Il post Fastlane ci consegna un paio di certezze di cui avevamo bisogno. Ne avevamo bisogno perché ad ora non potremo più lagnarci sulla gestione di alcuni atleti del roster WWE più o meno bravi, più o meno considerati, più o meno utili.

Ci ha detto che Alberto Del Rio non ha guadagnato molto dalla sua dipartita messicana e che la WWE non sapeva bene cosa farsene, ed ha inteso la lezione a seguito dell’accoglienza tiepida ricevuta dall’ex campione Us. Adesso c’è un Kalisto che scalda i cuori ma il boom di Rey è irripetibile. Certo sarà una pedina fondamentale nel MITB di Wrestlemania per formalizzare alcuni spot a sensazione.

Ci ha detto che della Wyatt Family, nel modo in cui la Wyatt Family è stata martoriata in questi anni, non abbiamo bisogno. Far loro cambiare marcia sarebbe una mancanza di rispetto per l’intelligenza dei fan, dunque che li si faccia splittare e dimenticare per sempre. Ci ha detto che Aj Styles lo stanno trattando a puntino ma credo che oltre un certo punto (l’uppercard) non andrà. Che Goldust e R-Truth comedy mi fan dire “Mah…”.

Ci dice che la WWE prosegue nel suo percorso di push su Roman Reigns con fermezza e coerenza, dunque è solo da ammirare per questo. Passati i tempi dei cambi all’ultimo per compiacere il pubblico, questo è il momento dell’imposizione. Ma attenzione: alle spalle spinge un Ambrose mai così incisivo, ed il match con Lesnar è più un regalo che un handicap – significa che hanno trovato finalmente un atleta che può credibilmente tenergli testa dopo aver sperimentato tanti big e qualche giovane.

Ci dice anche che il finale di un match può contagiare l’opinione su un intero ppv. La vittoria di Reigns ha rimesso in moto i mugugni di chi avrebbe voluto scongiurare il samoano nel main event dell’evento più importante dell’anno. Perciò quello che da tutti è stato reputato un ppv discreto per i voti singoli, diventa improvvisamente bruttissimo per via del finale di evento. Senza evidenti ragioni, se non quella di aver astio verso un atleta imposto dall’alto e mancante di promo (come se fosse una prerogativa, Batista e Goldberg e Orton e Nash e Del Rio e Sheamus e Rey Misterio e Big Show sono diventati protagonisti senza parlare o senza esser capaci a fare promo decenti).

È questo che rende bello o brutto un ppv? Un finale a “una stella”? Oppure si può trascendere dalle scelte, peraltro scontate, della WWE? Io propendo per la seconda opzione, conscio che quel che vediamo è pur sempre uno spettacolo. E se uno spettacolo è bello, un finale scontato non ne minerà la forza.

Giornalista professionista ed esperto di comunicazione, dal dicembre del 2006 è redattore di Zona Wrestling. Negli anni è stato autore di rubriche di successo come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Il primo giornalista in Italia ad aver parlato diffusamente di TNA ed AEW su un sito italiano di wrestling.