Vent’anni dopo, celebriamo l’epico match tra Mankind e The Undertaker disputatosi nel 1998, e lo facciamo proprio con le parole di Mick Foley, che in questi giorni ha parlato con il Saskatoon StarPhoenix.

Allora non c’erano i social media, quindi non si tratta di un qualcosa che è rimasto nei trend per tre giorni e poi è scomparso. Ha viaggiato di bocca in bocca. E’ stato brutale, ma anche surreale, di modo che non fosse difficile da guardare come il match che ho avuto con The Rock nel gennaio del 1999. Può tollerare più visioni, non è come vedere uno snuff movie [ride]. A volte a questi show parlo dell’elemento della magia nell’aria. Ecco, penso che quella notte fosse vivo.

Oltre al suo match con The Undertaker, Foley ha parlato anche di che cos’altro i fan gli chiedono spesso:

Non c’è niente che ci si avvicini minimamente [all’Hell in a Cell]. Al secondo posto, ma molto distante, c’è il mio tag team con The Rock. I fan non ricordano nessun match nello specifico, solo la chimica che avevamo e quanto si divertissero a guardarci.

Ha ventiquattro anni e rimpiange di non averli impiegati bene come Randy Orton. Si consola scrivendo e nutrendo porcellini d'India. Legge i libri di Chris Jericho e ci trova anche lezioni di vita.