L’eredità di Hulk Hogan nel mondo del wrestling è stata segnata in modo indelebile nel 2015, quando emersero alcuni suoi commenti razzisti. Quest’ultimi portarono al suo immediato licenziamento dalla WWE. Nonostante Hogan sia stato riassunto tre anni dopo, molti non sono mai riusciti a superare la portata delle sue parole. Di conseguenza, le apparizioni pubbliche di The Hulkster hanno ricevuto reazioni contrastanti fino alla sua morte.
Le esternazioni di Hogan sono stati ampiamente discusse sia dai fan che dagli addetti ai lavori. Mark Henry, parlando nel documentario di TMZ intitolato “The Real Hulk Hogan”, ha spiegato chiaramente perché non ha potuto prendere le difese del suo collega, anche lui nella Hall of Fame.
“Ha detto, con le sue stesse parole, di essere un razzista. Perché dovrei sedermi qui e cercare di difendere qualcuno che ti dice chi è?”
Le parole di Hogan hanno “ferito” Henry, il quale ha rivelato nel documentario che “amava quell’uomo” e per gran parte della sua vita “voleva essere come” Hogan. Dopo che le frase razziste sono venute alla luce, Henry, che all’epoca era ancora in WWE, suggerì a Vince McMahon il modo in cui Hulkamania avrebbe potuto farsi perdonare.
“Ho detto a Vince McMahon: se volete che questa storia finisca, so come risolverla. Dovremmo fare un tour nei college per persone di colore, come Morehouse e Prairie View, e affrontare la questione apertamente.”
McMahon rifiutò l’idea, dicendo a Henry: “Mi è stato sconsigliato di parlarne ancora.” Anche McMahon appare nel documentario, dove sostiene che Hogan non fosse un razzista, nonostante quanto emerso. Nel video incriminato, Hogan aveva dichiarato: “Sono razzista, fino a un certo punto“, prima di usare un insulto razziale riguardante le persone di colore.
Nonostante i fan abbiano reso omaggio a Hogan dopo la sua morte, le ferite causate dalle sue parole continuano a farsi sentire. Per Mark Henry e per molte altre persone, l’idea che si debba ignorare ciò che è stato detto semplicemente perché l’ex campione è morto non è contemplabile.








