Jake “The Snake” Roberts. Uno dei talenti più grandi nella storia dello sport entertainment. Uno dei wrestler più idolatrati dai bimbi degli anni ’80. Un cattivo che era amato. Un personaggio estremamente reale, in un’epoca irreale, stereotipata.

Il film lo trovate su NETFLIX, disponibile in Inglese coi sottotitoli in Italiano, o su iTunes.

La storia parte del periodo più buio di Jake. Si è ritirato da poco, costretto dagli acciacchi e dalla vergogna delle sue ultime apparizioni sul ring. Diamond Dallas Page lo considera uno dei suoi mentori e decide di dargli una mano. Jake lo aspetta a casa sua, depresso, obeso e in balia di alcool e droga. DDP decide di accoglierlo in casa per rimetterlo in forma. The Snake ci prova ma le ricadute nelle vecchie abitudini sono dietro l’angolo. Il DDP Yoga aiuta a rimettersi in forma ma il resto deve essere una questione di testa. Intanto Page decide di accogliere anche Hall e aiutarlo. Shockante la chiamata in cui Hall rivela di avere solo Vodka in corpo e, addirittura, di averla bevuta per colazione. Tutta la trama ruoterà attorno alla Redemption di Roberts, fino al ritorno a RAW e alla successiva, e meritata, Hall of Fame.

Non volevo dilungarmi troppo sulla trama. Voglio, invece, spiegarmi le mie sensazioni sul documentario. Partiamo dal presupposto che il film è fruibile da tutti. Non dovete conoscere la storia di Jake “The Snake” per apprezzare un ottimo documentario. Il racconto di un riscatto sociale è sempre un tema difficile da trattare. Tutto può andare storto e la “Resurrection” sarebbe potuta deragliare da un momento all’altro. Jake dimostra di possedere una grande forza di volontà e voler riconquistare l’affetto dei figli e dei fan. Tutto questo lo fa anche per sè stesso, avendo capito di aver toccato il fondo di una vita buttata al vento per mille motivi. Lo stesso vale per Hall, un altro grande talento che aveva quasi smesso di lottare.

Il film è un susseguirsi di eventi. Il documentario non ha tempi morti e, soprattutto, non viene edulcorato in nessun modo. Ci vuole coraggio a proporre tutto, ma proprio tutto, quello che succede e una menzione particolare va a Jake che, nonostante le cadute sul percorso, ha deciso di mettersi in gioco con una determinazione senza pari. Diamond Dallas Page si presenta per quello che è, un grande uomo, un grande amico, un fratello e un compagno eccezionale. Le sue ramanzine e il suo disappunto sono la benzina necessaria a far ripartire il motore di Roberts, che vacilla e si spegne di tanto in tanto.

Interessante lo spunto iniziale, parlare della carriera di “The Snake” ma necessario l’accantonare la sua storia precedente. Il documentario deve parlare della ripresa, non della vita. Per quello c’è la WWE.

Alcuni momenti del documentario sono quanto di più toccante possa mai esserci. Le lacrime di Jake quando, in una sola notte, si raggiungono 7000$ sui 9200 necessari per la sua operazione. Le lacrime dopo il supporto rinnovato dei figli. La paura di sentirsi solo, quello che c’è dopo la vita sul ring non è piacevole. Il regista vuole farci vedere questo. Ricordarci che dietro il lottatore c’è la persona. La vita sul ring finisce. Il giorno prima esulti davanti a 93000 persone al Silverdome e il giorno dopo sei lì, in una stanza d’albergo, a scolarti una bottiglia di Vodka perché sei solo. Ed è bello pensare che anche dopo aver passato mille difficoltà, aver sudato e lottato con tutte le forze. Possa finalmente arrivare il riconoscimento per tutto quello che hai fatto. Perché, finalmente, dopo lunghi anni passati a combattere contro i demoni dell’alcool e delle droghe, si può riconquistare la fiducia di tutti. Per quanto riguarda Jake “The Snake”, prima con il ritorno a Raw, poi con la meritatissima “Hall of Fame”. Con una frase di Hall si può riassumere l’intero film:

mi sento sempre un po’ più sicuro sul ring. Sai cosa intendo? non ho mai avuto problemi qui. era quando uscivo da queste corde che cominciavano.

Voto al documentario: (9 / 10)