Simon Gotch non nasconde più di guardare con interesse a un possibile ritorno in WWE, o comunque alla firma con una grande compagnia come AEW.

Dopo 25 anni nel mondo del wrestling e a 43 anni, l’ex componente dei Vaudevillains ammette che la libertà del circuito indipendente resta affascinante, ma che la stabilità economica garantita da un contratto fisso è diventata una priorità.

Ospite del Krazy Train Podcast di Jasmine St. Claire, Gotch ha spiegato come il peso dell’incertezza economica si faccia sentire sempre di più con il passare degli anni: “Per quanto ami la libertà che mi dà il circuito indipendente, è difficile ignorare il fascino di uno stipendio regolare. Ho 43 anni e faccio questo mestiere da 25: a questo punto della mia vita, la sicurezza economica conta eccome”.

L’ex WWE ha precisato che il problema non riguarda la passione per il wrestling né le sue condizioni fisiche, che considera ancora ottime. Ciò che lo mette maggiormente sotto pressione è l’imprevedibilità del lavoro da freelance: “Quando ho detto di aver pensato di lasciare il wrestling, non è mai stato perché non mi piacesse più o perché non fossi in grado di lottare. È lo stress di sapere che, se questo weekend non ho uno show, significa che non vengo pagato”.

Simon Gotch spiega perché vuole un contratto: “Senza entrate costanti ti senti sempre povero”

Secondo Gotch, l’assenza di entrate costanti può generare un senso di precarietà anche quando la situazione finanziaria è tutt’altro che negativa:

“Puoi avere soldi in banca e investimenti, ma se non hai un flusso di denaro costante ti senti comunque povero. Ogni dollaro che spendi sembra un dollaro in meno che non tornerà”.

Ha aggiunto che questa sensazione resta anche quando, razionalmente, non esiste un reale rischio economico: “Anche se hai gli stessi risparmi e gli stessi investimenti, quando smetti di incassare regolarmente arriva quella vocina che ti dice: ‘E se domani succedesse qualcosa?’. È una paura spesso irrazionale, ma è reale”.

Per questo motivo oggi vede con occhi diversi l’idea di tornare sotto contratto con una major: “Lavorare per una compagnia come WWE o AEW, con un contratto che mi garantisca un impiego e uno stipendio, è sicuramente un’opzione molto interessante. E, andando avanti con gli anni, mi vedo anche in ruoli come agente, allenatore o coach, oltre che come wrestler”.

Gotch ritiene inoltre di avere ancora molto da offrire sul ring, sottolineando di essere stato fortunato dal punto di vista fisico: “Sono ancora in salute. Conosco tanti wrestler della mia età, e persino molto più giovani, che sono già completamente distrutti. Quando la WWE mi ha messo sotto contratto avevo 30 anni, mentre molti ragazzi di 21 o 22 erano già messi peggio di me. Fortunatamente non ho avuto molti infortuni”.

Con la consueta ironia, ha concluso spiegando che anche la banca apprezzerebbe un suo ritorno sotto contratto: “Per quanto mi piaccia essere indipendente, la sicurezza resta importante. E credo che anche quelli della Wells Fargo, visto che hanno il mutuo della mia casa, sarebbero felici di vedermi con uno stipendio fisso”.

Simon Gotch: “Ho pensato di lasciare il wrestling tantissime volte”

Nel corso della stessa intervista, Simon Gotch ha affrontato anche un altro tema: il desiderio, ricorrente durante tutta la sua carriera, di abbandonare il wrestling.

Alla domanda se abbia mai pensato di smettere, la risposta è stata immediata: “Sempre. Continuamente. Fin da quando ho iniziato”.

I dubbi risalgono addirittura ai primi giorni di allenamento. Per poter frequentare la scuola di wrestling percorreva 86 miglia all’andata e altrettante al ritorno, due-quattro volte a settimana, per circa due anni. Ricorda quel periodo come uno dei più difficili della sua vita. All’epoca, racconta, l’addestramento era molto più orientato a mettere alla prova la resistenza mentale degli allievi che a insegnare realmente il mestiere: “Per i primi tre mesi era un incubo. Ti urlavano contro e cercavano di farti più male possibile entro i limiti consentiti. Non era nemmeno un allenamento davvero utile”.

All’inizio, inoltre, non possedeva grandi qualità atletiche: “Ero un ex ragazzo sovrappeso. Il primo giorno di allenamento pesavo circa 70 chili e il lavoro cardiovascolare era durissimo. L’unica cosa che avevo era la disponibilità a prendere botte”.

Molte sere tornava a casa distrutto, arrivando persino a piangere durante il viaggio: “Mi chiedevo cosa stessi facendo della mia vita. Poi il giorno dopo tornavo in palestra come se nulla fosse”.

Nonostante siano passati 25 anni, quei pensieri non sono mai scomparsi del tutto: “Ci sono ancora giorni in cui penso: ‘Basta, mollo tutto e mi trovo un lavoro vero'”.

Il problema, ammette, è che tutta la sua vita professionale è stata dedicata esclusivamente al wrestling: “Ho 43 anni e faccio questo da 25. Non sono davvero bravo in altro”.

Con una battuta ha spiegato quanto sarebbe complicato reinventarsi fuori dal ring: “Nel mio curriculum posso scrivere che so farmi lanciare sulla testa in modo credibile senza morire. Non credo che aziende come BNY Mellon o Comcast stiano cercando una competenza del genere. Il wrestling è l’unica vera abilità che ho. Per questo continuo a farlo”.

Nonostante le difficoltà, le incertezze economiche e i momenti di sconforto, Simon Gotch non sembra quindi intenzionato ad abbandonare il business. Anzi, oggi è più aperto che mai all’idea di tornare sotto i riflettori di una grande federazione, dove potrebbe trovare quella stabilità che il circuito indipendente, per sua natura, non può garantire.

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