Alla fine successe. Riuscì a salire su un quadrato, combattere il suo primo Match e riuscire a piangere. Stavolta di felicità. Solo di felicità. Stavolta però, perché il paradiso conquistato, fra sangue e sudore, l’aveva fatta piangere ben prima e non di gioia, non di commozione, non di allegria, ma di dolore.
Un dolore che comincia con una telecamera. Qualità scarsa, un po’ come tutto ciò che la telecamera cattura anche in torno al suo viso, al suo primo piano.
Domande scontate, risposte grandiose.
In un tempo nel quale non bastava avere un telefono per mostrarsi al mondo, c’era chi ancora doveva lavorare, alzarsi ogni mattina e faticare, dimostrare di saper fare davvero qualcosa per vivere, per sopravvivere, e per brillare. Saika, è proprio questo che voleva: brillare.
Lo diceva, davanti alla telecamera: “voglio diventare una Pro Wrestler perché quando le vedo in tv, brillano”. E’ cosi che voleva vivere ed è cosi, con quegli occhi da bambina, che parti per il GAEA Training Camp, un Dojo, dove imparerà che prima di poter brillare bisogna toccare il fondo, raschiare, scavare e forse, dopo aver trovato un sorso d’acqua e le forze per risalire, cominciare a sperare.
Davanti a lei, ogni mattina, ci sono diverse signorine. La più importante di queste si chiama Chigusa Nagayo, riportata all’onore delle cronache l’anno scorso, quando The Queen of Villains ha raccontato la sua storia, per diverso tempo parallela a quella di Dump Matsumoto. Chigusa non è quella che si vede nella serie, non è nemmeno quella del periodo che la serie racconta. Chigusa Nagayo ha tagliato i capelli, e al contrario della maggior parte delle sue colleghe, e brava davanti alle scene e cattiva dietro. Sa, che per diventare una professionista, bisogna essere forgiati, e lei è fuoco, acqua e martello insieme.
Le altre signorine, tutte ben addestrate e già salite al livello di lottatrici professioniste, hanno avuto, in quel tempo e in futuro, qualcosa da raccontare nei Ring giapponesi e non solo. I loro nomi sono Yuka Sugiyama, Akira Hokuto, Sonoko Kato.. La fantastica Sonoko Kato. Kaoru Maeda, e infine, ultima ma non di certo ultima, Meiko Satomura. Si, proprio quella Meiko Satomura. Queste donne saranno coloro che, insieme a Chigusa, metteranno in difficoltà nei limiti del possibile ed oltre li stessi, la povera Saika. Povera per davvero.
Un Dojo giapponese non è duro solo di nomea, lo è anche nella realtà, e chiunque voglia diventare Chigusa Nagayo, Lioness Asuka o le Beauty Pair, deve sapere che non sarà facile. Tutte le ragazze del Dojo questo lo sapevano bene, e sapevano bene che se non avessero trasmesso le loro ambizioni di un tempo e la loro tempra di sempre su Saika, questa non ce l’avrebbe fatta. Non poteva accadere, perché sarebbe stato un fallimento anche per loro e per Chigusa.
La storia continua con allenamenti durissimi, regole ferree e tante, tantissime lacrime. Lacrime di stanchezza, di dolore, di delusione. Lacrime di una bambina che sta cercando di trovare il suo posto nel mondo e sa che quel posto, giorno dopo giorno, sembra sempre più difficile da trovare. E’ difficile da trovare ogni volta che qualcuna delle sue compagne decide di andare via, scappando nella notte per non dover ammettere che non ce l’ha fatta. E’ difficile da trovare quando allenamento dopo allenamento, le viene detto che cosi non ce la farà. Glielo dice Kato, glielo dice Kaoru, glielo dice Akira, e glielo dice anche Meiko. E quando Meiko dice qualcosa, lo dice perché si capisca forte e chiaro.
Una prova. Una prova prima della prova. E’ sul Ring, Saika. E’ sul Ring con Meiko Satomura. Scambi scolastici, accademia. Poi basta. Meiko, la dolce Meiko dal viso angelico, che invecchiando si è trasferita ad NXT per allenare le giovani Wrestler della WWE, proprio quella Meiko, si trasforma. Cambia volto, espressione. Accelera.
Invita Saika a colpirla con un Dropkick. Saika lo fa, ma va malissimo. Meiko comincia a non vendere i suoi calci e le urla contro. La manda contro le corde e assesta lei un Dropkick. Un Dropkick vero. Saika cade violentemente, in maniera scomposta, non normale. Meiko la solleva ancora, la manda ancora alle corde e un altro Dropkick, ancora più letale.
