Amici ed amiche di Zonawrestling.net, un saluto a tutti voi dal vostro Dario Rondanini, di nuovo con voi per un altro appuntamento settimanale. Quest’oggi, come forse anche il titolo vi avrà fatto capire, vorrei condividere con voi la mia ammirazione e il mio apprezzamento per uno degli eroi meno celebrati della nostra passione, e che invece meriterebbe molto più riconoscimento. Sto parlando di Michael Cole, “The Voice of WWE”.

Come mai questo argomento? Di base perchè io per natura sono un sentimentalone. Mi affeziono alle persone, e quando una persona fa parte della tua vita per così tanti anni, anche se involontariamente, per me merita il giusto riconoscimento.
Sean Michael Coulthard nasce l’8 dicembre del 1966 a Syracuse, New York (non so voi, ma io trovo davvero ironico che Michael Cole sia nato nella stessa città dove Shawn Michaels sarà protagonista della celebre rissa con i militari che lo costringerà a rendere vacante il titolo intercontinentale). Si laurea nel 1988 alla Newhouse School of Public Communication, dando inizio a una carriera veramente invidiabile.

Uno dei motivi per cui ammiro tantissimo Michael Cole è il cammino molto bizzarro che lo ha portato fino alla WWE. Inizia infatti a lavorare per CBS Radio, arrivando a seguire tre campagne presidenziali, l’attentato di Oklahoma City del 1995 e soprattutto la guerra civile in Jugoslavia (dimostrando di non essere in gimmick quando dice di essere un ex reporter di guerra). Contemporaneamente, credo che Cole abbia con gli anni deciso di montare un altarino in casa per il suo amico Todd Pettengill, che lavorava anch’egli in radio, ma come DJ e che quando decise di lasciare la WWE nel 1997, fece il nome di Michael Cole per sostituirlo. Pettengill, per chi non se lo dovesse ricordare, era l’host dei “pre-show” dei PPV WWE della serie “In Your House” nei primi anni ’90. Una volta arrivato in WWE, inizia a comparire negli show dove appunto c’era stato Pettengill e finalmente in una puntata di Raw del giugno del 1997, fa il suo debutto on screen come intervistatore backstage con i Legion of Doom.

Ovviamente, pensando a com’era la WWE all’epoca, nessuno credo potesse mai pensare che si potesse sostituire Jim Ross, ma Cole fu chiamato a farlo quando JR dovette prendersi una pausa per lottare contro uno degli attacchi di paralisi di Bell che lo colpirono in quel periodo, arrivando a formare un team di commento a tre con appunto Jim Ross e Kevin Kelly, dimostrandosi acerbo, ma comunque capace di portare avanti un play by play. E fu così che si arrivò agli anni della sua crescita e della sua epopea, potremmo dire: gli anni di SmackDown, dove in coppia con Tazz diventarono il duo di commento di moltissimi ragazzi della mia generazione, con i due che svilupparono un’alchimia così ben consolidata (anche grazie al lavoro insieme a Paul Heyman nell’epoca d’oro di SmackDown), che la WWE decise di affidare a loro due il commento del main event di SummerSlam 2002 tra Brock Lesnar e The Rock.

Un altro motivo per cui Michael Cole merita il rispetto di tutto il mondo del wrestling è il suo incredibile attaccamento al lavoro e alla “causa”: dal 1997 ad oggi, Cole avrà saltato qualcosa come quattro o cinque show, rinunciando praticamente a tutto pur di essere lì a commentare i momenti con cui noi fan siamo cresciuti. A questo proposito, parlando di momenti con cui noi fan siamo cresciuti, vorrei citare un momento che nella storia della WWE e del wrestling in generale è di fondamentale importanza, ossia la notte in cui ebbe fine la Monday Night War, quando Mick Foley vinse il titolo WWE ed approfittando dello scivolone di Tony Schiavone che svelò il risultato in diretta a WCW Nitro, di fatto diede modo alla WWE di accaparrarsi una gigantesca fetta di pubblico che cambiò canale per assistere a quel momento storico. Una cosa che forse alcuni di voi non sapranno è che al commento quella sera c’era proprio il nostro Michael Cole, che nel momento in cui Foley festeggiò la sua vittoria, pronunciò una delle frasi che per me resteranno per sempre indelebili nella storia del wrestling: “Mankind has achieved his dream! And the dream of everyone else who’s been told ‘You can’t do it,’ […] He’s been known as Dude Love, Cactus Jack, Mankind, but tonight, and forever, Mick Foley will simply be known as WWF Champion!” (trad. “Mankind ha realizzato il suo sogno! E il sogno di chiunque si sia mai sentito dire ‘Non ce la farai!’ […] E’ stato chiamato Dude Love, Cactus Jack, Mankind, ma stanotte e per sempre, Mick Foley sarà semplicemente conosciuto come WWF Champion!”). Qualora vogliate ascoltarla per bocca del diretto interessato, il tutto inizia al minuto 11:18.

