Andare ad uno show di wrestling è, o dovrebbe essere, come andare a teatro: godersi uno spettacolo di intrattenimento (non finzione, questo termine lasciamolo ad altri campi). A maggior ragione un incontro di wrestling è un evento totalizzante: due artisti sul quadrato si scontrano rompendo qualsiasi barriera scenica e coinvolgendo il pubblico, lo spettatore, vero destinatario finale del messaggio che i due stanno cercando di comunicare: è una catarsi, una festa di emozioni. 

Il bambino magari immagina il buono che lotta con il cattivo; l'adulto invece sa che i due stanno creando qualcosa che rappresenti lo scontro tra due idee contrapposte. E' chiara la consapevolezza che i due atleti non si odiano, che le botte magari corrispondono ad altrettanti abbracci nella vita reale, ma nonostante ciò ci si lascia coinvolgere e trascinare, vivere l'emozione di un momento di puro e sano intrattenimento.

Il Wrestling sostanzialmente è questo – né più né meno – a differenza di quanti lo reputino una semplice sciocchezza o quanti invece lo vivano in maniera troppo totalizzante, forse ai limiti dell'assurdo, complice una situazione, almeno in Italia, resa meno facile da diversi fattori: dalle telecronache degli anni del boom alle più recenti, fino ad arrivare ad una nuova generazione cresciuta in modo meno genuino su tutto, figurarsi sul concetto di sport-spettacolo. Tralasciando questo breve excursus, torno al discorso di prima: il fan più dell'atleta merita attenzione, cura e rispetto. E' il fulcro principale dello show. Come un famoso spot della WWE con protagonista Daniel Bryan, senza il pubblico una federazione è il nulla. Questo vale per quella più grande che fa 80.000 spettatori a Wrestlemania, per la media che ne fa 15.000 e per la più piccola che ne raccoglie 200. Il fan è sovrano, ma questo non significa essere padroni della situazione più degli stessi atleti. Un fan deve far notare delle mancanze, delle lacune, nei limiti del rispetto e della civiltà, non pretendendo di ergersi a giudice sovrano di un fatto che, salvo eccezioni, non gli riguarda direttamente. Io pago il prezzo del biglietto e sono libero di dire la mia su quanto vedo: giudicare, suggerire ed esprimere dubbi e perplessità. Ma se vado a teatro e "Cavalleria Rusticana" mi viene rappresentata in un modo avulso dalla normalità, ciò non mi autorizza a prendere una bottiglietta d'acqua e lanciarla sul palco dove, fino a prova contraria, si stanno esibendo professionisti che, in quel dato campo, in questo caso quello teatrale, sicuramente sanno la loro e la sanno meglio di me. 

Pochi giorni fa, un atleta che non apprezzo particolarmente, quel Roman Reigns acerbo e limitato che i "sapientoni" ergono a mastino del wrestling, si è visto lanciare una riproduzione del Money in The Bank da un fan mentre al di là di limiti e lacune faceva il suo lavoro. Ora, assodato che Reigns è un bidone più o meno palese e che necessiterà di altro tempo prima di raggiungere la soglia del "dignitoso sul ring", è stato giusto secondo voi? Secondo me no: il fan in questione, avrebbe goduto se il suo capo avesse urinato nel suo caffè? Credo di no. Roman Reigns faceva il suo lavoro come ogni giorno fa ognuno di noi. Sicuramente non è stato bello per lui quel gesto come non lo sarebbe stato per nessuno, come non sono belli i cori pro CM Punk quando lo show proposto non rispetta le aspettative, come non fanno piacere i fischi a John Cena che, al di là di tutto, 330 giorni l'anno fa il suo lavoro più che dignitosamente. Lo smacco è doppio: il fan è come un capo, se non accontenti lui hai quasi fallito una missione, un obiettivo. Reigns si sarà sicuramente sentito così, un fallito. Condanno a prescindere il gesto del fan e di quanti avrebbero fatto la stessa cosa: essere perno fondamentale dello show non autorizza a prendersi una libertà tanto grande e grave. Liberi di giudicare, lamentarsi e criticare, ma a tutto c'è un limite. Rispetto per il fan che merita lo spettacolo, ma rispetto anche per un atleta che in quel momento sta facendo il suo lavoro.

Come vedete, non tutte le cose spiacevoli succedono in Italia, in ambito sportivo. Il Wrestling in America come sport ha il suo peso e la sua importanza, come in Italia il calcio, e l'accaduto ha fatto il giro del continente. Sicuramente non ha fatto piacere e con rammarico sottolineo che mi ha spinto a questa riflessione: giusto far notare i difetti, limiti e quant'altro al worker in questione, ma è una cosa assurda pensare che dei fan non vadano allo show per godersi uno spettacolo ma solo per creare disagio. Perciò faccio un appello: se un fan deve andare agli spettacoli per rompere le scatole, meglio che si prenda due piccioni con una fava restando a casa e leggendo un buon libro. Di certo, e lo sottoscrivo, questi comportamenti sono segno di frustrazione, non di passione.  

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature, col tempo ha voluto perdere la definizione di "Marco Travaglio del wrestling web".