La costruzione del personaggio di Sami Zayn mi lascia un po’ perplesso, ma non nel senso negativo del termine. Questa attento, oculato, minuzioso sviluppo del carismatico lottatore mi stupisce per l’impegno profuso dal team creativo, e dal wrestler stesso, sempre in grado di donare spessore ad ogni cosa che fa davanti alle telecamere. Sami ha goduto per un paio di anni di un sostegno incondizionato, partito da quando vaneggiava di ipotetici complotti ai suoi danni orditi da non meglio precisati personaggi nella dirigenza della WWE, e poi cresciuto a dismisura da quando fu accostato, e poi inserito, nella lunga e fortunata storyline della Bloodline. Proprio all’interno della famiglia dei Samoani, Sami, ha dato il meglio di sé, regalandoci promo divertenti, catchphrase iconiche e momenti televisivi degni di essere ricordati nei prossimi decenni.
Il pubblico nel frattempo, riconosciute le indubbie qualità dell’atleta, ha deciso di schierarsi tutto dalla sua parte, portando il canadese all’inevitabile separazione dal suo “leader” Roman Reigns, che allora era l’indiscusso campione della WWE da diversi anni ormai. Ci si attendeva la vittoria del titolo di Zayn che, tuttavia, non è arrivata nel confronto vis a vis con tribal chief. Il pubblico se ne rammaricò, conscio però che questa opportunità sarebbe prima o poi arrivata, e che era solo questione di tempo. Purtroppo questo effettivo salto di qualità, ossia la vittoria del primo titolo mondiale di Sami Zayn, nonostante il plebiscito popolare di cui ha goduto negli ultimi anni, non è mai arrivato, anche quando oramai tutto era pronto e lo si credeva imminente. Questo, alla lunga, ha stancato i fan che, purtroppo, gli hanno voltato le spalle.
Il voltafaccia del pubblico nei confronti di Zayn non è stato repentino, anzi. È stato un lento, graduale, cambiamento, così come era stato tale in favore del lottatore, con la differenza che ora i fan se ne stavano progressivamente allontanando. La WWE ha saputo intercettare presto i malumori e ha contrapposto al canadese lottatori in ascesa, sostenuti dal pubblico che, irrimediabilmente, li hanno preferiti all’ormai “vecchio” Zayn. Oggi Sami si trova in un limbo fatto di insicurezza e confusione, dove non lo si percepisce né buono né cattivo. Lui continua a professarsi “l’ultimo bravo ragazzo” attuando però, di fatto, strategie da heel. L’ultima contrapposizione al beniamino del pubblico,Cody Rhodes, in guerra col cattivo per eccellenza Gunther, non fa altro che sparigliare ancor di più le carte. E, se in ogni altro contesto questo può sembrare deleterio, nel wrestling, e nella fattispecie, questa scelta creativa aumenta l’hype per Sami e per la rivalità tra l’incubo Americano e il Generale del Ring. Siamo sicuri, semmai ce ne fosse bisogno ancora, che Sami darà prova di eccelse capacità anche di ricoprire un ruolo che forse, per la prima volta, lo farà emergere per ciò che realmente è e che è sempre stato. Nè buono né cattivo; L’ultimo grande antipatico di questa favola








