Alcuni lottatori di Wrestling non hanno una vera identità. Alcuni lottatori di Wrestling sono volente o nolente legati a qualcosa che li ha caratterizzati, lanciati e resi famosi. Non c’è un disegno preciso nel mondo che noi tutti tanto amiamo, non c’è un modo di fare, di lavorare. Semplicemente ci si affida alla creatività, propria o di altri, per cercare di sviluppare qualcosa che incida su una carriera e faccia breccia sul pubblico. Un caso emblematico di tutto questo, è stato quello di Dustin Runnels.

 

Nel corso della sua decennale vita lavorativa, il primogenito dell'”American Dream” Dusty Rhodes ha sempre dovuto affidarsi a qualcosa di astratto, surreale e spesso disturbante, per poter avere l’attenzione delle folle. Nei suoi primi anni infatti, nonostante il nome noto, Dustin non ha mai davvero suscitato il clamore dei fan, non ha mai sviluppato una tecnica particolare che lo portasse ad essere qualcosa di diverso, originale, nuovo. E’ diventato però tutte queste cose quando ha deciso di abbandonare la World Championship Wrestling per accasarsi nella World Wrestling Federation, dove, spinto dalla voglia di non essere sempre e comunque paragonato a suo padre, e nella quale trovò qualcuno che gli propose un Character diverso e probabilmente un po’ avanti per i tempi, nacque Goldust, The Bizarre One.

Dustin resterà per sempre legato a questa Gimmick. Sempre. Non tanto perché ovunque sia andato l’abbia riproposta, non poteva, ma perché comunque il suo essere, almeno su un quadrato, ormai era quasi sempre caratterizzato da un pesante trucco in faccia e da una tuta aderente. Cambiava il colore, ma non la sostanza. A parte una breve parentesi nella Total Nonstop Action, dove tornò ad essere quell’anonimo lottatore di fine anni  80 e inizio anni 90, Dustin Runnels oltre a Goldust sarà Black Reign, sempre nella TNA, il “Goldust d’argento”, e soprattutto, qualche anno prima, fra la WWF e la TNA, sarà Seven nella WCW, il “Goldust bianco”.

E’ proprio su Seven che mi voglio concentrare. Nell’ultima settimana infatti, ci sono state due notizie che hanno scatenato i pensieri che mi hanno portato a questo articolo: la prima è l’abbandono della WWE di Goldust, che tornerà a impersonare Dustin Runnels e che, in quel di AEW Double or Nothing, affronterà suo fratellastro Cody, “The American Nightmare”, soprannome che tornerà in questo articolo più avanti e che vedrete non è poi cosi originale; la seconda è la presunta cancellazione sul nascere del nuovo Character di Bray Wyatt, il signore di Firefly Fan House.

Il personaggio di Seven nacque nel 1999, quando Dustin fece ritorno per la seconda volta nella World Championship Wrestling. L’esperienza nella WWF lo aveva aiutato non poco ad acquisire popolarità e guadagnare denaro, e probabilmente un ritorno al suo vero io non lo avrebbe aiutato a proseguire una carriera ricca di protagonismo e con contratti importanti. Fu cosi quindi che la dirigenza della WCW e lui stesso studiarono qualcosa che riportasse al buon Goldust ma che allo stesso tempo fosse diverso, in un certo senso più spettarle, più cupo, più oscuro.

L’ispirazione arrivò da Dark City, film che poco tempo prima aveva visto la luce. A presentare il personaggio furono alcune vignette proposte durante Monday Nitro, nelle quali era chiaro chi avrebbe interpretato il personaggio, era chiaro con quale Look, ma non era tanto chiaro che cosa questo personaggio avrebbe dovuto rappresentare. Le vignette ritraevano un uomo alto, vestito di nero con un lungo cappotto e un capello da cowboy, sempre nero, ma con il viso completamente bianco. Fino a qui niente di strano, un Goldust alternativo per la WCW. Il problema si presentò però, perché il Goldust originale attirava a se, grazie a una psicologia sessuale finissima, i suoi avversari per sconfiggerli, o al limite, nei parametri della Gimmick, per portarli a letto. In questo caso invece Seven stava fuori dalla finestra ed osservava dei bambini che dormivano. In tutto ciò i bambini non scappavano, non vedevano Seven come un pericoloso mostro serial killer arrivato per nutrirsi di loro, come IT, per esempio. No, si avvicinavano alla finestra e giungevano, tramite il vetro, la loro mano aperta a quella di Seven, un po’ come dire “Potrei farmi portare via da te in questo stesso istante”.

