Amici ed amiche di Zonawrestling.net, un saluto a tutti voi dal vostro Dario Rondanini, di nuovo con voi per il nostro consueto appuntamento settimanale. Oggi, anche in virtù di quanto successo negli ultimi giorni con i licenziamenti in casa WWE, vorrei affrontare un argomento forse divisivo ma per me molto importante. Con l’abbandono di tutti i membri dei Wyatt Sicks, è di fatto andato via l’unico legame che ancora teneva legata la WWE a Bray Wyatt. Una figura forse mai completamente apprezzata dal pubblico quando era in vita, ma che come spesso accade quando si passa a miglior vita, è stata esaltata per i suoi contributi nel business.
Volevo quindi provare a ragionare con tutti voi su quale sia stata effettivamente l’eredità di Bray Wyatt in WWE e se potrà mai esserci un altro personaggio come lui. Il titolo del pezzo in questo senso parla chiaro: per me non ci sarà più un altro Bray Wyatt, non solo in WWE, ma forse nel wrestling in generale. Mi rendo conto che frasi del genere hanno il potenziale per scatenare dibattiti, e sebbene la cosa mi faccia sotto sotto piacere, riconosco che questa affermazione possa essere quantomeno divisiva. Parlando di Wyatt e di gimmick come la sua, i paragoni con altre gimmick dark vengono subito alla mente (non mi pare il caso di scomodare mostri sacri come Undertaker e Kane, ma a chi non vengono in mente pensando a Wyatt?). A prescindere da quelle che possono essere le opinioni di ognuno sul performer, a mio avviso l’onestà intellettuale deve venire prima di tutto, ed è innegabile che dopo i mostri sacri citati, Wyatt interpretava la gimmick in maniera sopraffina. Le pur presenti lacune nel lottato erano colmate in maniera eccellente da un’abilità istrionica senza precedenti, al punto che alcuni suoi promo per me restano impareggiabili ancora oggi in termini di qualità nel delivery e nell’interpretazione. Consiglio spassionatamente il promo del “Miss Teacher, Lady” e il video sul canale YouTube della WWE del “Man in the Woods” per il ciclo dei racconti di Halloween (e da moltissimi, me incluso, ritenuto una sorta di presentazione ante litteram del personaggio di The Fiend).
Chiaramente, non fosse andata com’è andata con Wyatt, non staremmo scrivendo questo pezzo. Non necessariamente considerando la fine prematura di Windham Rotunda, ma anche soffermandoci sulla carriera e sui risultati ottenuti, non si può che provare un forte rammarico per le tante occasioni sprecate. Certo, mi potreste dire dei titoli vinti, tra cui il WWE Championship, ma purtroppo pensando alla carriera di Wyatt, le delusioni superano i successi: il pensiero che il suo ultimo match sia quell’obbrobrio visto con LA Knight a SummerSlam 2023 è straziante, così come lo è stato l’House of Horrors match con Randy Orton di Payback 2017. La rivalità con John Cena, per quanto importante nella carriera di Windham, andava vinta. La sconfitta a WrestleMania 30 a mio dire tagliò le gambe al personaggio e gli fece perdere di credibilità, in parte forse recuperata con il famoso momento del coro di voci bianche e del bambino “posseduto” che terrorizzarono Cena, che comunque vincendo la faida danneggiò enormemente Wyatt.
