Amici ed amiche di Zonawrestling.net, un saluto a tutti voi dal vostro Dario Rondanini, di ritorno per un nuovo editoriale. Nella speranza che i precedenti siano stati ritenuti all’altezza, questa settimana vorrei provare ad affrontare una questione un po’ particolare, che comunque ha fatto discutere, almeno all’inizio.
Oggi vorrei parlare di Unreal, la serie di Netflix che mostra il dietro le quinte e ciò che succede nel backstage degli eventi WWE. Normalmente serie di questo tipo sono molto apprezzate dal pubblico, proprio perchè permettono di guardare cosa succede nel dietro le quinte dei nostri programmi preferiti, e generalmente le persone accolgono con entusiasmo queste idee. Quando ci si rapporta con un media così complesso come il wrestling, però, una parte dell’utenza potrebbe essere colta da un ragionevole dubbio: e la keyfabe? Un programma del genere, nel contesto del wrestling, non infrange quel sacro ma invisibile velo tra realtà e finzione?
Come detto, un dubbio più che ragionevole. Del resto, il wrestling ha costruito gran parte del suo fascino proprio su questo, ossia su quella sospensione dell’incredulità che punta a coinvolgere lo spettatore in ogni momento dello show, e fargli credere almeno per quelle due o tre ore di evento, che Undertaker sia davvero un non-morto o che Kane abbia davvero il potere di dare fuoco alle cose; anche senza scendere subito nel paranormale, un Randy Orton davvero così meschino e cattivo da pensare sul serio che Eddie Guerrero fosse stato mandato all’inferno a seguito della sua prematura scomparsa.
Per me, la chiave di tutto sta in una frase molto semplice, che tante volte ho sentito dire da mio padre: ognuno è figlio del proprio tempo. Il discorso della keyfabe è sacrosanto, sì, ma ormai lo è solo se rapportato a tempi passati. Un Million Dollar Man che negli anni 80 illudeva i bambini di poter vincere dei soldi per poi portargli via il pallone all’ultimo palleggio poteva far indignare tutti veramente, oppure l’ormai famoso episodio di Iron Sheik e Hacksaw Jim Duggan che da rivali on screen vengono sorpresi a guidare insieme e arrestati potevano effettivamente suscitare scandalo, come in effetti fu, o magari possiamo citare il celebre “curtain call” del 1996 tra i membri della Kliq che si abbracciano sul ring. Tutti questi episodi, giustamente come abbiamo detto hanno suscitato scandalo, ma ovviamente lo scandalo deve essere anche commisurato al contesto e all’epoca in cui tutti questi episodi sono avvenuti.
Un mondo in cui Internet era inesistente o comunque agli albori e non ancora alla portata di tutti, e in cui dovevi per forza fidarti solo di quello che vedevi con i tuoi occhi e di quello che ti veniva raccontato dalle storyline. Se volessimo analizzare quanto avviene invece oggi, in un mondo sempre più globalizzato e schiavo della tecnologia tra IA e social network, dovremmo capire che come tutte le cose della vita, anche il pro wrestling si aggiorna e cambia, e quindi anche il nostro rapporto nei suoi confronti deve cambiare. Al giorno d’oggi vediamo moltissime volte foto di persone che in teoria sarebbero rivali che vengono ripresi insieme nei contesti più disparati, e invocare la keyfabe in un mondo come quello odierno è spesso una scelta infelice, anche perchè vi sono delle volte in cui il wrestling coinvolge molto bene i social e le moderne tecnologie (si vedano come esempi tutte le rivalità partite o portate avanti tramite post sui social).
Molto spesso la keyfabe, o quello che oggi ne rimane, può essere protetta e portata avanti dal singolo wrestler che sceglie di adottare lo stesso comportamento che si vede negli show anche al di fuori degli stessi, vedasi ad esempio MJF, colui che ad oggi io considero il migliore per quanto riguarda il proteggere il business e l’intelligenza che mostra durante le interviste o le uscite pubbliche. Tralasciando quindi gli slanci individuali di poche persone, la keyfabe al giorno d’oggi non esiste più, e scagliarsi in una battaglia contro i mulini a vento, in questo caso contro serie come Unreal, equivale a perdere in partenza.
Al netto dei gusti personali, che sono e restano insindacabili, Unreal è una serie che mostra il “making of” di ciò che vediamo negli show televisivi, e come tale va considerata. Ormai le aziende puntano al profitto, e il portare le persone dietro le quinte, dando loro l’illusione di poter guardare e capire cosa c’è dietro a ciò che si vede di settimana in settimana, è una fonte di guadagno con un ottimo potenziale. Vedasi ad esempio il successo di tutte quelle pagine e/o profili sui social che svelano curiosità e video direttamente dalla sala di doppiaggio, da sempre considerato un luogo tabù per chiunque non fosse un addetto ai lavori (e che in teoria lo sarebbe ancora, ma non è né il momento e né il contesto adatto per certi discorsi). Per certi versi, un luogo tabù sarebbe anche la sala in cui il team creativo si riunisce per discutere i vincitori dei match importanti (vedasi appunto la discussione che ha portato alla vittoria della Rumble di Jey Uso), ma ormai tra continui reality sempre più romanzati non esiste quasi più nessun luogo davvero tabù.
In certi casi, poi, certe serie possono rappresentare un’opportunità per determinati talenti, ad esempio Chelsea Green che complice l’uscita poco felice di Michael Hayes, potrebbe beneficiarne ancora di più dato che il pubblico, principale fruitore del contenuto da cui la polemica è partita, potrebbe decidere di aumentare ancora di più il suo sostegno a Chelsea per fare in modo che possa arrivare a quei livelli a cui secondo Hayes non potrebbe arrivare, quasi come una ripicca verso di lui e come in alcuni casi è già successo.
Sperando di aver evitato di essere cringe come Montgomery Burns vestito “come i giovani” e che il discorso fosse comprensibile, per oggi mi fermo qui. Sicuramente questo è un argomento molto interessante che potrebbe portare a tanti discorsi sul tema anche in futuro, per cui non escludo di poterne parlare, magari con una nuova stagione di Unreal o contenuti simili. Io sono sempre il vostro Dario Rondanini, vi ringrazio e vi do appuntamento alla prossima, sempre qui su Zonawrestling!








