Che cos’è un ppv? E’ un po’ come un concerto del nostro cantante preferito, alla fine: un tot di ore di pezzi famosissimi da cantare e ricantare a squarciagola, una esperienza da portarsi dietro per tutta la vita. O almeno fino al prossimo concerto. Ecco, Double Or Nothing è stato quella cosa lì: un concentrato di greatest hits, con pochissime sbavature e la sensazione fortissima di aver visto il miglior ppv dell’anno, difficile da replicare dalla AEW. Questa sensazione è stata amplificata da chi la AEW la segue poco o anche con astio: i trend social e web hanno constatato il 98% di commenti positivi. Che si basano certamente su un gusto di chi segue il wrestling, ma anche gli addetti ai lavori – che al gusto sommano le conoscenze tecniche del settore – sono rimasti strabiliati.

Allora provo a segnalarvi quelli che sono stati i cinque momenti topici del ppv, senza mancare ovviamente una critica doverosa alla card. Partiamo!

Fletcher e Knight: quando i turn servono a “settare” il futuro

Sono successe solo due cose extra evidenti a Double Or Nothing. Due turn decisi, importanti, che “settano” (direbbero gli influencer del marketing) l’immediato futuro della compagnia. E’ chiaro che la AEW punti su Kyle Fletcher e Kevin Knight. Sul primo penso non ci siano più dubbi sul fatto che ormai può stare in mezzo ai grandi senza avere un briciolo di imbarazzo. Il lavoro che hanno fatto con lui è stato pazzesco e questo nuovo passo servirà per lanciarlo non solo verso All In ma anche verso un fine 2026 e inizio 2027 da assoluto protagonista (infortuni permettendo). Andremo verso Wembley con in mano il 3 Way con Okada e Takeshita, e io credo che l’australiano sarà il favorito della contesa – a meno che l’immediato avversario di Ospreay campione non possa essere proprio il Rainmaker. Kevin invece lo stanno un attimo “infilando in gola”, come dicono alcuni commentatori. Significa che lo stanno tenendo alto nelle gerarchie, seppur sia ancora molto acerbo sia in ring che nei promo. Il turn però è venuto su molto molto bene: sarà un modo per levare Darby dalla zona titolata e per Knight di farsi un feud utile per seminare esperienza nel percorso verso il main event. Da notare come la AEW avesse chiamato questo turn: dal promo dell’ultimo Dynamite alle varie occasioni passate in cui dialogava con Swerve.

Troppi match di alto livello sono un bene o un male?

Chi ha avuto modo di seguire le indy come me, una card dove tutti gli incontri sono di alto livello nell’attesa e nello starpower è un bene. Però in questo caso può rivelarsi un “male”, con tutte le virgolette del caso. Perché si rischia che una gemma come Moxley vs O’Reilly rimanga un po’ deludente nel mare magnum dei match di altissimo livello. Stesso discorso per Swerve vs Bandido, che han tirato fuori delle sberle da ricordare nel loro essere spotfestosi. Però il pubblico quasi si dimentica che questi due match ci sono stati perché fagocitati dal resto. Forse l’idea di ridurre la quantità degli incontri, o inserire qualche match cuscinetto in più sarebbe stato doveroso per non perdersi.

Come si cambia per migliorare

Quando e se rivedrete questo ppv, fate caso a Ospreay vs Joe. Una piccola gemma che farà parte delle cose belle fatte da Will in questo 2026. Nel cambiare il suo stile di lotta ci sta letteralmente guadagnando e la Samoan Submission Machine si è messa a disposizione con una dedizione encomiabile. Il salto in avanti lo ha fatto anche Thekla, che fin qui non aveva brillato e invece da oggi ha l’incontro, la stellina, che mette in luce il suo regno. Anche per merito suo, oltre che delle sue avversarie di giornata. A tal punto che il turn di Hikaru su Kris quasi non emerge – un po’ perché interessa a pochi, un po’ per la prestazione della campionessa. Cambia faccia anche MJF, che ritorna opportunista, ma con l’intento di non farsi fregare dalla sua pigrizia. La stessa che gli era costato il titolo.

Di quel comedy al servizio del wrestling

Molto spesso il comedy nel wrestling è al servizio di se stesso. Serve a far ridere o sorridere, usando il wrestling come un pretesto lontano. In questo caso, con lo Stadium Stampede, il comedy e il wrestling si usano a vicenda per raccontare la volontà di divertirsi. Nessuna delle due parti si sovrappone all’altra, ma si intersecano nell’interesse di suscitare sorpresa, ilarità e continuo interesse nel pubblico. In 31 minuti, i 15 mila fan di New York non hanno smesso un attimo di supportare l’azione portata dai 14 atleti, con una struttura tale da non abbassare mai la soglia dell’attenzione dello spettatore. Non era semplice, dato che nel passato questo incontro aveva decisamente annoiato (alla lunga). In questo caso è come se face e heel si siano dati la mano per portarsi al più alto livello di spettacolo concesso dalla stipulazione. Unica pecca? Per chi l’ha guardato in tv, i tagli registici sono stati spesso un crimine contro quanto stesse accadendo. A tal punto che hanno seccato ben due spot di Jack Perry che sarebbero potuti piacere anche da casa.

Capolavoro

Chi mi legge dal 2007 su Zona Wrestling (già 19 anni, come passa il tempo!) sa benissimo che non mi spingo troppo in là coi voti. Credo infatti che le 5 stelle, i 10 debbano volare con molta parsimonia e con dei criteri molto precisi. Non possono uscire ad ogni show. Così come dichiarare i capolavori: ci sono tantissimi match molto belli, ma i capolavori sono rari. In questo caso siamo stati davanti a un capolavoro. Non da 10, ma quasi. E sarà molto difficile che durante l’anno ci possa essere un incontro in grado di superare la bellezza di questo. Sto parlando ovviamente di Okada vs Takeshita. La rappresentazione di due cose: che Okada, quando ha voglia di fare Okada, è uno dei top 5 al mondo, se non addirittura top 3. Lanciate via le ciabattine, messi gli scarponi, ciò che esce è un concentrato di qualità massima difficilmente replicabile. Takeshita ormai è una garanzia, ma talvolta ha bisogno di qualcuno con esperienza che lo guidi. Dentro c’è tutto: psicologia, struttura fatta benissimo, near falls giuste, pulizia nelle mosse, concentrazione massima nelle varie fasi dell’incontro, ritmo dosato dal punto più lento all’esplosione finale. Due sono i problemi, però: la storyline mantenuta sempre superficialmente, che non ha consentito di arrivare al punto di rottura decisivo; la posizione nella card che ha spostato il focus su altri match. Fissando questo insieme a diversi altri. Non la stella polare che avrebbe meritato di essere.

I miei voti.

Cope & Cage vs FTR: 7,5
Konosuke Takeshita vs Kazuchika Okada: 9,5
Athena vs Mina Shirakawa: 6,5
Jon Moxley vs Kyle O’Reilly: 7,5
Will Ospreay vs Samoa Joe: 8
Swerve Strickland vs Bandido: 7,5
Thekla vs Hikaru Shida vs Kris Statlander vs Jamie Hayter: 7,25
Stadium Stampede: 7,75
MJF vs Darby Allin: 7,75

Voto Finale allo show: 8

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Corey
Giornalista ed esperto di comunicazione, dal dicembre del 2007 è coordinatore e redattore di Zona Wrestling. Autore di rubriche di successo come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Il primo giornalista in Italia ad aver parlato diffusamente di TNA ed AEW su un sito italiano di wrestling, e ad aver creato un podcast dedicato alla AEW e alla WWE.