Ogni volta che la morte colpisce il mondo del Professional Wrestling i messaggi di cordoglio si sprecano. Ci si aggrappa disperatamente a un’idealizzazione creatasi nel passato per portare alla luce nel momento dell’addio solo ciò che c’era di buono nel carattere e nelle azioni di chi ci lascia.

E’ successo lo stesso con New Jack.

Quando però chi passa a miglior vita è un personaggio particolare come Jerome Young, ci sono delle voci fuori dal coro che escono a cercare di equilibrare la situazione e portare a galla ciò che davvero il soggetto in questione era. E’ successo con Axl Rotten, è successo Ultimate Warrior ed è successo con lui.

In tutti i casi, da tutte le voci che si sentono, ci sono verità e fandonie, come ci sono modi di esprimersi positivi e negativi. Lungi da me giudicare ciò che New Jack era, affermare che fosse un pazzo o una brava persona, né negare che i lati positivi del suo carattere fossero infinitamente di più se confrontati a quelli negativi, ma il problema è che i suoi errori, durante la sua carriera da Wrestler, non sono stati esattamente dettagli.

Non è un dettaglio, cercare in più di un’occasione, di punire il tuo avversario con il serissimo rischio di ucciderlo, che questo capiti perché lo butti da metri e metri d’altezza o accoltellandolo. Però è anche vero che in un certo senso siamo ciò che viviamo, ciò che vediamo, e l’analisi di un comportamento, e in definitiva di una vita, non è mai giusta se non si parte dall’inizio.

Considerando ciò che hanno detto di lui, New Jack non era una persona cattiva, nemmeno scorretta. New Jack era la personificazione dell’esagerato. Un cuore grande, stando a sentire i colleghi, con accanto però un altro cuore, in questo caso vuoto. Il primo gliel’ha concesso la natura, il secondo l’ha costruito, probabilmente, la sua infanzia. Un’infanzia difficile, che quel cuore non l’ha solo costruito, ma l’ha anche svuotato.  L’ha svuotato quando nella sua famiglia, una famiglia non esattamente esemplare, che vive in una città non esattamente esemplare, Greensboro, North Carolina, in una paese non esattamente esemplare, gli Stati Uniti d’America, soprattutto se sei un afro americano, soprattutto se vivi ai margini, è scoppiato il caos.

Jerome è nato in uno scrigno di problemi, che hanno toccato il massimo quando iniziò la guerra fra i suoi genitori, con suo padre che scopre sua madre tradirlo e la accoltella. Con quella lama la sua famiglia strappa la prima parte di quel cuore parallelo, cominciando a fare spazio. La seconda parte di quel cuore viene portata via ancora dalla sua famiglia, che continua una guerra intestina, con i suoi fratelli che prendono le parti del padre, mentre lui, un vecchio di 5 anni, viene sballottato da una parte all’altra, da un’idea all’altra. Una terza parte, una delle più grosse, viene asportata con un colpo di pistola, ancora di suo padre, che colpisce sua madre, che cercava, disperatamente, di andarsene portandolo con lui.

Il disastro non si ferma e la strada diventa il vero genitore di Jerome, finendo, inesorabilmente, di svuotare quel cuore gemello.

Come sempre accade però, al male viene contrapposto il bene e la crescita di New Jack porta a maturare, finalmente, anche il suo cuore grande. Cerca di mettere la testa a posto, cosa non facile, e finalmente entra nel mondo del Pro Wrestling, ciò che sarà, in parte, la sua salvezza. Comincia a Memphis, Tennesse, e comincia ispirandosi a un film, New Jack City, ispirazione che lo guiderà sempre e che lo farà diventare famoso in tutto l’ambiente.

Dopo qualche tempo nel Mid-South, New Jack, sbarca finalmente insieme a colui che è diventato intanto il suo Partner, nella Extreme Championship Wrestling. Nascono i Gangstas.

E’ il 1995 e proprio in quell’anno la ECW sta facendo parlare di se come non mai, lui, il suo Tag Team Partner e molti, molti altri nomi, sono i portabandiera di una nuova realtà che sta rivoluzionando il mondo del Wrestling. Diventano qualcuno, vincono titoli, fanno Match pazzeschi, sanguinosi, quasi Shoot. Fanno piazza pulita dei problemi che hanno preceduto la loro ascesa e diventano un personaggio. O forse questo è ciò che credevano, che credeva, New Jack.  Nel 1996 arriva il primo problema, il Mass Transit Incident. A New Jack probabilmente non è imputabile niente, se non quello che gli era imputabile in ogni Match, ma questo contribuisce a creare quel lato negativo che poi, al momento della sua morte, qualcuno tirerà fuori. Ne esce pulito, come giusto, come giudicato e come affermato da chi era li.

Gli anni passano e la ECW alla fine cola a picco, comprata dalla World Wrestling Federation. E’ il 2001. Il contratto di New Jack non viene rilevato e lui finisce nel circuito indipendente, quello fatto di compagnie piccole, più piccole, Hardcore e più Hardcore. Qua si creano rivalità personali, che fanno uscire fuori quel personaggio che si è creato negli anni, quel personaggio che, adesso lo sa, non ha mai smesso di essere se stesso.

New Jack scaraventa atleti giù, spezzando ossa e attentando alla loro vita. New Jack malmena un vecchio Wrestler, colpevole, a suo dire ma non solo, di non vendere le sue manovre. New Jack accoltella più volte un avversario, anch’egli colpevole, nella sua testa, di qualcosa. New Jack è pazzo, ecco cosa di dirà, in parte giustamente, nell’ambiente. Il cuore vuoto si stringe e fa male, a volte, per far si che non sia cosi, Jack cerca di riempirlo, di riempirlo con quelle stesse armi che ha conosciuto da piccolo, le lame, le pistole, la morte.

In tutto questo però, ci sono anni e anni di correttezza verso i colleghi, di bevute, mangiate e bei momenti. C’è quel sentimento che soltanto chi è stato con lui può aver capito, c’è un abbraccio stretto che soltanto chi ha visto i suoi occhi da vicino può capire. Chi ha parlato bene di New Jack aveva ragione. Chi ha parlato male di New Jack aveva ragione. La differenza fra le chiacchiere e i loro contenuti, sono le motivazioni. Jerome ha sbagliato tanto, tantissimo, dopo essere cresciuto in mezzo agli errori degli altri. Però, nel profondo dell’intimità della sua vita, ha anche fatto tanto bene, perché ha imparato, da solo e per strada, quello che era giusto, un giusto che fortunatamente non l’ha mai spinto troppo oltre e non l’ha mai davvero macchiato, ma che non è riuscito a lasciare un’immagine limpida di lui. Il bene è il male sono un parallelo, ricordando uno non bisogna mai far finta di aver dimenticato l’altro.