Lo scambio finisce. Meiko solleva Saika e incurante del grumo di sangue che scivola dalle sue labbra e dei fiotti di lacrime che escono dai suoi occhi, continua a giudicare il suo lavoro. E a giudicarlo male. Saika suda. Saika piange. Saika sanguina. Saika, però, resiste.
Il duro scontro valso il più terribile degli allenamenti arriva alle orecchie di Chigusa. La “matriarca”, proprio come Gaia lo è di tutti noi, porta Saika a giudizio, e il giudizio è negativo. Avrà la sua prova da li a poco e fa capire alla giovane, fra uno schiaffo alla testa e l’altro, che se non riuscirà a superare la prova definitiva, l’esame che ammette all’olimpo del professionismo, dovrà lasciare la palestra. Il Dojo. Il sogno. E non brillerà mai.
Come un foglio inchiodato al muro Saika è immobile. Piange ancora, lacrime e fiele. Il suo labbro è gonfio e il livido fa quasi arrabbiare ancora di più Chigusa. Non riesce a dire nemmeno una parola, abbassa solo la testa, sempre più giù. Talmente giù che è Meiko, alla fine, a pregarla di smettere di farlo.
Con la voce vibrante e i brividi di paura per non farcela, Saika arriva al giorno della prova definitiva, quella che, davanti a tutti, sancirà il suo futuro, deciderà cosa farà nella vita, le darà o le toglierà la possibilità di incrociare le proprie dita con le stelle. Una prova lunga, estenuante, che strappa le unghie per non farti nemmeno aggrappare alla parete durante la caduta. Che asciuga il sudore per farti bruciare da dentro. Cinque avversarie, dalla meno alla più esperta. Non si tratta di vincere o di perdere, si tratta di saper soffrire, saper subire, e saper contrattaccare.
La prima è Toshie Uematsu. La seguono Sakura e Nagashima. La meravigliosa Sonoko Kato, vincente qualche giorno prima contro Meiko Satomura, è la quarta, e le cose cominciano a mettersi male per Saika. La quinta ed ultima, è quel grazioso mostro che con un Dropkick feroce fece sanguinare la bocca di Saika, la stessa Meiko Satomura. E’ lei a mettere fine ai sogni di Saika.
Sotto il Ring a guardare c’è Chigusa. Parole, parole, parole. Saika non capisce molto, non sembra riuscire a farlo. Capisce soltanto la frase finale, quella che spezza il cuore, manda in confusione il cervello e acceca di rabbia e delusione: “Domani lascerai il Dojo”.
Saika chiede scusa. Saika prega. Insegue Chigusa. Mentre una compagna, un’altra poco più che bambina, comunica alla socia dell’ex Crush Gals di volersene andare perché troppo scossa da quell’esame finale. Saika continua ad inseguire Chigusa. Una Chigusa tanto forte in passato da riuscire a perdere fiotti di sangue contro Dump Matsumoto. Tanto debole, adesso, da non riuscire a incrociare un’altra volta lo sguardo di una Saika disperata. Una Saika nella quale, probabilmente, si è per un momento rivista, in quella palestra fatiscente della All Japan Women’s Pro Wrestling, mentre sognava le Beauty Pair. Mentre accarezzava il sogno.
A Saika viene data una seconda possibilità, e fra altri abbandoni, duri allenamenti, inchini a non finire, arriva la seconda prova. L’ultima. Quella definitiva.
Saika Takeuchi, alla fine di un estenuante periodo nel quale ha subito, sofferto, sperato, pregato, sanguinato, colpito, imparato, ceduto e alla fine vinto, diventa una lottatrice professionista della Gaea Girls. Lo diventa grazie alla sua forza, alla cattiveria consapevole delle sue maestre, delle sue addestratrici, a loro volta cresciute da un branco di leonesse, a loro volta diventate tali, in una catena che non si è mai spezzata e che ancora oggi sforna le migliori lottatrici del globo terraqueo.
Saika si ritrova all’inizio di un grande viaggio. Adesso toccherà a lei scoprire che cosa significa fare la Pro Wrestler. Se crede che il peggio sia passato, le ha detto Meiko, si sbaglia di grosso. Il peggio arriva adesso, perché adesso non si troverà davanti soltanto le sue compagne, ma tutte la altre. Avrà davanti chi vuole competere davvero, chi vuole vivere nel firmamento, chi vuole tutto. Toccherà a lei, infine, riuscire a brillare. Brillare tanto forte da non essere soltanto una piccola stella della Gaea Girls, la madre di tutte le lottatrici, ma tanto da essere lei stessa madre, la madre del suo proprio luminoso futuro.








