La zona Main Event, in questo periodo dell’anno con il retrogusto di transizione, è praticamente manipolata dai tre ex membri dello Shield. Il loro operato vi sta soddisfacendo? Più sbarazzino di Moreno che fa il tunnel a Nedved, ecco a voi l’editoriale odierno!

C’è una sensazione, che sovente mi capita di provare. Quando mangio una pizza dopo mesi di astinenza, e mi accorgo che non vi è il basilico. Quando guardo una bella ragazza passare per strada, e mi accorgo che ha un brufolone in fronte. Quando ascolto una bella canzone, per poi apprendere dalla radio che è stata scritta dal visagista della Tatangelo. Insomma ho reso l’idea: una sensazione generale di piacevolezza, disturbata da quel qualcosa di indefinibile che come un tarlo guasta l’esperienza generale.

I tre membri dello Shield Ambrose, Rollins e Reigns sono tre buonissimi performer. Di livello diverso, con un grado di maturazione diversa e caratteristiche diverse, ma tutti e tre hanno quel qualcosa in più che li ha portati ad emergere dalla massa, occupando a pieno titolo la zona main event seppur in un periodo di transizione iniziato con l’incasso della valigetta da parte di Rollins. Eppure…c’è qualcosa che non va in questa faida a due/tre elementi. C’è proprio quel qualcosa di indefinibile che un po’ mi lascia con una leggera sensazione di amaro in bocca.

Partiamo dall’analizzare il regno di Rollins. L’attuale Campione WWE mi piace e non poco, in quanto ha affrontato una maturazione come performer oserei dire esponenziale dal turn heel in poi, tuttavia non sono un fan della gestione “tipo” da Campione di carta che gli si sta cucendo pian piano addosso. Certo, un Campione con una stable alle spalle (JBL, HHH e via discorrendo) può godere ed anzi deve godere delle interferenze da parte dei suoi compari, ma in fin dei conti è pur sempre lui a mettere il sigillo finale sulla pratica per poi archiviarla ed è generalmente protetto anche negli show settimanali. Invece in questo caso la gestione di Rollins è leggermente diversa, e non in positivo: il Campione è tutt’altro che intoccabile, spesso è vittima di schienamenti e tra squalifiche, interferenze di 18 persone e via discorrendo ed anche nella vittoria appare come debole, inerme senza il suo esercito. E questa è una cosa che gradisco davvero poco, soprattutto considerato il fatto che Rollins dovrebbe porsi come minaccia almeno potenziale per un rientrante Lesnar.

Passiamo a Dean Ambrose. Il Lunatic Fringe, a mio avviso, è stato catapultato in modo eccessivamente rapido nel main event. “Sacrilegio!” griderete voi, ma seguitemi per un attimo. Ambrose ha vinto il suo primo match in PPV dallo split dello Shield un mese e mezzo fa, dopo aver raccolto solo briciole negli show televisivi e sconfitte durante gli eventi domenicali. Senza contare che parte di quelle sconfitte (sporche o pulite che siano) le ha proprio totalizzate contro Rollins, in una faida che sembrava aver dato tutto già qualche mese fa. Invece, di punto in bianco, Ambrose schiena il Campione laureandosi come number one contender. Bene, premesso che il buon Dean le capacità ce le ha tutte (e il meglio lo da da heel, con buona pace dei più) in questo preciso momento storico non è stato costruito come personaggio da main event, anzi: la zona main event come troppo spesso accade è utilizzata proprio per valorizzare il wrestler non ancora pronto ad occuparla, a scapito dello spessore generale della faida.

In breve, dunque, probabilmente è proprio la gestione della rivalità tra questi due eccellenti performer che non mi quadra troppo alla luce della gestione psicologica dei due personaggi che di fatto, nel cuore più intimo ed esasperato della logica da wrestling, interpretano il coraggioso perdente ed il debole codardo. 

Reigns è invece il caso più stranamente interessante. Dopo l’errore marchiano effettuato a Wrestlemania 31, in cui ci si è resi contro già nel post Rumble che Roman non era assolutamente pronto per il main event (video ed interviste preregistrate, pochi match in singolo solo contro avversari selezionati e via discorrendo), pian pianino il Super Samoano sta risalendo la china, essendo ben lungi da una caratura di spessore assoluto come quella, per dirne una, di Kevin Owens ma comunque in una situazione ben più tranquilla e semplice rispetto a quella vissuta all’inizio dell’anno. Particolare attenzione è stata rivolta, in chiave storyline, al fatto che Roman è “l’amico” di Dean, il suo unico sostegno, il suo esercito di un sol uomo in grado di rendere il compagno di merenda una potenziale minaccia al regno di Rollins. Proprio per questo, sarebbe a dir poco perfetto poter assistere ad un turn heel del samoano ma non con un’azione eclatante, bensì attraverso una sottile logica, quasi come avvenne quando Punk incassò il suo MITBV su Jeff Hardy. Immaginate un po’: Dean Ambrose combatte con tutto se stesso ammazzandosi nel Ladder Match di MITB e finisce con il fallire. Roman, vincitore della valigetta, decide di incassare su Seth capitalizzando al massimo il lavoro sporco effettuato dall’amico, creando non solo un potenziale match a tre valido per il Titolo, ma aprendo anche le porte ad il turn heel a fuoco lento (quelli che amo di più) di uno qualsiasi dei due amiconi. Mica male, no?

Concludo con due pensieri assolutamente astrusi dai tre elementi dello Shield, ma comunque legati al concetto di main event e di chi dovrebbe occuparlo. Primo pensiero estemporaneo: l’EC valido per il Titolo IC, che da WM in poi sarebbe dovuto essere il secondo Titolo per importanza della federazione, è stato un aborto così come lo sarà il regno di Ryback, che non guadagnerà assolutamente nulla da questo premio consolatorio se non un peso in più da portare in giro per gli States. Ritirate questa Cintura, per amor del cielo.

Pensiero numero due. Kevin Owens è, in modo indiscutibile, il “debuttante” più impressionante dai tempi dell’esordio di Lesnar. La sua mic skill, il suo carisma, il suo violento voler essere diverso lo rendono senza dubbio alcuno la persona adatta a raccogliere i fan persi per strada dopo l’addio di Punk. E lo testimonia il fatto che Cena, a tutti gli effetti, lo ha riconosciuto come degno successore facendosi schienare in modo pulitissimo: ciò è avvenuto in tempi recenti solo con CM Punk, Daniel Bryan e Brock Lesnar…una compagnia mica da ridere. Onore a lui dunque, ed onore anche a Cena che, a prescindere dalle potenziali rivincite, ha ancora una volta dimostrato di avere realmente a cuore i Talenti che LUI ritiene degni. E John, c’è da dirlo, ha un certo occhio.

Danilo

Danilo
Atarassico, eclettico, nuotatore tendenzialmente pigro, amante dei fagioli con le cipolle, delle serie tv, dei manga e delle botte di Natale. Lavora anche, ma solo nel tempo libero.