Durante tutta la sua carriera, Michael Cole non si è mai sottratto dal fare nulla, nemmeno quando ciò ha significato entrare direttamente a far parte delle storyline oppure addirittura un coinvolgimento sul ring. Basti pensare al feud orribile con Jerry Lawler, oppure volendo andare più indietro, ai vari siparietti con John Cena oppure quello “famoso” (o forse sarebbe meglio dire “famigerato”) con Heidenreich a SmackDown. Agli albori di questo Michael Cole più invischiato nelle storyline c’è il suo famoso turn heel nel 2010, cominciato durante la prima stagione di NXT, quando al commento Cole non nascondeva più le sue simpatie per The Miz e le sue antipatie per “l’indy darling” Daniel Bryan. E come dimenticare il periodo del GM anonimo di RAW, di cui lui era portavoce:

Il momento che però lo fece turnare nuovamente babyface a furor di popolo fu quando, circa due anni dopo, fu costretto ad affrontare l’arduo compito di proseguire la puntata annunciando a tutto il pubblico da casa che Jerry Lawler, con cui appunto aveva una forte rivalità, era stato colto da infarto. Sul punto di piangere, Cole ci tenne a fare presente al pubblico che quanto detto non fosse parte di una storyline, ma fosse vita vera, e in quel momento i fan riuscirono a capire quanto diverso fosse Sean Michael Coulthard da Michael Cole. Un personaggio che faceva benissimo il suo lavoro di cattivo antipatico, e che più di qualcuno avrebbe voluto vedere fuori dalla porta, che affronta la sfida più difficile di tutta la sua carriera nel wrestling. Sia Cole che la WWE furono poi molto apprezzati per il modo di gestire la questione, indubbiamente non facile, ma come anche Jim Ross prima di lui, Cole se la cavò egregiamente.

Bene o male tutti conosciamo la carriera di Michael Cole, e come si sia dipanata tra cambi di roster e di allineamento morale. Molte persone, come già accennato, avrebbero voluto vederlo allontanato dalla WWE, probabilmente perchè non ritenuto all’altezza del ruolo, ma non va mai dimenticato che così come tutti i commentatori prima di lui, anche Michael Cole ha dovuto affrontare l’esperienza di raccontare uno show a milioni di persone nel mondo con Vince McMahon che gli urlava cose in cuffia, volendo proseguire con la sua folle attività di “micro-managing” sui suoi commentatori. La vera svolta è arrivata solo recentemente, a seguito dell’addio di McMahon, che ha significato per Cole poter tornare ad esprimersi liberamente, e finalmente, potersi mostrare per quello che è davvero: un commentatore abile e capace, che sebbene a volte sbagli i nomi delle mosse o faccia delle crasi involontarie con i nomi dei wrestler, riesce a raccontare perfettamente la storia che i wrestler raccontano sul ring, magari come da lui stesso svelato, attraverso episodi o momenti che gli vengono rivelati dagli stessi wrestler dietro le quinte. Riesce perfettamente a spiegare perchè due wrestler si affrontano, anche solo in chiave storyline, e poi le sue reazioni sono molto spesso l’highlight del segmento stesso. Ho passato diverso tempo a cercare delle clip da poter condividere, ma basti pensare ad esempio alle sue reazioni al ritorno di Brock Lesnar a SummerSlam 2025 oppure ai vari segmenti con Dominik Mysterio, la cui pomposità e arroganza vengono sempre evidenziate dall’irreprensibile commentatore. Se pensiamo poi al fatto che Michael Cole ha seri problemi di udito, al punto da averne perso ben il 65% e che nonostante tutto continui ad andare avanti imperterrito indossando un apparecchio acustico speciale sotto le normali cuffie, questo “unsung hero”, questo eroe ben poco celebrato si ammanta di un’aura gigantesca, che lo colloca secondo me a pieno diritto tra le più grandi voci della storia del pro wrestling.

Anche per questa settimana è tutto, io vi ringrazio per avermi accompagnato in questo percorso poco usuale tra i ricordi e vi do appuntamento alla prossima occasione!

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