Sebbene come detto i successi siano in proporzione decisamente minori, a mio parere vanno analizzati per rendersi conto della caratura del personaggio e di quanto sia riuscito a reinventarsi ed essere molto spesso rilevante nonostante agli occhi dei fan avesse perso la sua credibilità dato che si sapeva che avrebbe perso le sue rivalità: la gimmick del guru della palude, una sorta di ibirido tra Charles Manson e Waylon Mercy, è la gimmick con cui ha iniziato a farsi conoscere al grande pubblico e per molti è la sua migliore. Con questo personaggio sono arrivati alcuni dei promo più iconici (consiglio anche quello dei tempi di NXT del “King of the Jungle”), accompagnati anche da un grande scetticismo del pubblico, che per onestà va ammesso che non ha mai abbandonato Windham nel corso della carriera, ma dal quale ha sempre saputo prendere le distanze, ogni volta reinventandosi e dando al pubblico altro materiale interessante. Ed è qui che arriviamo a The Fiend, il personaggio che avrebbe potuto portarlo alla grandezza assoluta, non fosse stato per quel booking scellerato durante la faida con Randy Orton, ma anche prima, quando si preferì accantonare i piani per una rivalità con The Miz in favore di una corsa al titolo massimo contro Seth Rollins che portò già le prime pesanti polemiche (vedasi l’Hell in a Cell finito in no contest). Non parliamo poi della scelta suicida di far perdere The Fiend contro Goldberg, che ha tagliato definitivamente le gambe a Windham…
O così credevamo, perchè per fortuna è arrivato il Firefly Funhouse match, ancora oggi la cosa più bella che io abbia mai visto in termini di wrestling cinematografico. Molti forse potrebbero storcere il naso pensando che un match del genere non sia wrestling, ma nel giusto contesto anche questo ha il suo valore, e del resto il match cinematografico è stato ampiamente utilizzato anche dalla TNA, ad esempio con il Broken Universe. Il Firefly Funhouse è stato semplicemente magistrale, un capolavoro assoluto e soltanto una piccola finestra all’interno di quella che era la mente geniale di una persona che forse, all’interno del panorama wrestling, stava anche abbastanza stretta. Provate solo ad immaginare i milioni che avrebbe potuto guadagnare come regista o sceneggiatore di film horror.
Con la fine prematura di Bray Wyatt, la WWE ha quindi provato a tenere viva la sua proprietà intellettuale introducendo la stable dei Wyatt Sicks, che subito ha fatto parlare tantissimo di sè con un debutto memorabile a Raw. Purtroppo, come spesso successo già allo stesso Windham Rotunda, il gruppo non è stato mai supportato da una scrittura convincente, e qui si è vista tutta la differenza del mondo: non voglio dire assolutamente che qualora Wyatt fosse stato in vita, la stable avrebbe avuto maggior fortuna, ma magari potendo contare sul suo eclettismo e sul suo grande carisma, avrebbero potuto cavare il proverbiale sangue dalla rapa che il creative stava dando loro. Hanno provato a sfruttare i Sicks, certo, vedasi la (breve) parentesi con i titoli di coppia oppure la (troppo) lunga storyline con gli MFT per la lanterna, ma abbiamo visto tutti com’è finita, ahinoi per entrambe le stable.
Arrivati a questo punto, cosa resta di Wyatt e del suo universo? Purtroppo, molto poco. Qualche video su YouTube, un’attrazione a tema agli Universal Studios di Orlando (che senza più i Sicks in WWE non vedo avere un grande futuro) e soprattutto, ricordi e tanti, troppi rimpianti. Una mente geniale forse mai davvero compresa, e un universo narrativo sfruttato per ricavarci quanto più denaro possibile, e proprio il denaro per ironia della sorte, è stato la sua morte definitiva. I membri dei Sicks andranno altrove, avranno le loro occasioni, ma tutti noi saremo sempre accompagnati da un pensiero: con Bray Wyatt e i Wyatt Sicks si doveva fare molto di più.
Ebbene, anche per questa settimana è tutto. Il personaggio di Bray Wyatt ha significato tanto per me e questo abbandono in massa dell’unico suo legame con il wrestling mi ha colpito nel profondo, evidenziando come davanti alle logiche del guadagno e del profitto sia tutto assolutamente sacrificabile. Con una punta di rammarico io vi ringrazio ancora per la lettura e vi dò appuntamento alla prossima occasione.








