Quando Tony Khan ha annunciato il ritorno della AEW a dicembre in UK, anche se per sole due date, ho pensato fosse venuto il momento dell’Europa. La compagnia può tornare più abitualmente nel Vecchio Continente, vedendo i numeri che – in particolare – Londra e Glasgow hanno riservato. Oltre 8k per Dynamite, quasi 19k per Forbidden Door: quando vi dicevo di tenere d’occhio la AEW a gennaio non lo facevo perché “di parte”, ma perché il wrestling (tutto) bisogna averlo vissuto e bisogna conoscerlo a menadito per saper analizzare l’attualità.

E certamente tutta quella gente è un bel biglietto da visita. Vuol dire che Tony Khan e soci stanno facendo bene una cosa che pare elementare ma spesso si rivelare complessa: dare gambe, piedi, corpo e mente a una alternativa. Mai come questa volta, la AEW ha prodotto un ppv, uno spettacolo totalmente differente da ciò che si vede in giro per il mondo. Ecco allora le 5 cose che ricorderemo di più di questo evento.

Un pubblico straordinario: c’è vita oltre altre realtà

18,996. Di cui 18,500 i biglietti effettivamente venduti. Con una richiesta che è andata in levare nelle ultime settimane. La risposta è stato l’enorme colpo d’occhio che la 02 Arena ha dato. Con un elemento singolare per i mark, ma anche per la AEW: sono stati venduti più biglietti di Money in The Bank 2023. Seppur con biglietti a un costo relativamente più basso. Dobbiamo pur sempre tenere conto che si tratta di una realtà nata 6 anni fa e che veniva da due annate di grandi difficoltà. Non era scontato. Per niente. Nemmeno la TNA è arrivata a così tanto. Impressionante anche la resistenza e il tifo dei tifosi inglesi/europei: a fine ppv erano ancora vogliosi di cantare, di stupirsi e di partecipare. Sono questi i tifosi che ogni compagnia vorrebbe avere. E sono i tifosi che ogni wrestler vorrebbe avere: pensate a come hanno cantato “Metalingus” di Edge/Adam Copeland. Da brividi. E’ la dimostrazione di come col giusto atteggiamento, si può trovare supporto anche altrove.

I campioni sopravvivono alle intemperie

Mai come in questo ppv, i campioni hanno dovuto superare più di un ostacolo per rimanere sul trono. C’è chi non ce l’ha fatta: gli Hurt Syndicate sono stati in qualche modo protetti, nel momento in cui la AEW ha deciso di cavalcare l’onda dei Brodido. I pop che Brody e Bandido hanno ottenuto sono stati eccezionali. Non da meno quelli di Fletcher, Monè, Storm e Page. Voglio sottolinearne due in particolare. Hangman ha superato letteralmente un mare in tempesta. A livello di storytelling, impreziosito dall’overbooking finale dove ritornano i mind games che hanno caratterizzato il feud, quello con MJF è stato un match enorme. Segno non solo della ferma solidità del campione, ma anche dell’adattabilità di MJF a tutti i contesti in cui viene utilizzato. Poi qualcuno lo trova ripetitivo. Ma non si può dire non sappia lottare o raccontare una storia. Il secondo focus va verso la Monè: possiamo ancora ironizzare su di lei, sulle cinture, sul creative control? In un anno e mezzo di permanenza ha sbagliato un match solo dei tanti disputati. E anche a questo giro si è vista la sua capacità di saper interagire con atlete totalmente differenti (si pensi alla straordinaria Bozilla, che ha solo 21 anni). Inutile girarci intorno: il match con Pamela Martinez si deve fare e si può fare in AEW. Sarebbe una meraviglia. Intanto loro ci hanno giocato su nel weekend.