Insomma, la Gimmick non piacque per niente alla Turner Standards & Practices, ovvero al dipartimento che ha il compito di monitorare la moralità delle trasmissioni, in questo caso dell’azienda di Ted Turner. La Gimmick fu cancellata con l’accusa di essere troppo vicina alla rappresentazione di un “molestatore di bambini”, come se questi problemi non fossero nelle case, nelle intimità delle famiglie, anche quelle più normali.

Fu quasi un peccato, perché se al posto di quelle vignette avessero messo in scena qualcosa di diverso, non legato ai bambini, però si al terrore dell’essere umano, legato alle tenebre e perché no, a rappresentazione di qualcosa di cattivo, perché nella realtà ci sono anche le cose cattive, la Gimmick avrebbe potuto avere successo. Certo, non sarebbe stata una grande versione targata WCW di Undertaker, come loro pretendevano, ma qualche soddisfazione in più il buon Dustin se la sarebbe potuta togliere.

Quel suo terzo Stint in WCW finì con se stesso ad interpretare se stesso, ma con un soprannome che pur riportando a suo padre, lo capovolgeva: The American Nightmare. Vi ricorda qualcosa?

Questa è purtroppo la situazione che con tutta probabilità sta colpendo oggi Bray Wyatt e la WWE. Il conduttore di un programma che potremmo tranquillamente paragonare all’Albero Azzurro o Bim Bum Bam, che però ha come amici esseri marci, tenebrosi, che ai bambini l’unica cosa che possono fare è del male, o almeno questa è la visione generale delle cose.

Io credo che come sempre la verità stia nel mezzo, capisco che le varie associazioni e i vari sponsor non vogliano compromettersi con cose che possono portare cattiva luce su di essi, ma la domande che mi viene da fare in questo caso è per tutti coloro che queste associazioni “protettrici” le sostengono, ovvero i genitori: il problema è la mancanza di rispetto verso le vittime della pedofilia e dell’infanticidio, o il problema  sono tutte quelle persone che credono che mostrando qualcosa di simile in TV i pazzi scellerati aumentino? Siete davvero cosi ignoranti da non capire che quello che mette in scena una compagnia di Wrestling, nel 1999 come nel 2019, altro non è che una rappresentazione, addolcita in taluni casi, aumentata in altri, di una realtà che porta quasi sempre alla vittoria del bene? Credete davvero che questo per un bambino sia diseducativo?

Certe manie incontrollate dell’umanità sono vere e proprie patologie (e chiedo scusa ai medici se questo non è il termine esatto), sono malattie, cose che non nascono o si aggravano vedendo Seven o Bray Wyatt in TV. I bambini poi.. I bambini sono bambini, non sono stupidi, vanno semplicemente aiutati. Questo lo dico a tutti quei bei genitori in carriera che pretendono lasciare i propri pargoli davanti alla TV per potersi permettere di fare altro, senza parlargli, insegnarli e mostrargli la via, e che poi si lavano la coscienza protestando perché in TV c’è un uomo vestito di bianco alla finestra che fa paura, o perché c’è un programma nel quale una casa dei divertimenti può diventare angosciante. Questo è il principio dell’Horror, però nel Wrestling, in quei casi nei quali il male viene addolcito e poi sconfitto. Credete che sia più educativo metterli di fronte a un mucchio di persone che fanno a gara per vedere chi alza di più la voce? Credete che sia più educativo metterli di fronte a individui che raccontano i fatti propri come se fossero questioni di vita o di morte, grazie a presentatori e presentatrici che non avrebbero scrupoli nemmeno per la loro madre? Io credo di no.

E voi, voi probabilmente non credete niente, e cosi non crederanno in niente i vostri figli, affidati alle associazioni più svariate, perché  non avete abbastanza tempo, non avete abbastanza voglia, non avete abbastanza cervello, alla fine dei conti.  Speriamo che Bray Wyatt si salvi. Speriamo che il Wrestling ritorni una volta per tutte fatto per adulti, ma anche per bambini, perché i bambini sono intelligenti, spesso e volentieri, molto più dei grandi.