Avete visto quanto è cool Roman Reigns heel con Paul Heyman a tappare gli oggettivi limiti al microfono? Sì, un po’ simile a Brock Lesnar, ma chi se ne importa. Roman Reigns, quello che hanno cercato in tutti modi di propinarci con il volto, l’anima e il cuore della WWE che viene proposto heel. Pazzesco fino a pochi mesi fa.
Poi i turn heel addolciscono sempre i contorni di un lottatore, main eventer soprattutto, perché le aspettative di noi del pubblico cambiano, lo stile di lotta diventa basilare, non viene richiesto per definizione essere spettacolari, ma anzi essenziali e crudeli. Tutte le grandissime star del passato che hanno attraversato la barricata da face a heel ne hanno beneficiato in termini di rilancio di popolarità. Scomodiamo Hulk Hogan in WCW come esempio più eclatante. 


Nell’epoca recente con John Cena invece non c’è stato il coraggio o la necessità di rivitalizzare il personaggio e la WWE stessa, ma perché? Dopo tanti anni, passati, dopo richieste esasperanti del pubblico di tutto il mondo di vedere il turn heel di Cena, perché la WWE non ha mai compiuto questo passo e invece con Reigns sì?
Io mi sono fatto un’idea, condivisibile o meno, unendo qualche dato oggettivo e cercando di trovare un filo logico sulla questione, perciò, prendetelo come tale.
Non dico certo un’eresia se affermo che il wrestling e le relative storyline e personaggi si muovono attorno alla capacità di intercettare il denaro, sia in forma di sponsorizzazioni, che di contratti televisivi e infine di capacità di essere appetibili per il pubblico. Se questi tre fattori sono in equilibrio tutto fluisce come l’acqua che scorre.


Come uno dei milioni di persone nel mondo che seguono la WWE, posso desumere che seppur la spinta “emotiva” di tante persone che voleva Cena tra i cattivi, in quegli anni l’equilibrio fosse talmente perfetto che spostare un elemento cruciale come quello avrebbe innescato un rischio troppo elevato. Adesso stiamo bene, potremmo stare anche meglio, ma perché rischiare di rovinare tutto? Atteggiamento non lungimirante, ma comprensibile da un certo punto di vista.
Oggi invece l’atteggiamento lungimirante è praticamente obbligatorio. Al momento la WWE sta vendendo a peso d’oro i diritti televisivi mondiali tra Raw, Smackdown e NXT (ma per quanto sarà così?), ma le sponsorizzazioni e gli accordi con terze parti sono spesso discutibili: dall’incapacità di generare interesse nei marchi nella fascia 30-50 alla disastrosa situazione dei videogiochi, ultimissimi nella lista dei big del mondo dello sport. E l’appeal con il pubblico? Odio parlare di ratings, ma in questo caso i dati parlano chiaro. Senza concorrenza di eventi sportivi la WWE non è stata capace di generare interesse tale da almeno mantenere gli stessi numeri. In questo quadro, il Covid ha pesato, io stesso scrivevo a inizio pandemia parole poco ottimistiche al riguardo. Il wrestling a porte chiuse fa letteralmente schifo, incapace di generare curiosità se non in pochi fedelissimi.


E allora in questa situazione, mi immagino l’ufficio di Vince McMahon con una cassetta al muro con scritto “rompere in caso di emergenza” dove all’interno ci sono incantevoli e spettacolari storyline. Quelle che ci chiediamo come accidenti sia possibile che non vengano utilizzate. Ecco, in questa visione fantasiosa, in quella cassetta c’era la storyline del turn heel del volto della compagnia.


Sono convinto che il turn heel non è stato frutto di un lavoro di programmazione, quanto di una necessità di avere risultati immediati. Come una squadra di calcio che non investe sui giovani, ma si prende un campione già fatto, alla stessa maniera la WWE dopo tanto parlare di giovani si è trovata per le mani gente che, per colpa della WWE stessa, non era pronta a tenere a galla la baracca (fate voi nomi e cognomi…). Roman Reigns heel è una mossa ben calcolata, non la più entusiasmante da un certo punto di vista e anzi una presa di coscienza di un fallimento interno, ma allo stesso tempo e a conti fatti la strada più breve e sicura verso una normalizzazione.