Attenzione al ritorno di Wardlow

Vorrei segnalarvi questo ritorno. Dico: il segmento non mi ha fatto impazzire. Per quanto la presenza scenica rimanga pazzesca. Avrebbero potuto osare di più. Magari dando in mano a Wardlow le chiavi dell’infortunio di Swerve. Però su questo ritorno va posta molta attenzione. Sia perché la Don Callis Family chiude il cerchio e su di essa va fatta una scommessa a lungo termine. E’ ormai inevitabile. E Wardlow era proprio quel tipo di wrestler che mancava per renderli abbastanza dominanti nel momento in cui i Death Riders smetteranno di essere un punto di riferimento per gli heel. Sia perché per mesi sono rimbalzate come molle notizie su notizie di una sua uscita o una richiesta d’uscita dalla AEW. Era fuori da parecchio, dopo tutto. Ma dopo la mini diaspora della fine del 2024, questa conferma è un segnale molto importante. Visto che la WWE puntava a renderlo un membro del proprio roster. Era proprio il wrestler adatto. Se ha deciso di rimanere, è evidente che in questo momento quella di Jacksonville è una realtà sulla quale si può ancora spendere un po’ di energia.

Quei due là, mancheranno un sacco

Swerve e Will. Will e Swerve. Peccato per i rumors della vigilia: hanno reso più scontata la loro fuoriuscita dalle scene. Avvenuta per entrambi in modo brutale. Ma va bene così: in un anno e mezzo hanno davvero dato tutto e più di tutto alle storie e ai match AEW. Divenendo con Hangman Page e Jon Moxley un caposaldo fondamentale. Mancheranno un sacco, nei prossimi mesi. Il vuoto si sentirà, così come si è sentito a suo tempo quello di Kenny Omega. E’ questo però il momento decisivo per lanciare nuovi volti. Per estrarre dal cilindro altre storie, altri match, altre soluzioni. Poi loro due torneranno. Però nel frattempo servirà altro. Il materiale c’è. Takeshita e Fletcher scalpitano. Altri ci sono e ci saranno. Devono mettere le giuste basi, a partire da All Out. Che farà da spartiacque a ciò che sarà l’inverno AEW.

Questa è l’alternativa

Troppe volte si fanno paragoni. C’è chi decide di fare counter-programming pensando di giocare sullo stesso terreno. Invece un ppv come Forbidden Door spiega proprio questo: i terreni sono ben diversi e ben distanti. Non si può competere. La AEW ha sfoderato letteralmente tutto l’arsenale, meglio di altre volte. C’era quel pizzico di nostalgia con Copeland e Christian, il wrestling tecnico di (altissima) qualità tra Sabre e McGuinness, le donne al loro massimo livello, le grandi sfide (Okada/Swerve, MJF/Page). Poi c’è quel main event. Che segna un confine profondissimo tra una realtà e una qualsiasi altra. Dove c’è dentro un po’ tutta la formazione di Tony Khan, Jon Moxley e degli Young Bucks. Con tanto di storytelling, non scontato, che in questo genere di incontri solitamente si perde. Infine quel post match. Non fosse bastato l’orecchio maciullato di Allin, i voli sui tavoli, hanno voluto esagerare con l’attacco a Ospreay. So benissimo che può piacere e non può piacere. Però è la loro cifra. Chi guarda la AEW sa benissimo che quello è un tratto distintivo. Che nessun altro ha e nessun altro può essere in grado di pareggio. O così o niente. E forse (FORSE!) è proprio ciò che vuole e cerca il loro pubblico in questo momento. Una nicchia grandicella, ma che si ritrova appagata da ciò che vede.

Ecco i miei voti ai match.

Copeland/Christian Cage vs Killswitch/Kip Sabian – 6,25
Kyle Fletcher vs Hiromu Takahashi – 7
Mercedes Monè vs Bozilla vs Persephone vs Alex Windsor – 7,5
Zack Sabre vs Nigel McGuinness – 8
Brodido vs FTR vs Hurt Syndicate – 6,5
Kazuchika Okada vs Swerve Strickland – 7
Toni Storm vs Athena – 7,5
Adam Page vs MJF – 8
Lights Out Steel Cage Match – 8

Voto al ppv: 8

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Corey
Giornalista ed esperto di comunicazione, dal dicembre del 2007 è coordinatore e redattore di Zona Wrestling. Autore di rubriche di successo come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Il primo giornalista in Italia ad aver parlato diffusamente di TNA ed AEW su un sito italiano di wrestling, e ad aver creato un podcast dedicato alla AEW e alla WWE.