Ora possiamo dire di averle viste tutte. La WWE che licenzia per una foto sfuggiva al comune senso del buon senso e i McMahon devono ringraziare che in America non esiste un sindacato che tuteli i wrestler – e quando ci han provato a istituirlo, i più ricchi si sono opposti (vedi John Cena, Undertaker ed altri). Ma davvero, cosa è accaduto?

Jimmy Jacobs è un ex wrestler della Ring of Honor e della Pro Wrestling Guerrilla, con un passato sporadico nelle federazioni giapponesi e nella prima edizione della EVOLVE e della DragonGate USA. Per il mondo indy è una sorta di istituzione per il suo essere una scheggia impazzita, in grado di impersonare tante facce e tutte con lo stesso ottimo risultato. È stato jobber, low-carder, mid-carder e main eventer praticamente ovunque, e a lui si deve la consacrazione di Tyler Black prima che giungesse in WWE ad impersonare Seth Rollins. I suoi amici sono tanti e tutti stimati, la sua penna ha fatto le grazie di Kevin Owens e Chris Jericho, oltre che della faide più importanti della Ring Of Honor. Triple H si è spesso appoggiato a lui per determinare gli incontri di NXT e gli acquisti da fare per rimpolpare il roster. Insomma, per quanto in WWE potesse essere uno dei tanti, in realtà nella vita reale non lo era affatto. Per i McMahon ha scelto di smettere i panni del wrestler, ha diretto momenti importanti della federazione e si è preso le sue soddisfazioni seppur non molto amato da Vince.

Quella poca considerazione è venuta a galla la scorsa settimana nel modo più banale ci potesse essere. Jimmy Jacobs sente uno strano frastuono dall’esterno dell’arena dove si sta per mettere in onda Raw, esce fuori, riconosce un po’ di amici e dice “hey, una foto qua non sarebbe male. Non ci vediamo da tanto..“. Bella idea, no? Chi non lo farebbe? Sono amici. Ma attenzione: il Bullet Club sta facendo una azione dimostrativa che è una citazione borghese di una tanto famosa invasione operata dalla D-Generation X alla WCW. Al seguito trovano un centinaio di persone, poche per poter avere chissà quale risalto anche se il fatto fa parlare di sé per la goliardia che si porta dietro. È frutto di un percorso video che il The Elitè sta portando avanti da diverso tempo e che ha visto protagonisti atleti WWE come Kevin Owens, Sami Zayn e AJ Styles. Male non farebbe. Ma ci sono due errori: il primo è l’azzardo di aver riversato addosso alla federazione di Stamford una azione che solo loro potevano aver avuto modo di architettare e che doveva rimanere un must della storia del wrestling; il secondo è che ricorda una invasione verso una federazione che nella memoria deve essere morta e sepolta, sostituita col proprio marchio, vedasi la decisione di riproporre col tempo alcuni capisaldi della celebre rivale, il cui nome verrà coperto in toto per le nuove generazioni.

Jacobs fa solo una foto e torna dentro. La pubblica e tutto scivola via tranquillamente. La foto viene vista, rimbalza da un punto all’altro dell’etere e alimenta giocosamente un ingresso di Jimmy nell’Elitè. Si tratta di uno scherzo, suvvia, ma Vince McMahon se la prende tantissimo e passa addirittura alle azioni legali: il too sweet è un marchio nostro, non dovete riprodurlo. Nostro? Sì, è della WWE anche se è nato altrove, in quella federazione di Atlanta impronunciabile che tanti soldi e tanto sudore gli ha fatto volare via. Nella vita è facile prendersela coi più deboli e così Jimmy Jacobs, che è un semplice writer/road agente, viene licenziato. Quanti se ne trovano per quel ruolo? Tanti, tantissimi. Non importa se bravi o scarsi, si trovano. Jacobs viene bollato come poco professionale, ha fatto una foto coi nemici, con quelli che gli mettono i bastoni tra le ruote, con coloro i quali hanno avuto l’ardire o di rifiutare un lauto contratto o di diventare grande altrove. SACRILEGIO! Come osano codesti signori? Via Jacobs, segui pure i tuoi amici, la tua carriera finisce qui. E mentre gli amici “piangono” e rprovano a far rinsavire il capo, i fan esultano poiché prima o poi l’ex campione di coppia della ROH potrà tornare a calcare i ring di mezzo mondo, divertendo e divertendosi esattamente come in passato. Se alla WWE non mancherà la sua figura, a lui non mancherà certo la WWE: un puntino in una carriera comunque fantastica.

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature, col tempo ha voluto perdere la definizione di "Marco Travaglio del wrestling web".