Quello appena concluso è stata a tutti gli effetti un tour de force da lasciare il segno. Questa “sette giorni” da favola è iniziata con uno degli eventi più importanti della Triple A, ossia la Noche de los grandes. Una federazione che lentamente sta risalendo la china, e che, forse per la prima volta nella sua storia, si sta imponendo come fenomeno globale grazie all’egida della TKO, proprietaria sia della WWE che della Triple A. Va precisato che le storie proposte nella Compagnia messicana riescono ad attrarre pubblico, grazie anche ad un team creativo di tutto rispetto (Oltre ai soliti Triple H e compagnia cantante, figura anche Mark Callaway). E la storyline che più di tutte è riuscita, da sola, a vendere il biglietto di questo evento è stata senza ombra di dubbio quella relativa agli El Grande Americano.
Il loro match, sponsorizzato da settimane e in una tale quantità da far invidia ai migliori Main Event di Wrestlemania, è stata una delle principali attrazioni del weekend scorso in casa WWE. Il merito di questi due atleti è stato l’aver soddisfatto le altissime aspettative, regalandoci una chicca da manuale, uno scontro denso di pathos e sangue che ha tenuto tutti, soprattutto nei momenti conclusivi, col fiato sospeso. La vittoria è andata a chi se lo meritava di più e Chad Gable, che anche senza la maschera è un personaggio valido, ci ha lasciato con la promessa che ritornerà presto o tardi in Messico. Ora tutte le aspettative sono concentrate sull’unico Grande Americano (che qualcuno dice sia Ludwig Kaiser), il quale gode di una enorme popolarità e che se riesce a ricambiare il calore del pubblico con passionalità e fervore, cosa difficile per un tedesco di origine, può accrescere l’aura da eroe patriottico che gli stanno cucendo indosso. Notizia dell’ultima ora è che persino Dave Meltzer, alquanto spigoloso nei giudizi sulla WWE, abbia assegnato ben “5.75” al loro match, che nella sua scala di valori personale risulta poco più del massimo, e che si colloca al primo posto come valutazione di un incontro WWE nella storia.
Questa settimana, chiusa sabato sera con un live Event a Roma, ha dimostrato quanto la WWE, e i suoi lottatori, tenessero al mercato italiano che rappresenta per le loro tasche un ottima fonte di guadagno. L’Italia ha saputo ricambiare, riempiendo i palazzetti dove si tenevano gli show, e mostrando un calore quasi oceanico durante gli incontri. E dacché è il pubblico a fare il grosso, aggiungendo con le sue reazioni pathos alla contesa, questi show tenuti in Italia possono classificarsi, proprio per la partecipazione del pubblico, tra i migliori dell’anno. Un ottima base da cui partire e sulla quale poter costruire molto, e bene. Una chance tanto per loro, quanto per noi, di poter legare indissolubilmente il destino della WWE a quello dei fan italiani, oggi e in futuro, che potrà sicuramente aiutare questo favoloso sport ad occupare sempre più spazio nella nostra società, “americanizzante” ma non ancora americana. Questo successo potrebbe aiutare, in definitiva, quelle piccole realtà che alla WWE si ispirano, come le federazioni italiane di wrestling, che potrebbero (e forse già un pò lo fanno) vivere all’inizio di luce riflessa, per poi spiccare il volo in autonomia. Insomma, può solo fruttare questo rapporto, e non solo nell’immediato, potendo per la prima volta ospitare un PLE in Italia, ma soprattutto per il futuro che, d’oggi in poi, sembra tingersi sempre di più di verde, bianco e rosso.








