori match della sua carriera, oltre che uno dei più violenti match che abbia visto negli ultimi anni, l’Hell of War match disputato con un altro collega in AEW, AR Fox. Nella storyline di LU, Fox era un commilitone di Killshot da questi creduto morto e tornato come un fantasma del suo passato a tormentarlo dopo che Killshot lo aveva abbandonato nel mezzo di una missione.

Dulcis in fundo, uno dei personaggi meglio riusciti non solo di Lucha Underground, ma direi proprio delle serie tv in generale: Mil Muertes. Interpretato dal wrestler noto come El Mesias, Muertes era un personaggio mitico e quasi immortale, dato che da bambino era sopravvissuto al tremendo terremoto di Città del Messico del 1985. Il nome molto evocativo viene dal fatto che, nonostante avesse perso tutto nella tragedia, non provò paura ma rinacque come vera e propria incarnazione della morte. Anche in questo caso, un wrestler che non è mai stato un fenomeno nell’extra ring viene reso iconico con un personaggio cucito su misura addosso. E come dimenticare Catrina, la sua avvenente manager che come gesto di vittoria leccava il nemico sconfitto e portava con sé una pietra direttamente dalle rovine del terremoto, che fungeva come una sorta di urna di Undertaker per Muertes.

I personaggi non si fermano certo qui, ma per la maggior parte si tratta di nomi già di per sé noti e ben definiti: il già citato John Morrison e la moglie Taya Valkyrie, Penta, Fenix, Rey Mysterio… mi perdonerete per non averli inclusi, ma capirete che rispetto a quelli citati, questi sono nomi fin troppo conosciuti, sebbene importanti nel contesto della serie, Penta su tutti.

Ci sarebbero veramente un’infinità di cose da poter dire su questo show, ma come detto sopra, non volevo che questo mio editoriale di ritorno fosse un mero elenco di nomi e avvenimenti. Spero quindi che queste righe, per le quali ringrazio Zona Wrestling per avermi dato l’opportunità di scriverle, abbiano fatto riaffiorare vecchi ricordi a chi come me ha visto la serie, e magari abbiano invece suscitato la curiosità di chi non ha avuto la possibilità o non l’ha mai conosciuta.

Quindi, io per ora mi fermo qui, grazie mille a tutti per la lettura e appuntamento alla prossima occasione sempre qui su Zona Wrestling dal vostro Dario Rondanini!

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