“Abbiamo cambiato NXT da dentro. Lo abbiamo amato da dentro. Prima di lui era tutto un casino. Adesso ogni santo giorno che entriamo al Performance Center, lo facciamo col sorriso. Questa è la differenza fra il prima e il dopo Matt Bloom”.
Si può sempre giudicare quando si guarda uno spettacolo. Lo si deve fare, con rispetto e moderazione, ma lo si deve fare. E’ un diritto di chi paga, è un modo per spingere anche chi a quello Show partecipa, a migliorare. Il mondo del Pro Wrestling non fa eccezione. Nel mondo del Pro Wrestling è la regola, proprio come nel resto delle rappresentazioni artistiche e sportive.
Purtroppo però, a volte capita che nonostante gli incredibili sforzi, il tanto lavoro e un animo volenteroso, proprio al pubblico non si piaccia, cosi che la sacrosanta critica sia sempre negativa, o semplicemente non ci sia. Succede che, nei limiti del possibile, non si riesca proprio a tirare fuori qualcosa che possa attirare l’attenzione delle folle e convincerli a spingerti un po’ più in su, non dico a toccare il cielo, ma almeno a mettere la testa in mezzo alle nuvole.
Questa è la storia di Matt Bloom. Un uomo serio. Un uomo che ha giocato secondo le regole, rispettando sempre gli altri e rispettando soprattutto se stesso. Un uomo che non ha mai avuto ciò che probabilmente avrebbe meritato, nonostante i tentativi molteplici, ripetuti.
La sua carriera, quella universitaria, vede un grande sportivo. Le prova tutte. Baseball, Football, Basket. Non eccelle in nessuna ma da tutte tira fuori qualcosa di buono. Si laurea tranquillamente e decide che oltre allo sport, deve realizzare anche il suo grande sogno: quello di diventare un insegnante. Ci riesce e diventa un professore. Insegna matematica e inglese, e lo fa per i ragazzi che hanno grossi problemi nei rapporti sociali. Questo non solo lo soddisfa sotto il punto di vista umano, ma lo realizza come professionista, e gli insegna che quando hai un sogno devi sempre fare qualcosa per realizzarlo.
E Matt Bloom, di sogno, ne ha anche un altro.
Da quando è un bambino, infatti, è un grande appassionato di Wrestling. Sin da piccolo ha sempre capito come funzionava il gioco e non si è mai fatto fregare. Non gliel’hanno mai fatta credere, insomma. Cresce, quindi, sviluppando una passione quasi scientifica, probabilmente matematica, vista la sua attitudine al calcolo, e scopre che il punto di vista del Backstage lo appassiona ancora di più. Il Wrestling sarà il suo quarto sport. Il suo secondo sogno realizzato.
Incontra Killer Kowalski, parla con lui e trovano un accordo. Il vecchio vede qualcosa nel suo fisico, nella sua espressione, e decide di allenarlo. Nasce Baldo, che fra una compagnia indipendente e l’altra finisce nella NWA, dalla quale viene pescato quasi subito dalla WWF.
Chiaramente ciò che hanno visto in lui è soprattutto l’immagine. E’ un Wrestler subito riconoscibile, una specie di Bam Bam Bigalow moderno, e pur non avendo le qualità della bestia dell’est, ha comunque una grande tecnica di base, è molto Safe e con lui si può fare un tentativo. Un tentativo che sarà soltanto il primo di molti, per lui e per il pubblico, in giro per l’America.
Dopo un periodo nella Power Pro Wrestling, all’epoca territorio di sviluppo della compagnia di Vince McMahon, nel 1999 debutta Prince Albert, e lo fa a Sunday Night Heat.
Dal 1999 al 2004 sono diversi i tentativi di Push: Prince Albert prima, Albert poi ed A-Train alla fine. Provano sempre a spiccare il volo, i suoi personaggi. La WWE dal canto suo, vista la sua grandissima professionalità e riconoscendo anche il suo spiccato talento, prova ad aiutarlo. Rimane sempre fra il Mid e l’Upper Card, arriva a combattere per diversi titoli WWE, vincendo una volta quello intercontinentale, ed è parte di diversi Team, sia in coppia che in gruppo, che mirano a farlo risaltare. Lo si turna Face e lo si fa tornare Heel.
Niente.
Il pubblico, probabilmente non riconoscendogli un carisma abbastanza sviluppato, comincia ad essergli indifferente, e l’indifferenza è il male assoluto.
