La puntata di iMPACT andata in onda giovedì 30 aprile è l’ennesima dimostrazione di come la federazione abbia scelto di riazzerare alcuni concetti propri e di farne nuovi altri.
La qualità del prodotto sta tornando pian piano a farsi valere e questo è evidente dal post-Rebellion in poi.

Nel corso delle settimane abbiamo visto importanti colpi di scena e un interessante prosecuzione delle storie, fino alla qualità del lottato esposta con alcuni match titolati e altri un po’ più speciali e, indovinate un po… nessuna WWE c’è di mezzo.

Si, perché tolta la presenza – neanche costante – di Arianna Grace, tutti i nomi attualmente coinvolti sono solo quelli che fanno parte ufficiale del roster TNA, l’ennesima conferma di come le cose buone riesci a fartele in casa tua senza il supporto di nessuno.

In molti mi chiedono ancora oggi: “Aldo, ma come fai a seguire la TNA, non ci trovo nulla di interessante al suo interno?”.
Ammetto che per una persona normale vogliosa di scoprire il prodotto partendo da zero, avrà bisogno di tempo per riuscire a comprendere determinate dinamiche. Certo è che le ultime puntate stanno risultando utili per lasciare – o almeno tentare di lasciare – un certo impatto anche per chiunque scoprisse ora il prodotto.

Prendiamo per esempio la scorsa settimana dove va in scena il TNA World Title match tra Mike Santana e Rich Swann.
Come si può non apprezzare tale contesa e non sentirsi spinti nel continuare a seguire, o almeno dare un occasione, al prodotto?
Difficile, davvero difficile, specie se altrove – tolta ovviamente la WWE – non vi è chissà quale campione capace di fare meglio… si Darby Allin, mi riferisco a te.

Il wrestling è un mondo vario e proprio la sua varietà ci rende dei fan completi perché capaci di analizzare la disciplina sotto molteplici punti di vista e con tante soluzioni a portata di mano.
E’ vero, nell’ultimo anno la TNA ha avuto alcuni punti alti e tanti altri punti di media portata, senza mai avere chissà quali acuti e quindi senza mai fare davvero rumore se non appunto in rare eccezioni.
Le scelte possono essere state discutibili, io mi sono messo in prima fila di fronte ad un regno orrendo di Joe Hendry o alle continue scelleratezze fatte con la Knockouts Division; non posso però negare altri punti positivi come il percorso di Joe Hendry, la rinascita del System, il push di Leon Slater… temi da cui partire – o ripartire – ci sono e, per chi magari è più affezionato al prodotto perché lo segue da anni e anni, si sarà a dir poco goduto il ritorno di “The Bunny”.

Il materiale c’è, per nuovi e “vecchi” fan, basta dargli tempo, basta dargli un occasione.

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