Matt Bloom decide, nel 2004, di lasciare la WWE. Decide, in realtà, di lasciare gli Stati Uniti d’America. Volta pagina, si dimentica di Albert e di A-Train. Diventa Giant Bernard.
Il pubblico giapponese, finalmente, vede in lui qualcosa. Nessuno, da quelle parti, considera il carisma un qualcosa di imprescindibile e a loro basta che gli dei lo abbiano mandato sulla terra con quel fisico, con quella tempra e con quella tecnica che gli consente di affrontare lottatori che da quelle parti sono campioni veri.
Nella All Japan Pro Wrestling arriva il primo grandissimo Match: il 18 ottobre del 2005 Giant Bernard arriva a sfidare Satoshi Kojima per uno dei più importanti titoli della storia del Pro Wrestling: il Triple Crown Title. Non si porta a casa la vittoria ma Satoshi spenderà per lui parole di grandissima stima, definendolo “l’avversario con il quale qualunque Wrestler sarebbe felice di combattere e del quale si fiderebbe ciecamente”.
Dopo la sua esperienza nella AJPW, Giant Bernard cambia compagnia e si accasa nella New Japan Pro Wrestling. Anche da queste parti riesce ad essere pushato fino al titolo mondiale, l’IWGP Heavyweight Championship. Il suo avversario è Brock Lesnar. Nella NJPW però, riesce soprattutto a vincere due titoli di coppia: il primo con Travis Tomko, aka Tyson Tomko, altro ex WWE; il secondo con Karl Anderson, con il quale metterà insieme uno dei più apprezzati Tag Team Gaijin della storia della compagnia: i Bad Intentions.
Ma se le sue intenzioni sul Ring sono cattive, quelle fuori sono da gentiluomo. Dentro di se, Matt, vuole dare un’altra possibilità agli Stati Uniti.
E lo fa.
Naturalmente, ancora una volta, l’America lo delude. Viene ributtato sul quadrato con una Gimmick pressoché ridicola, che vorrebbe valorizzarne il suo passato in Giappone ma che, come in molti ci ricordiamo, lo trasforma in una macchietta, culminata nei Tons of Funk. Lord Tensai, per colpe non imputabili a lui, dura un tiro di schioppo. Ma forse, finalmente, tutto il suo lavoro sta per essere ripagato.
Nel 2014 infatti sparisce dalle scene per riapparire solo qualche tempo dopo ad NXT, al tavolo di commento, dal quale annuncia il suo ritiro dal Wrestling lottato. Le sue ginocchia ormai non sono più quelle di una volta, la sua schiena scricchiola e non cammina nemmeno più tanto bene. Non si può andare avanti cosi. Bisogna capire, nel rispetto di se stessi, come sempre ha fatto, quando è il momento di dire basta.
Comincia per lui una fase nuova. Triple H decide di utilizzare la sua grande esperienza e le sue grandi capacità per trasformarlo in un Trainer al Performance Center. Un anno dopo Bill DeMott viene licenziato a seguito di uno scandalo che rischia di mettere in ridicolo l’intera WWE e Matt viene promosso Head Trainer ad interim. La carica diventa definitiva mesi più tardi e ancora oggi, il buon Albert, è la stella che guida i talenti di NXT: li allena, li forma, e gli insegna a non arrendersi mai.
A non arrendersi mai, proprio cosi. Perché lui, nonostante un pubblico, quello di casa, che non lo ha mai capito, non si è arreso mai. Ha concesso il suo sapere e la sua persona a tutti coloro che abbia mai incontrato, da quando era un insegnante per chi gli insegnanti non li vorrebbe nemmeno sentire. E’ stato il loro silenzio sapiente, il loro modo di imparare. Si è concesso a una terra non sua, che lo ha accolto e che ancora oggi venera. E si è concesso al pubblico che lo aveva sempre fischiato, deriso e ignorato.
Non ha perso Matt Bloom. Non ha perso in nessun senso. Ha realizzato nella sua vita tutto ciò che si era prefissato. Prima il sogno di insegnare, poi il sogno di fare Wrestling, ora l’insegnamento del Wrestling, in un incrocio di desideri esauditi che farebbero tremare la più volenterosa delle stelle cadenti. Una figura fondamentale nel successo di NXT, e quindi anche di buona parte del Main Roster odierno. Una figura fondamentale in generale, come tante ne servirebbero nel mondo del Wrestling. Una figura molto più importante di certi “carismatici maldestri” che si perdono nella non vera passione. Una figura da personaggio secondario, ma imprescindibile. Una figura da cartello.
Una figura da Hall of Fame.








